Quaranta suicidi all’anno ogni centomila abitanti, quarantatre al giorno in tutto il paese: è il tasso più alto tra i paesi dell’OCSE, terzo tasso assoluto dopo Groenlandia e Lituania. Prima nazione al mondo per numero di suicidi compiuti da donne, prima causa di morte tra i giovani tra i 10 e i 30 anni, quarta causa di morte fra l’intera popolazione. Con cifre di questa rilevanza era praticamente impensabile che un capitolo dei “Whispering Corridors” non cercasse di scrutare in qualche modo nell’ingombrante fardello che le istituzioni scolastiche di Seoul si portano appresso. Abbiamo già visto qualche giorno fa che uno dei motivi più rilevanti delle costanti ondate di suicidi può essere ricercato nella struttura fortemente competitiva del sistema scolastico e nelle forti pressioni sui ragazzi per avere dei buoni risultati, per cui non ci ripeteremo. Proveremo invece a capire cosa possa esserci dietro i cosiddetti “patti suicidi”, quei singolari quanto sconvolgenti casi di cronaca nei quali diversi individui, solitamente in giovane età, cercano la forza l’uno nell’altro per raggiungere il terribile scopo che si sono prefissi.
