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martedì 1 novembre 2011

The Doomed to Loneliness

The "DOOMed to Loneliness" è il primo full-lenght autoprodotto, datato 2009, di una band sconosciuta (stavo per dire "semi-sconosciuta" ma non saprei come giustificare il prefisso) proveniente da un altrettanto sconosciuta Repubblica russa chiamata Karačaj-Circassia, sita sul versante nord-occidentale della catena del Caucaso.
A proposito dei Sacratus, questo il nome della band, non si trovano grandi informazioni in rete, se non che si sarebbero formati nel 2002 sulle ceneri dei Dolos Al Reves, nome di un superfluo progetto che ha al suo attivo un solo demo (Blackness White) sul quale, tra l'altro ritroviamo, in un formato un po' più grezzo, alcuni brani presenti in questo "Doomed".
Il genere con cui la band si autodefinisce è Doom/Death Metal. Sinceramente di Doom qui se ne vede poco e di Death ancora meno. Ma tutto sommato trovare una definizione corretta per l'offerta dei Sacratus è un bel dilemma, per cui lascerei per buona la loro lettura.
Ho ascoltato questo disco diverse volte negli ultimi giorni. Ad un primo ascolto l'ho trovato insopportabile ma, dopo un po' sono riuscito a cogliere qualche aspetto positivo, il che mi ha portato a scrivere le mie impressioni su questo blog.

giovedì 13 ottobre 2011

Fall, obsidian night

Era forse inevitabile che dopo la mia piccola analisi di qualche giorno fa dell’album Bleak Silver Stream dei Lethian Dreams, fosse giunto il momento di parlare di quest’altra band, i Remembrance. Definire i Remembrance “un’altra band” fa un po’ sorridere, visto che ritroviamo sotto questo monicker nientemeno che il buon Mathieu Sachs e l’eclettica Carline Van Roos (quest’ultima, un po’ come il prezzemolo, la ritroviamo anche in un progetto solista chiamato Aythis).
La proposta dei Remembrance, inutile dirlo, è quella del Doom ma qui di Funeral Doom non c’è alcuna traccia. Troviamo invece delle forti influenze Gothic, il cui merito va alla voce eterea di Carline e ad una buona dose di varietà ritmica che rende il lavoro nel suo complesso una piccola perla nell’oceano underground di produzioni mediocri di cui, ahimè, è saturo il genere.

mercoledì 5 ottobre 2011

Bleak Silver Stream

Succede spesso così: basta una bella copertina per attirare la mia curiosità. Non è senza vergogna che mi ritengo una vittima del marketing. Spendo i miei soldi a istinto, mi faccio trascinare dalle emozioni e il più delle volte non ottengo quello che spero di ottenere. Basterebbe invece così poco: una piccola ricerca sul web, per esempio, perlomeno per capire se ciò che ha attirato la mia attenzione merita effettivamente i miei sforzi.
Il più delle volte mi va male, come dicevo, ma non è stato certo questo il caso di "Bleak Silver Stream", primo (e tuttora unico) album di un gruppo francese che si fa chiamare "Lethian Dreams".
Il genere musicale che i Lethian Dreams rappresentano è comunque evidente dalla copertina stessa: stiamo parlando di Doom, anzi in questo caso di Ethereal/Atmospheric Doom. A quei pochi che non hanno la minima idea di quello di cui sto parlando l'invito è a cercare altrove in rete, tipo su wikipedia, o ad ascoltare su YouTube qualcosa dei maestri del genere, tipo My Dying Bride, Solitude Aeternus o Candelmass
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