Mentre quest'ultimo maledetto inverno volge ormai alla sua conclusione, giunge il momento di un nuovo episodio di Traditi dalla fretta, rubrica vagamente bimestrale con la quale mi propongo di segnalare ciò che, nonostante i mille impegni quotidiani, è riuscito in qualche modo ad attirare la mia attenzione.
L'ultima volta che ci siamo incontrati in questo simpatico salottino delle novità, tuttavia, fu però ben altro ciò di cui avevo voglia di parlare. Ero nel bel mezzo, lo ricorderete, di uno periodi più devastanti della mia vita, e sebbene fossi felice di aver ritrovato la voglia di scrivere dopo il lutto che mi aveva colpito, ancora non sapevo che, nemmeno ventiquattro ore dopo quel post, sarei ripiombato in un nuovo incubo.
Altre settimane nel frattempo sono passate e, incrociando le dita, tutto ormai mi pare possa dirsi risolto al meglio. Certo, c'è sempre un virus cinese di cui dovrei preoccuparmi, ma non è il caso di fasciarmi la testa prima che si rompa. E non è nemmeno detto che debba rompersi, se si fanno le cose per bene, evitando di accalcarsi in stazioni ferroviarie, stadi di calcio e piste da sci. Per quanto mi riguarda non sto nemmeno uscendo di casa (come immagino stiano facendo molti di voi), avendo attivato da un paio di settimane la modalità "Smart Working". Ho solo il problema dell'approvvigionamento di sigarette e altri generi di prima necessità, ma tutto sommato credo di potercela fare. In fondo è come se ci fosse una apocalisse zombi, ma senza gli zombi.
L'ultima volta che ci siamo incontrati in questo simpatico salottino delle novità, tuttavia, fu però ben altro ciò di cui avevo voglia di parlare. Ero nel bel mezzo, lo ricorderete, di uno periodi più devastanti della mia vita, e sebbene fossi felice di aver ritrovato la voglia di scrivere dopo il lutto che mi aveva colpito, ancora non sapevo che, nemmeno ventiquattro ore dopo quel post, sarei ripiombato in un nuovo incubo.
Altre settimane nel frattempo sono passate e, incrociando le dita, tutto ormai mi pare possa dirsi risolto al meglio. Certo, c'è sempre un virus cinese di cui dovrei preoccuparmi, ma non è il caso di fasciarmi la testa prima che si rompa. E non è nemmeno detto che debba rompersi, se si fanno le cose per bene, evitando di accalcarsi in stazioni ferroviarie, stadi di calcio e piste da sci. Per quanto mi riguarda non sto nemmeno uscendo di casa (come immagino stiano facendo molti di voi), avendo attivato da un paio di settimane la modalità "Smart Working". Ho solo il problema dell'approvvigionamento di sigarette e altri generi di prima necessità, ma tutto sommato credo di potercela fare. In fondo è come se ci fosse una apocalisse zombi, ma senza gli zombi.