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mercoledì 8 luglio 2015

Volevo solo essere adorata

Sono trascorsi ormai tre anni dalla lettura di quel minuscolo libro che la mia amica e collega blogger Marcella mi donò. Ricordo che da qualche parte arrivai allora a definirlo la cosa migliore che avessi letto quell'anno e, probabilmente, è stato davvero così. Lessi "Volevo solo essere adorata" nel giro di un paio d'ore, praticamente tutto d'un fiato, completamente rapito da quelle parole che si insinuavano dentro di me come se avessero trovato il loro posto nel mondo.
Quando mi risvegliai dall'incanto ricordo che accesi il computer e scrissi quasi di getto alcuni di quei pensieri che mi ronzavano nella mente, per paura che potessero svanire. Quei pensieri scritti si trasformarono poi in un post, una specie di recensione che volli intitolare "Carta velina intinta nella porpora", prendendo a prestito una frase (più che una frase, quasi un'immagine) che avevo letto nel libro. In coda a quel post Marcella rispose anche ad alcune domande che il sottoscritto, curioso all'inverosimile, le aveva posto.
Capì che le sensazioni che "Volevo essere adorata" mi aveva trasmesso non erano affatto campate in aria, capì che c'era una specie di, come dire, sintonia tra scrittore e lettore. Capì infine che le mia interpretazione del testo (un testo molto personale, come capirete se avrete la bontà di leggerlo) era perfettamente azzeccata, al punto che quando ne sottoposi l'anteprima a Marcella lei mi rispose via mail: "Ma mi conosci?". Ovviamente non la conoscevo, ma ero contento di essere riuscito in qualche modo a... scardinare una porta segreta.

martedì 25 dicembre 2012

Tarli Natalizi (senza cornici)

E’ Nato! E’ nato! Proprio pochi secondi fa, a mezzanotte in punto di oggi 25 dicembre, Gesù Bambino è venuto alla luce dal ventre di Maria. A quest’ora i suoi primi inconfondibili vagiti staranno già rompendo il silenzio di quell’ormai leggendaria grotta in Betlemme, nella Giudea. Di questo bambino si farà un gran parlare nei duemila (e più) anni successivi. Si parlerà del suo ministero, dei suoi miracoli e delle sue battaglie. Si parlerà della sua vita e della sua morte. Si parlerà ampiamente anche di tutti i personaggi che incroceranno il suo cammino, amici e nemici, a partire dalla Vergine che lo concepì, fino ad arrivare a Pilato che ne sentenziò la morte. In mezzo a loro una quantità impressionante di personaggi, più o meno importanti, che non starò qui a citare, visto che non è di questo che volevo parlare oggi. Per una volta lasciate che in questo Natale si possa spezzare una lancia per una figura che è stata troppe volte, ingiustamente, dimenticata dai vangeli canonici: quella di Giuseppe, il falegname, sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Un personaggio di cui ci ricordiamo solo a Natale, quando sistemiamo la sua statuina in un angolo di seconda fila dei nostri presepi, rilevante nella scena né più né meno di un bue o di un asinello. Giuseppe: lontano anni luce dall’immensità della gloria che sarà concessa all’altro genitore. Giuseppe: sovrastato dalla potenza simbolica della Vergine Maria. Giuseppe: dimenticato in quella grotta, come una statuina non più necessaria, quando tutti se ne saranno andati. Dimenticato nello stesso modo in cui un orribile incubo viene scacciato dalla nostra mente al sorgere del sole.

sabato 1 settembre 2012

Carta velina intinta nella porpora


Come un papavero tra le pagine di un libro, il piccolo libro di Marcella Andreini ha la stessa essenza della carta velina intinta nella porpora. Delicata ma allo stesso tempo sanguigna. Apparentemente fragile e innocua, ma sgocciolante di spunti e riflessioni che solo una profonda passione per la vita può trasmettere. Sono affascinato da quante righe mi sono scoperto a leggere e rileggere più volte, per cercare di capire, per fare miei i pensieri di un’altra persona. Sono inciampato per caso nel blog dell’Autrice e da allora non me ne sono più allontanato. Tanti pensieri, apparentemente slegati l’uno dall’altro, ma accomunati da un unico comun denominatore: la curiosità.
Ho ricevuto “Volevo solo essere adorata” in omaggio. Graditissimo omaggio, posso confermare oggi a posteriori, dopo averlo letto. Urge quindi scrivere un post prima che ne svaniscano i sapori. Da che parte cominciare? Direi dalla trama che, così come la leggo sulla quarta di copertina, è davvero semplice: due studentesse che abitano nella stessa strada si conoscono perché le loro finestre sono l’una di fronte all’altra. In breve tempo nasce un’amicizia profonda, ed è soprattutto Emilia ad arricchire il rapporto, grazie ad un’intelligenza vivace, a una geniale vena artistica, a uno spirito ricco ma incapace di adeguarsi a una vita mediocre. Una quarta di copertina che non rivela quindi nulla del contenuto del libro. Ma non potrebbe essere altrimenti, dico io. Questo non è un libro che si può riassumere in due parole, non è nemmeno un libro che possiede una trama nel senso comune del termine. Accadono, questo è vero, delle cose che messe in fila una dietro l’altra si potrebbero superficialmente definire con il termine “trama”, ma non è questo il punto. Il punto è che “Volevo solo essere adorata” è un libro nel libro: la trama è un espediente per mettere nero su bianco i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri dolori, le proprie perdite, la propria solitudine.
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