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martedì 5 agosto 2025

Profondo rosso

Devo per forza essere impazzito. Non si potrebbe spiegare altrimenti questa mia temeraria iniziativa di voler scrivere a tutti i costi un pezzo su uno dei film più dibattuti del cinema italiano di genere, specialmente in un periodo, quello del cinquantesimo anniversario dalla sua uscita nelle sale, in cui tutti hanno già ampiamente detto la propria. 
Eppure, se non questa volta, prima o poi era inevitabile che sarebbe accaduto. In fondo ho sempre considerato “Profondo Rosso” uno dei più grandi capolavori del cinema nostrano, anche se, e questo devo ammetterlo, con il passare degli anni mi sono dovuto più volte ricredere su certe valutazioni che in prima battuta mi avevano fatto gridare al miracolo. “Profondo Rosso” è un bel film d’impatto, ma certamente non è un capolavoro. E forse non è nemmeno il migliore tra quelli girati dal regista romano. Resta indubbio che si tratti del titolo che, nell’altalenante produzione argentiana, più di ogni altro ha influenzato il mio immaginario, e credo che ciò sia abbastanza evidente per coloro (pochi) che hanno avuto l’ardire di seguire pedissequamente questi quasi quindici anni di blog.

venerdì 22 luglio 2011

La villa del bambino urlante

Mi capita talvolta di passare da Torino. A volte per lavoro, altre volte semplicemente per il semplice gusto di passare qualche ora tra le vie del centro. Torino è una città affascinante, specie nelle serate d’inverno, con la nebbia, con i tram che sferragliano sulle strade, con la gente frettolosa che sparisce negli androni di via Vanchiglia, che si ferma a prendere un caffè sotto i portici di piazza San Carlo, che si accoda annoiata ai semafori di Corso Belgio o di Corso Regina Margherita, gente che affitta camere nei piccoli alberghetti attorno alla stazione di Porta Nuova o solitari spettatori dei cinema d’essai di periferia. Tutte cose apparentemente normali ma che a Torino contribuiscono a rendere l’atmosfera un po’ sinistra, dandomi quel senso di leggera oppressione e di indefinito disagio che tutto sommato appare piacevole. Per che vivo da tutt’altra parte Torino è come una calamita. Difficile non rimanerne attratti.
Torino d’altra parte è universalmente nota come la città dei misteri, la città delle streghe, la porta d’accesso a mondi sconosciuti. Non sto parlando solo della famosa leggenda che indicherebbe l’accesso agli inferi essere in corrispondenza del monumento sito al centro di Piazza Statuto. Si tratta di altro. Tutto un insieme di piccoli segnali, di strane forme, di bizzarre figure che si possono incrociare ad ogni angolo. Impossibile spiegare. Forse è solo una cosa mia… mah.

mercoledì 27 aprile 2011

Le tre madri

La storia delle Tre Madri comincia all'alba dell'XI secolo, quando tre sorelle crearono la pericolosa arte della stregoneria sulle coste del Mar Nero. Negli anni che seguirono, queste perfide donne vagarono per il mondo accumulando grandi ricchezze e poteri, e seminando morte al loro passaggio.
Nel tardo XIX secolo le donne commissionarono all'architetto italiano Emilio Varelli, che all'epoca viveva a Londra, di progettare e costruire per loro tre dimore, poste in tre luoghi diversi del mondo: Friburgo, Roma e New York. È da queste dimore che le Tre Madri dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Un amico di Varelli, dopo aver trovato alcuni frammenti del suo diario, scritti in latino, ne fa un libro intitolato "Le Tre Madri": il libro inizia con la precisazione che quanto narrato è tutto reale, e in particolare che l'architetto scoprì troppo tardi la natura malvagia delle tre donne. Le case che egli ha progettato divennero dunque così corrotte che la terra dove erano costruite divenne mortifera e pestilenziale: uno sgradevole e agrodolce odore di malvagità pervade le aree circostanti ciascuna casa.
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