Il re ne comanda, o domanda, una è un verso della famosa filastrocca per bambini “Oh quante belle figlie, Madama Dorè”. Di certo tutti la conoscete, anche se ormai è in disuso, come molte delle nostre tradizioni che si rifanno a un passato lontano e spesso indecifrabile. Questa filastrocca si recitava facendo il girotondo: erano esclusi una bambina che restava al centro (e che impersonava appunto Madama Dorè) e un bambino al di fuori (nella parte dello scudiero del re); i due, cantando, si scambiavano domande e risposte, e quest’ultimo sceglieva le bambine da togliere dal cerchio. Il gioco finiva quando concordato, oppure quando alla fine il cerchio si scioglieva perché non restavano più bambine. La bambina chiamata fuori dal girotondo simboleggia la fanciulla che esce dalla comunità per sposarsi, e la filastrocca ci rammenta di un tempo in cui il matrimonio era un patto sociale: nelle sue forme più arcaiche la sposa si acquistava, o si cedeva in cambio di una dote, per non parlare del matrimonio per ratto simulato dallo sposo, a significare che la partenza della sposa era una vera e propria perdita (affettiva e materiale) non solo per la sua famiglia di origine, ma per tutta la comunità. In seguito, con lo svilimento della figura femminile, fu la donna a dover fornire una dote, al tempo in cui ormai era vista come un peso, una “bocca da sfamare”, e poco più.
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sabato 13 marzo 2021
martedì 3 ottobre 2017
Gli esploratori dell'infinito
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Protofantascienza,
Yambo
Solitamente cerco di dare spazio alle piccole segnalazioni solo entro quel ristretto spazio, più o meno appositamente creato, che appare su questo blog su base bimestrale. Sto parlando di "Traditi dalla fretta", se non si fosse capito: quella specie di rubrica che da qualche mese, piuttosto puntualmente, fa capolino da queste parti.
Oggi invece è il caso di infrangere quella piccola regola non scritta per dare un po' di voce a un'iniziativa piuttosto curiosa che, a mio parere, merita la giusta attenzione.
Come al solito, dietro un'introduzione del genere c'è lo zampino di Cliquot, piccola casa editrice dai natali digitali specializzata nel recupero di romanzi, raccolte di racconti e saggi inediti in Italia o da lungo tempo fuori catalogo.
Inutile dire che per il sottoscritto ogni nuova uscita è un'incitazione all'acquisto compulsivo e che solo un incrollabile autocontrollo mi trattiene dallo "sperperare" una montagna di denaro. Il particolare, non trascurabile, che queste opere sono invece accessibili a prezzi piuttosto contenuti non sostiene, ahimè, alcuna mia scusa basata sul risparmio.
Ma lasciamo per un attimo da parte queste piccole divagazioni economicistiche e veniamo piuttosto al punto.
lunedì 22 febbraio 2016
Pagine dimenticate
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Cliquot,
Letteratura
| Grafica di copertina: Riccardo Fabiani |
Dattiloscritti ritrovati in umide cantine, storie ripescate in polverose riviste, autori con una biografia da ricostruire, opere mai tradotte riportate alla luce. Tutto quanto digitalizzato. Fondata nel 2014, Cliquot è una casa editrice che punta al recupero, cioè alla proposta o riproposta nell’era digitale di opere realizzate nel passato e rimaste intrappolate troppo a lungo nella limitatezza del supporto cartaceo. Digitalizzare un’opera del passato significa infrangere il muro temporale che separa la creazione del prodotto artistico dalla sua fruizione. La storia della letteratura non è fatta solo dei grandi classici che conosciamo. È fatta anche di grandi classici mancati, di creazioni trascurate per la difficile reperibilità, per la disattenzione degli editori maggiori o per una sensibilità culturale che prima mancava e di cui ora disponiamo. Creazioni rimaste dunque cristallizzate in un tempo lontano che non è più quello a cui appartengono, da cui Cliquot vuole liberarle.
Le parole con le quali abbiamo iniziato l’articolo di oggi provengono direttamente dal sito della neonata casa editrice digitale Cliquot, una realtà tutta italiana alla quale abbiamo accennato, seppure vagamente, diversi mesi fa in occasione della nostra lunga recensione de Il ritratto del morto, una curiosa raccolta di racconti weird opera di un nostro conterraneo ad oggi praticamente sconosciuto.
Nelle pagine di quell’incredibile volumetto, come già ebbi a dire, si celava la penna di un autore che nulla aveva da invidiare ai grandi maestri del fantastico: quel Daniele Oberto Marrama, giornalista e scrittore, che aveva pubblicato già agli inizi del Novecento con l’entusiasmo riconosciutogli dalla più grande pioniera del nostro giornalismo, quella Matilde Serao che per oltre mezzo secolo fu alla guida di alcuni fra i più importanti quotidiani italiani, coadiuvata da firme prestigiose come Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio.
Ma non è Marrama e il suo lavoro l’argomento sul quale intendo tornare oggi, quanto sull’opera di recupero di quella letteratura dimenticata che sembra sia la missione principale della piccola casa editrice Cliquot di Roma. Al fine di comprenderne meglio i meccanismi abbiamo oggi un ospite d’eccezione su questo blog: Federico Cenci, fondatore di Cliquot ed ex-blogger.
Ho detto bene, Federico?
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