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lunedì 7 ottobre 2024

La Grande Abbuffata: scorpacciate da paura (Pt.3: altri cannibali)

In Italia il cannibalico ha segnato l’esigenza di rappresentare la morte in modo più evidente e realistico di pari passo a quanto avveniva nel paese ed echeggiava sui quotidiani e in tv, tramutandosi nella valvola di sfogo dalla realtà degli anni di piombo. 
In precedenza, il cinema ci aveva regalato, con il gotico, storie in cui la vita e la morte si intrecciavano, passioni e sofferenze sopravvivevano alla morte e qualche volta gli amanti restavano uniti anche nell’oltretomba, ma più spesso uomini ammaliati da seducenti e sensuali figure femminili, veicolo di orrori indicibili, finivano per preferirgli il più rassicurante richiamo del focolare domestico. Queste tendenze saranno sconfessate già dalla metà degli anni ‘60 dal giallo all’italiana e dallo spaghetti western, ma soprattutto dai nuovi filoni come il mondo-movie, cioè il documentario etnografico, e il cannibalico. 
Quello dei mondo-movie è un cinema manicheo che contrappone lo scontro ideologico fra civiltà e barbarie, cioè fra noi e “loro”, dimenticando, per citare Cioran, che “il «civilizzato» è un uomo finito quando si lascia affascinare dal barbaro”. Si delinea anche ben presto come cinema manipolatorio, che mescola il vero e il falso: animato dalla curiosità verso tutto ciò che è strano ed esotico, finisce per ricercare ciò che di peggio c’è al mondo, in particolar modo nel cosiddetto terzo mondo, e per ricorrere alla spettacolarizzazione del sesso e della morte (una tendenza che contagerà anche la televisione). 

venerdì 17 dicembre 2021

Antiviral

In the tradition of Italian cured meats, we dry, age, and spice our product into fine charcuterie.” (Seguendo la tradizione salumiera italiana, essicchiamo, stagioniamo e speziamo il nostro prodotto fino a trasformarlo in un salume pregiato.) 
Come si evince dalla citazione qui sopra, proveniente dal sito ufficiale dell’azienda americana BITE LABS, la gastronomia italiana ha il dubbio privilegio di essere servita da modello per la produzione di un tipo del tutto particolare di insaccato.
Infatti, il motto dell’azienda è "Eat celebrity meat". Avete capito bene: gli ingredienti principali di questi “salami di lusso” sono tessuti muscolari provenienti dalle celebrità preferite, mioblasti cellulari ottenuti tramite biopsia, coltivati in laboratorio, macinati e mescolati a carne animale, spezie, grassi e oli, e infine insaccati in un budello per la stagionatura di rito. Facciamo che vi risparmio ulteriori dettagli, va bene? Se vi interessa, potete sempre saziare (ehm...) la vostra curiosità approfondendo il processo di produzione di questa carne in vitro nell’apposita sezione del sito. 
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