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venerdì 3 agosto 2018

Banditi a Milano

La nuova vita di Obsploitation inizia oggi e, come annunciato qualche giorno fa, proveremo a fare un piccolo ripasso di quanto era apparso sul blog omonimo che chiuse i suoi battenti un migliaio di giorni fa. Senza pretendere di realizzare un "best of" che, senza ombra di dubbio, risulterebbe piuttosto discutibile, proverò a riproporre alcune cosette che, a memoria, non riuscirono troppo male. L'articolo di oggi fu uno dei primissimi ad uscire su Obsploitation: era esattamente il 16 febbraio 2014 e, dannazione, mi sembra quasi passato un secolo.
I primi giorni di vita di Obsploitation furono piuttosto frenetici: il materiale che avevo preparato prima ancora di iniziare era parecchio ma, non per questo mi feci prendere dalla frenesia della pubblicazione a ritmi serrati (avendo già una discreta esperienza, prevedevo già da allora che sarebbero arrivati periodi di magra). Avevo già scritto parecchia roba, come stavo dicendo poc'anzi, e immagino sia un po' come quando sai che arriverà la cicogna e inizi con largo anticipo a infognarti la casa di fuffa ingombrante che poi, nel giro di qualche anno, non saprai come fare per liberartene. L'articolo che proverò a riproporre oggi, tra i tanti, era stato uno di quelli a mio parere più interessanti. Innanzitutto perché l'argomento trattato affondava le sue radici in documentati fatti di cronaca italiana che, come sapete, sono un'inesauribile fonte di spunti per un blogger come il sottoscritto; in secondo luogo "Banditi a Milano" (1968), il film che quei fatti Carlo Lizzani provò a mettere in scena, divenne il capostipite di un genere (il poliziottesco) che da lì a qualche anno sarebbe diventato di culto. E non solo per me.
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