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lunedì 9 settembre 2024

La Grande Abbuffata: oltre l'umano (Pt.1: mangiare insetti)

Il cinema ha già da tempo tentato di avvertirci di quale sarà il cibo del futuro: gli insetti. O meglio, lo ha fatto il fumetto, dato che il film che ci apprestiamo ad analizzare è tratto da una graphic novel francese, ma non sottilizziamo. “Snowpiercer” (2013) del regista coreano BongJoon-ho ha un antefatto di bizzarra attualità: un'era glaciale artificiale scatenata per combattere il surriscaldamento globale ha invece distrutto la civiltà e i pochi sopravvissuti vivono da anni su un treno chiamato Snowpiercer, una sorta di nastro di Moebious in moto perpetuo sul globo terrestre. 
In una straordinaria allegoria della società moderna, dove la prima classe è destinata a chi può permettersi il biglietto più caro e i pendolari stanno sul fondo, la popolazione è distribuita nel treno in base alla classe sociale: i poveri sul fondo, ammassati come animali, e i ricchi nella parte anteriore, con una milizia armata deputata al controllo orwelliano, affinché nessuno possa sconfinare nella parte che non gli compete. Va da sé che per i primi lo Snowpiercer è un girone infernale, per i secondi una seconda arca di Noè che permette il sopravvivere dell'umanità.

lunedì 24 giugno 2024

La Grande Abbuffata: il lato oscuro della ristorazione (Pt.3)

"Fast Food nation”, ispirato all'omonimo romanzo di Eric Schlosser, racconta le vicende di una catena di fast food immaginaria, la Mickey's (ogni riferimento a McDonald's è comunque piuttosto evidente): a seguito di alcune inchieste secondo le quali la carne non è igienicamente a norma, il direttore marketing californiano si reca ad indagare presso lo stabilimento di macellazione. L’uomo verifica che le norme igieniche per fortuna vengono rispettate, ma anche che alla produzione di hamburger vengono riservate le parti di scarto degli animali. Si rende anche conto che gran parte dei lavoratori sono immigrati illegali dal Messico, che lavorano in condizioni precarie, soggetti a rischi fisici e abusi. Suppongo che avvenga lo stesso, trasversalmente, un po’ in tutti i settori. 
È noto che le industrie alimentari del fast food utilizzano carne proveniente da allevamenti intensivi, vale a dire di animali che vivono in condizioni di stress e che, per evitare che si ammalino, vengono imbottiti di antibiotici, antinfiammatori e cortisonici, e costretti a una dieta, per loro innaturale, a base di cereali. I polli vengono cresciuti a dismisura grazie agli ormoni anabolizzanti. Inoltre, gli hamburger (come le crocchette di pollo, polpette, wurstel, cordon bleu e cotolette) vengono prodotti con carne separata meccanicamente e ricavata da scarti industriali che includono anche ossa e cartilagini, il tutto tritato assieme per renderlo lavorabile nella forma preferita.

lunedì 27 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sul mangiare (di) merda, una critica sociale

Niente come il cibo si presta a essere utilizzato come arma di feroce critica sociale. In questo senso, l’apice del non rappresentabile lo si raggiunse negli anni ‘70. Per il Marco Ferreri di “La Grande Abbuffata” (1973) il cibo è la materializzazione del vuoto e della noia che pervadono la società borghese. I quattro uomini di successo che decidono di rinchiudersi in una villa per ingozzarsi fino alla morte non fanno altro che reiterare la stessa artificiale, amorale ingordigia che affligge l’umanità in ogni ambito della vita. Tra deiezioni, flatulenze, fluidi di vario genere, la vita continua a incedere come una sequenza infinita di funzioni corporali; mangiare fino alla morte non è semplice, con il corpo che cerca, nonostante tutto, di sopravvivere all’ordalia. Accanto a loro una donna che si rivelerà essere un misericordioso angelo della morte, non scheletrica come la Morte, ma abbondante e materna (un generoso e forse ormai inattuale apologo del femminile). Non c’è alcuna catarsi al sopraggiungere della morte, che rappresenta la morte della borghesia intera. Non c’è catarsi neppure per i cani, l’immagine di un mondo affamato per cui l’abbondanza resta qualcosa di irraggiungibile, infatti il cibo, leitmotiv del film, continua ad arrivare anche dopo la morte dei quattro, ma rimane ad accumularsi in giardino.
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