Visualizzazione post con etichetta Polonia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Polonia. Mostra tutti i post

mercoledì 18 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.6)

L'amante di Szamota (così come il successivo A casa di Sara) riprende e amplia il tema dell’ossessione sessuale virando, come al solito, nel metafisico.
Quando Jadwiga Kalergis fa rientro in città dopo un anno di assenza, Jerzy Szamota riceve un invito a casa sua e ha finalmente l'occasione di conoscerla. Forse il giovane dovrebbe chiedersi come mai la bellissima Jadwiga abbia scelto proprio lui tra la sua sterminata e silenziosa schiera di ammiratori, ma il suo desiderio e la sua felicità sono così intensi che non lasciano spazio a ragionamenti: tra i due nasce subito una focosa relazione. La donna è appassionata, quasi selvaggia nella sua passione. Eppure, col tempo, Szamota diviene inquieto e dubbioso. Perché le stranezze di Jadwiga sono molte. La donna gli si concede una volta alla settimana, sempre nello stesso giorno: nella camera da letto della donna, sempre in penombra o avvolta nel buio più totale, lei si presenta con il capo coperto da un velo e non pronuncia mai una sola parola. Szamota, che non è un vanitoso e non ha nessun interesse a vantarsi della sua conquista, comincia però a domandarsi perché nessuno in città sembri essere a conoscenza del ritorno della donna. Perché Jadwiga, che una volta tanto amava la vita mondana, ora trascorre tutto il suo tempo in casa? E perché sul suo corpo ci sono voglie e altri segni che somigliano stranamente a quelli presenti, nella stessa posizione, sul corpo dello stesso Szamota? Sotto le carezze di Szamota il corpo di Jadwiga sembra addirittura perdere consistenza, e se lui, quasi un anno dopo l'inizio della relazione, non è ancora arrivato a svelare la vera natura della sua amante, il lettore a questo punto della storia avrà intuito da un pezzo come stanno le cose. Fantasma, demone o materializzazione dell'ossessione amorosa di Szamota, è evidente che Jadwiga è tutto fuorché una donna comune.

lunedì 16 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.5)

Vi è mai capitato di recarvi, in sogno, in un luogo talmente oscuro e misterioso da ritrovarvi, al risveglio, in preda all’angoscia e pieni di domande? Vi è mai capitato di vivere un’avventura allo stesso tempo insolita e verosimile, tanto da domandarvi poi se si è trattato di un sogno o di realtà? Un uomo sparisce dalla sua casa alle cinque di un pomeriggio qualunque per ritrovarsi catapultato in uno strano villaggio, tetro e desolato. Lì rimane alcune ore, ma alle cinque e dieci esatte, con sua enorme sorpresa, si risveglia nella sua poltrona. Tutto sembrerebbe indicare che abbia sognato, ma lui porta su di sé la prova che il suo è stato un viaggio fisico, reale, anche se al di fuori del piano della vita quotidiana – i segni di un morso sulla guancia… “Il villaggio nero”, Il racconto-simbolo che ha dato il nome alla raccolta, somiglia a una versione horror della storia di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Accanto al tema del viaggio (per una volta non in treno), troviamo quello dell’ambiente inospitale e pervaso di un’aurea maligna e della figura femminile demoniaca, il tutto ammantato di un’atmosfera esotica che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina sebbene la trama, da un certo punto in avanti, diventi tutto sommato prevedibile. Dopo la stanza grigia ecco ora il villaggio nero, ove il nero (senza troppe sorprese) è il colore della morte. Nel villaggio nero tutto è ammantato di nebbia, una nebbia di polvere, carbone e grumi di catrame: un luogo dove la vita sembra impossibile. L’atmosfera si fa da subito onirica, o piuttosto da incubo, tra le strette vie dove l’aria è soffocante, le case dall’aspetto funebre, grigie e dai tetti neri, e il lago che, con il suo alveo di pietra, l’acqua dal fetore mefitico e i grossi, sgradevoli uccelli appollaiati nei pressi, non fa che accentuare il senso di desolazione e di abbandono.

sabato 14 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.4)

La caratteristica del tempo è di scorrere; il tempo già trascorso è il passato, e chiamiamo presente l’istante in cui scorre. Ma qui non si può trattare di un istante matematico. [...] La materia, in quanto estesa nello spazio, deve essere definita, a nostro avviso, un presente che ricomincia incessantemente, e, inversamente, il nostro presente è la materialità stessa della nostra esistenza, cioè un insieme di sensazioni e di movimenti, e nient’altro che questo. E questo insieme è determinato, unico per ciascun momento della durata, proprio perché sensazioni e movimenti occupano i luoghi dello spazio e perché, nello stesso luogo, non ci possono essere più cose contemporaneamente. (Henry Bergson, “Materia e memoria: saggio sulla relazione tra il corpo e lo spirito”).
Protagonista di Saturnin Sektor è il tempo, anzi il Tempo, quell’entità immateriale che scandisce la nostra vita e che consideriamo come una linea retta immodificabile (e a senso unico) data da una successione di istanti uguali fra di loro. Un concetto, questo, che di certo non apparteneva a Grabiński: e del resto come avrebbe potuto affrontare la questione da un punto di vista così convenzionale proprio lui, che in vita ebbe la possibilità di assistere alla nascita della nuova, esaltante teoria della relatività? Ritorna però anche il tema del doppio, che qui rappresenta un lato della personalità scissa del protagonista, fatto che con un po’ d’intuito s’intuisce ben prima che giunga la parola fine senza tuttavia rovinarsi il piacere della lettura.

giovedì 12 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.3)

Lo sguardo, ovvero il viatico della “discesa negli inferi” prima mentale e poi fisica di Tomasz Odonicz; un individuo normale la cui psiche senza ragione apparente collassa, si frammenta. Odonicz è un uomo come tanti altri, forse più colto della media, ma tutto cambia il giorno il cui la sua amante, Jadwiga, esce dal suo appartamento lasciando la porta aperta: quello si rivelerà essere il loro ultimo incontro perché lei morirà di lì a poco, forse per un incidente o forse suicida.
Ma, aldilà del dolore per la sua perdita, quello che lo angoscia è il gesto noncurante di Jadwiga, di solito così coscienziosa, e l’enigma espresso da quella porta aperta, quasi a celare i dettagli di un mistero. Come un velo appena appena scostato innanzi agli occhi, quel tanto che bastava per intuire che là, sull’altro lato, oltre la soglia, c’era un mistero i cui maggiori dettagli rimanevano gelosamente occultati. Nel giro di pochi mesi le paure di Odonicz giungono a vette parossistiche e la sua vita cambia radicalmente. Un folle terrore per le intersezioni tra le strade che, per lui, rappresentano un incontro con l’ignoto lo assale, e l’uomo prende a girare gli angoli ad occhi chiusi.
Col tempo arriva ad evitare quasi del tutto le strade di città, preferendo passeggiare in campagna dove la vista può correre libera per lunghe distanze senza incontrare ostacoli di sorta, e infine a lasciare sempre più di rado la sua abitazione, da cui ha eliminato qualsiasi oggetto possa fare da schermo, inclusi gli armadi. Ma non è ancora finita.

martedì 10 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.2)

Come già scritto nell’introduzione, “Sui treni e nelle stazioni di Grabiński qualcosa di terribile – o anche solo di molto, molto strano – sta sempre per accadere”. E cosa c’è di più strano di un treno che viaggia senza controllo, ininterrottamente, senza che nessuno all’apparenza lo guidi e lo diriga? Dove va, e perché, quel treno? È la domanda posta in The Wandering train, racconto incluso nel volume in inglese “The dark domain” e mai pubblicato in Italia.
L’incedere del treno ha qualcosa di mistico, e mentre il personale ferroviario s’interroga e cerca il modo di fermarlo per scongiurare un disastro di proporzioni epiche che sembra solo una questione di tempo, la lotta contro “l’espresso fantasma” assume i contorni di una lotta tra programmaticità e imprevedibilità, ragione e istinto, materia e slancio vitale. Una metafora del nuovo che, come un’onda, travolge il vecchio e lo supera.
Dal ruolo di preda, l'intruso è diventato il cacciatore, e ha iniziato a minacciare direttamente il regolare, vecchio ordine delle cose. Il treno assurge a incarnazione dell’élan vital bergsoniano e prevedibilmente il suo passaggio, come testimonia la folla ammutolita, non è senza conseguenze. Se ne stanno in piedi in silenzio; non un muscolo si contrae, non una palpebra si socchiude. Se ne stanno in piedi in silenzio... Perché attraverso di loro è passato il più strano dei respiri, perché sono stati toccati da un grande risveglio, perché sono già... folli…
Capolavoro di sintesi, che dice molto raccontando poco, il racconto è tutto qui, con il suo significato più profondo racchiuso negli stupefacenti passaggi finali.

venerdì 6 febbraio 2015

Il villaggio nero (Pt.1)

La più bella scoperta letteraria dell’anno che si è appena concluso, per chi scrive, è stato un autore polacco di narrativa fantastica attivo nei primi anni del Novecento: Stefan Grabiński. E quando dico scoperta, intendo nel senso letterale del termine: prima di imbattermi nel volume “The Dark Domain” della Dedalus Book, casa editrice inglese dal vasto catalogo, non avevo la più pallida idea di chi fosse Grabiński, il “Poe polacco”!
Se fossi stato più solerte, avrei scoperto subito che esiste una versione in italiano di questa raccolta, edita dalla Hypnos con il titolo “Il villaggio nero” nel 2012, invece di doverla poi recuperare a posteriori. Che dire? Lo ammetto, non sono mai stato bravo a star dietro alle novità librarie e quindi il volume della Hypnos, a suo tempo, mi era sfuggito. Inoltre, mi piace leggere in inglese… A mia discolpa, devo dire che Grabiński è in effetti semisconosciuto ai più, perché dei numerosi racconti e romanzi, lavori teatrali, versi e poemi che scrisse in vita la quasi totalità non è mai stata tradotta nella nostra lingua. È stata proprio la casa editrice Hypnos, nel 2011, a cominciare a riproporre un paio di suoi racconti (“Nello scompartimento” e “L’Area”), per poi dare alle stampe “Il villaggio nero”. Speriamo che non si tratti dell’ultima tappa di questa riscoperta, sarebbe un vero peccato. Le note biografiche e bibliografiche in mio possesso derivano dalle prefazioni a “The Dark Domain” e “Il villaggio nero”, oltre che dalla solita wikipedia, mentre in rete mi sembra che questi racconti (almeno qui da noi) siano più o meno passati inosservati; credo se ne sia parlato diffusamente solo sul blog Weirdletter (qui), mentre il mondo anglosassone si è dimostrato più ricettivo, ma magari mi sbaglio.

lunedì 4 marzo 2013

Dark Side of Aspius

Grzegorz Kmin, noto tra gli illustratori come Aspius, è uno di quegli artisti che in un modo o nell’altro non possono lasciare indifferenti. Se non mi credete sulla parola, date un’occhiata ai lavori che ho incluso qui a corredo di questo post, e a quelli molto più numerosi visibili sul suo sito personale e su siti specializzati come DeviantArt ed Epilogue.
La sua biografia non è scarna come si potrebbe pensare. Polacco di Lodz, classe 1972, appassionato di arte dark e surrealista, fan (come me) di metal, gothic eccetera, e altre amenità del genere, ha fatto suo il motto di Stanislaw Grochowiak, un poeta suo conterraneo: “I prefer ugliness, it's closer to blood circulation". Amante della pesca, ha scelto come nome d’arte il nome di un pesce…
Aspius ha due grandi passioni, la biologia e l’arte, ed è riuscito a coniugarle entrambe in uno stile personalissimo. Dopo essere finito un po’ per ripiego con lo studiare biologia, diventando neurofisiologo, con il tempo riprese in mano la sua innata passione per le belle arti, diventando un artista eclettico che ha trovato nella tecnologia digitale (leggi: Photoshop, Poser, Illustrator…) uno straordinario mezzo di espressione. Attualmente è illustratore freelance, attività cui affianca quella di fotografo. Com’è ovvio che sia, i suoi lavori su commissione sono molto differenti da quelli creati per pura passione. Se i primi sono abbastanza convenzionali, è nei secondi che si esprime il suo estro e la sua predisposizione non comune per il dettaglio e per il macabro. Questa dualità, certo comune a moltissimi artisti, è qualcosa di cui lui stesso è ben consapevole, e ben simboleggiata dai due diversi sfondi scelti per il suo sito: nero per il Dark Side e bianco per il Bright Side. Le due parti in cui è divisa la sua anima, scommetto.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...