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mercoledì 25 dicembre 2024

Al posto di candeline...

"Al posto di candeline per l'albero di Natale, pallottole traccianti. Invece dei fiocchi d'ovatta sugli alberelli addobbati, tre metri di neve. Vuoi fare il getto del piombo e porre una domanda al destino? Allora esci, vai dove qua e là nel buio, davanti ai posti di guardia, zampilla uno scoppio. Al posto di cori di angeli, passa di tanto in tanto per l'aria, cantando, una granata. È così che le trincee festeggiano Natale e Capodanno." 
Robert Musil, La guerra parallela, p.72

P.S.: The Obsidian Mirror riprenderà il suo percorso nel 2025, più o meno normalmente.



lunedì 25 dicembre 2023

Non molto da festeggiare

Il blog si prende comunque una pausa e tornerà, come d'abitudine, solo quando questa grande ipocrisia chiamata natale sarà ampiamente archiviata...

mercoledì 21 dicembre 2022

Buon periodo di chiusura invernale!

Uno degli aspetti più inquietanti di questo 2022 che volge al termine è la crescita esponenziale di un'ossessione, quella del politicamente corretto o, per meglio dire, quella del follemente corretto. In un tripudio di termini che non si possono più utilizzare per non urtare la sensibilità di quella parte di popolazione che qualcuno si ostina a chiamare "minoranza", si finisce per scivolare nel più clamoroso ridicolo.

giovedì 23 dicembre 2021

La magia del Natale

Il Natale sta arrivando e i grandi media nazionali avvertono "Non invitate i No-Vax alla cena di Natale!". Tranquilli, non c'è bisogno di fare proclami, non avremmo mai passato un Natale con gente che prende sul serio i vostri appelli all'odio. Esistono davvero persone che chiedono tamponi tra parenti o discriminano a tavola sulla base dell'assunzione di farmaci? Natale è calore, è armonia, è pace, non un momento di divisione.
Le misure ridicole, fallimentari, grottesche, autoritarie e non risolutive non fanno altro che spronarci a delle festività migliori, autentiche, agli antipodi con quelle psicotiche da voi proposte. State pure tra di voi se volete, cari giornalisti che godete nell'alimentare il clima separatista, non c'è alcun problema. Sapremo sostituirvi con valide e degne alternative. 
E mentre festeggiate tra di voi, chiedetevi se quelli che definite sbrigativamente e anche con disprezzo No-Vax sono solo un pugno di farneticanti complottisti, o se invece sono quelle stesse persone che sino a due anni fa frequentavate senza timore e magari anche stimavate.  
In questo momento, molto difficile psicologicamente per tutti, l’augurio che io faccio a tutti noi è che si riesca a porre un freno alle divisioni, a ritornare a trovare negli altri i punti di unione, a cercare di capire le ragioni di chi ci sta vicino, e non a cercare a tutti i costi un nemico in chi non lo è.

giovedì 24 dicembre 2020

Non aprite quel regalo

Jennifer è felice: è a casa e si sta godendo tutti i regali che i suoi amici le hanno fatto per il suo compleanno. Per puro caso però scopre un pacchetto non ancora scartato. Quando lo aprirà, qualcosa nella notte le riserverà una sorpresa inattesa, tutt’altro che gradita. Girato in sole tre ore e mezza senza alcuna preparazione, “Happy Birthday” vede la diciannovenne Irene Sergi alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa. Un piccolo corto di quattro minuti e trenta che sicuramente non mancherà di inquietarvi. (Luigi Parisi).
Non è esattamente in tema natalizio, l'ultimo cortometraggio di Luigi Parisi, ma in un certo senso un po' si sposa con queste atmosfere fatte di luci colorate, festoni e pacchetti da aprire. Ecco perché ho colto l'occasione al volo per presentare proprio oggi, in (quasi) anteprima assoluta, questo simpatico lavoro. Oggi, vigilia del fatal giorno che, da tradizione millenaria, è dedicato all'apertura di pacchi, pacchetti e pacchettini, vi mando un invito alla prudenza: fate attenzione a quello che fate!

mercoledì 25 dicembre 2019

Christmas Blues

Prima o poi dovrò venirne fuori, questo già lo so. Ho iniziato a ripetermelo come un mantra sin dal primo giorno, quel primo giorno di novembre che sembra già ormai così lontano. Questione di sopravvivenza. 
Ma il tempo è solo una parte della soluzione. Lasciarsi semplicemente trasportare dalle onde del tempo è un errore, anche perché il tempo non aspetta. Inesorabilmente va avanti, e se ne frega di chi rimane indietro. Occorre pensare a tutti gli effetti collaterali. E in fretta, prima che quel poco di senno rimasto se ne vada definitivamente a puttane. 
Ci ero già passato ventidue anni fa per questa medesima devastazione. Ma a nulla è servita l'esperienza pregressa. Non si è mai pronti al peggio, nemmeno quando i segnali sono ormai tutti ben visibili e inequivocabili. Eppure è stato tutto identico ad allora. Dannatamente identico, se non peggio.

domenica 6 gennaio 2013

Silent Night

E così è passata anche l’Epifania che, come recita un vecchio detto popolare, tutte le feste si è portata via. Tra poche ore si tornerà alla cosiddetta normalità. Quella maledetta sveglia mi riporterà con i piedi per terra e darà il via ad un nuovo anno–routine di lavoro. Peccato, perché avevo cominciato a prenderci gusto, mi stavo quasi abituando a queste dolci giornate di pigritudine: la spola tra il letto e il divano, una soffice coperta sulle spalle, un gatto sulle ginocchia, il poter mangiare solo e soltanto quando la fame si fa sentire, i dolci, la frutta secca, i panettoni affogati nel tè, le interminabili partite di Risiko e di Monopoly con i familiari. È stato bello il Natale. Mi mancheranno queste atmosfere gioiose. Non dovrebbero permettere che finiscano. Del Natale apprezzo in particolar modo le luci e i festoni, le città illuminate giorno e notte da luci intermittenti. Mi chiedo perché, una volta passate le feste, la gente si prenda la briga di stare lì a smontare tutto: non sarebbe più bella la vita se vivessimo in un Natale perenne? Che male ci sarebbe se quelle luci intermittenti potessero rimanere lì tutto l’anno a riscaldare i nostri cuori?

martedì 25 dicembre 2012

Tarli Natalizi (senza cornici)

E’ Nato! E’ nato! Proprio pochi secondi fa, a mezzanotte in punto di oggi 25 dicembre, Gesù Bambino è venuto alla luce dal ventre di Maria. A quest’ora i suoi primi inconfondibili vagiti staranno già rompendo il silenzio di quell’ormai leggendaria grotta in Betlemme, nella Giudea. Di questo bambino si farà un gran parlare nei duemila (e più) anni successivi. Si parlerà del suo ministero, dei suoi miracoli e delle sue battaglie. Si parlerà della sua vita e della sua morte. Si parlerà ampiamente anche di tutti i personaggi che incroceranno il suo cammino, amici e nemici, a partire dalla Vergine che lo concepì, fino ad arrivare a Pilato che ne sentenziò la morte. In mezzo a loro una quantità impressionante di personaggi, più o meno importanti, che non starò qui a citare, visto che non è di questo che volevo parlare oggi. Per una volta lasciate che in questo Natale si possa spezzare una lancia per una figura che è stata troppe volte, ingiustamente, dimenticata dai vangeli canonici: quella di Giuseppe, il falegname, sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Un personaggio di cui ci ricordiamo solo a Natale, quando sistemiamo la sua statuina in un angolo di seconda fila dei nostri presepi, rilevante nella scena né più né meno di un bue o di un asinello. Giuseppe: lontano anni luce dall’immensità della gloria che sarà concessa all’altro genitore. Giuseppe: sovrastato dalla potenza simbolica della Vergine Maria. Giuseppe: dimenticato in quella grotta, come una statuina non più necessaria, quando tutti se ne saranno andati. Dimenticato nello stesso modo in cui un orribile incubo viene scacciato dalla nostra mente al sorgere del sole.
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