Avevamo aperto questo 2022 con l’analisi di un film di Fernando Rick e lo chiudiamo con l’analisi di un altro film di Fernando Rick. Vi garba l’idea? In linea del tutto teorica l’idea potrebbe anche piacervi, ma quando vi sarete ricordati di quale film scrissi qua sopra lo scorso gennaio, allora probabilmente vi saliranno i primi conati di vomito. Non esauriteli, perché oggi ne avrete ancora bisogno.
“Feto morto”, prodotto e diretto in Brasile nel 2003, era un’opera che sembrava realizzata su misura per la rubrica “Obsploitation Vomit”, ovvero quell’accozzaglia di recensioni di titoli ai quali la definizione “Extreme” va decisamente stretta.
La visione di quel film non aveva poi fatto altro che confermare quella mia prima intuizione, film che mi trovai a definire come “cinema dell'oltraggio e dell'abiezione, un'accozzaglia politicamente scorretta di violenza e nudità gratuite realizzata, tra una birra e l'altra, da un gruppo di esordienti dall'umorismo nero e tagliente”.
Nonostante ciò, calandolo nel giusto contesto, una lettura interessante riuscii anche a imbastirgliela, arrivando addirittura a paragonare il regista brasiliano a un tizio del calibro di Kenneth Anger, uno che di sovversioni e di perversioni ha sempre avuto molto da insegnare.

