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lunedì 20 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sul cibo e sui canoni di bellezza moderni

Qualche volta il rifiuto del cibo non è sintomo del male di vivere, ma una conseguenza del cercare di adeguarsi a tutti i costi a dei canoni di bellezza che qualcun altro ha deciso per noi. Imporre dei modelli estetici spesso irraggiungibili è uno dei modi tramite i quali non il singolo, stavolta, ma la società intera esercita il controllo. Una società surrettiziamente impersonata da un apparato economico che crea i nostri bisogni e ci indica la maniera per soddisfarli, passando sempre e comunque per il corpo della donna: anche il mondo maschile ha i suoi canoni di bellezza, ma sono un po’ meno stringenti. Non sto dicendo che per un uomo brutto la vita sia tutta rose e fiori, ma credo di essere obiettivo se affermo che alcuni traguardi che per la donna dipendono in primis dalla sua avvenenza sono più facilmente abbordabili da un uomo a prescindere dal suo aspetto fisico (per esempio in ambito lavorativo). 
Le protagoniste di “H2Odio” (2006) di Alex Infascelli sono donne e sono convinto che la stessa storia incentrata su degli uomini non avrebbe funzionato altrettanto bene, anzi non avrebbe funzionato affatto, mancando delle premesse psicologiche per rendere tutto plausibile. Perché una cosa va detta: pur con i suoi numerosi difetti, il film riesce a mio parere a suscitare un reale senso di disagio, e se anche non intendeva trasmettere chissà quale messaggio o insegnamento, questo ci arriva ugualmente. 

sabato 25 gennaio 2014

Il teorema di Aronofsky

Come si può smettere di credere che esista uno schema, un ordine dietro ai numeri, quando si sta per toccare la verità? (Da “Pi greco - Il teorema del delirio”. Darren Aronofsky, 1998.)
Non so voi, ma a me le idee migliori vengono alla mente quando mi trovo sdraiato al buio tra il sonno e la veglia, consapevole che se dovessi allungare la mano al block notes sul comodino per metterle su carta svanirebbero all’istante come neve al sole. A Max Cohen, invece, le idee vengono standosene chiuso nel suo claustrofobico monolocale a fissare lo schermo del computer e a battere sui tasti. Il film di Aronofsky è in gran parte una lunga sequenza di immagini di un uomo che pensa e calcola algoritmi, oppure vaga senza meta come un’anima in pena, e nonostante questo è innegabilmente affascinante. Max, convinto che l’universo sia governato dai numeri, che esista uno schema generale che regoli tutte le cose, Max che cerca di prevedere l’andamento della Borsa (come già fece Ralph Nelson Elliott con la sua “teoria delle onde”), suscitando l’attenzione di un gruppo finanziario che vuole sfruttare il suo lavoro per fare speculazioni e di una comunità ebraica che setaccia la Torah alla ricerca del vero nome di Dio, è profondamente, fisicamente e mentalmente solo. Non sappiamo chi sia, oltre che un genio della matematica, né da dove provenga, sappiamo solo che non ha amici e non ha altro amore che la matematica, e l’unico legame umano che riesce a coltivare è con il suo maestro e mentore Sol, e anche questo rapporto deriva dalla matematica, è in funzione della matematica.

martedì 14 giugno 2011

Black Swan

Oggi ho avuto per la prima volta la sensazione che questo si stia trasformando lentamente in un blog sul cinema, cosa che non era nelle mie intenzioni. A mia discolpa posso dire che di solito è molto più semplice parlare di un film che di un libro, tanto per fare un esempio... Ma non divaghiamo. Finalmente qualche giorno fa ho visto Black Swan: l’intenzione era di vederlo al cinema, ma purtroppo non ce l’ho fatta e allora mi è toccato vederlo sullo schermo molto più piccolo della mia tv, pazienza…

Nina Sayers (una intensa Natalie Portman) è una ballerina classica che fa parte del New York City Ballet e un bel giorno, contro ogni previsione, viene scelta dal direttore/coreografo Thomas Leroy (Vincent Cassel) per interpretare il ruolo di protagonista ne “Il lago dei cigni”. Tecnicamente la ragazza è una ballerina valida, ma emotivamente è fragile, tuttavia Thomas è convinto che abbia le potenzialità per riuscire e decide di darle un’occasione, anche perché è attratto da lei. La dolce e candida Nina infatti è perfetta per incarnare il cigno bianco, ma è totalmente priva della sensualità e della grinta necessarie per interpretare il cigno nero. Da questo punto in avanti - se il trailer del film e la descrizione della trama non avessero già fornito sufficienti indizi in precedenza… – diventa chiaro che questo non è affatto un film sul balletto, ma piuttosto un thriller/dramma psicologico dalle atmosfere dark molto coinvolgenti. A questo punto mi concedo una digressione su “Il Lago dei cigni”, la cui conoscenza è necessaria per comprendere la “sfida” di Nina…
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