martedì 8 settembre 2026

Dieci anni dopo, di nuovo in classe

Esistono opere che nascono da premesse talmente assurde da risultare impossibili da dimenticare. Assassination Classroom appartiene senza dubbio a questa categoria. A dieci anni dalla trasposizione anime, Korosensei e la classe 3-E tornano sul grande schermo con Assassination Classroom - L'ora di tutti noi, lungometraggio che porta per la prima volta in animazione alcune storie tratte dal manga originale. Di seguito il comunicato stampa ufficiale, che ricevo e volentieri pubblico sul blog.

* * *

Il film di animazione “Assassination Classroom - L’ora di tutti noi” di Masaki Kitamura arriverà al cinema grazie a Eagle Pictures in collaborazione con Yamato Video come evento speciale il 14, 15 e 16 settembre. Il grande schermo si prepara ad accogliere per tre giorni uno dei professori più strambi, irresistibili e amati dell’animazione giapponese: Korosensei, l’inconfondibile creatura gialla dai tentacoli capace di muoversi a velocità Mach 20. 
Il film celebra il decimo anniversario dell’anime “Assassination Classroom” con nuove e inedite avventure tratte dal manga originale e mai trasposte prima in animazione, proponendo nuovamente tutti gli ingredienti che hanno decretato il successo della saga: comicità surreale, ritmo adrenalinico e momenti di sincera emozione che hanno reso indimenticabile il rapporto tra Korosensei e i suoi studenti.

martedì 1 settembre 2026

Kiss Phantoms

In memoria di Ace ‘Spaceman’ Frehley (1951-2025) 

Ci sono in giro film decenti, film tutto sommato carini, film belli, avvincenti, emozionanti, profondi, divertenti, sorprendenti, qualche indiscusso capolavoro e anche alcuni rarissimi film che trascendono la perfezione. Nessuno tra questi aggettivi può però essere attribuito a “Kiss Phantoms”, nome con il quale è stata distribuita in Italia una delle più clamorose croste cinematografiche mai girate dai tempi dei fratelli Lumière. Perché allora sono qui a parlarne? Semplicemente perché capita che quando un film tocca il fondo e inizia a scavare la terra, la situazione può ribaltarsi di 360° ed entrare nel mito. 
È successo a “Plan 9” di Ed Wood ed è successo a “Kiss Phantoms” (1978) di Gordon Hessler, un regista che sicuramente non avete mai sentito nominare e che potete tranquillamente continuare a ignorare come avete fatto finora. 
Ad ogni modo, mentre sta girando qualche episodio dei CHiPs (questi però ve li ricordate, no?), il nostro Gordon Hessler viene contattato dalla Hanna-Barbera Productions, quella di Scooby-Doo e dei Flinstones, per realizzare un film per la tivù che diventerà negli anni oggetto di culto per i fan della band statunitense senza dubbio più popolare della storia del rock. 

mercoledì 26 agosto 2026

Appunti per un ritorno a Carcosa

Quando, circa tredici anni fa, sulle pagine di The Obsidian Mirror comparvero i primi articoli dedicati agli Yellow Mythos, la mia intenzione era piuttosto semplice: seguire alcune tracce lasciate da Robert W. Chambers e dai suoi predecessori per comprendere come un'opera apparentemente marginale della narrativa fin de siècle fosse riuscita a esercitare un'influenza così persistente sull'immaginario weird. 
Con il passare del tempo, tuttavia, quella che sembrava una ricognizione letteraria si è trasformata in qualcosa di diverso. Ogni tentativo di chiarire un elemento del mito conduceva infatti a nuove connessioni, a nuove fonti e, soprattutto, a nuove domande: Carcosa, il Lago di Hali, il Segno Giallo e il dramma proibito evocato da Chambers si sono rivelati non solo i frammenti di una costruzione coerente, ma anche e soprattutto i punti di accesso a una rete di influenze e stratificazioni culturali estesa ben oltre le poche pagine pubblicate in quel lontano 1895. Nel corso degli anni il percorso si è arricchito di opere riscoperte, studi specialistici e contributi provenienti da una comunità internazionale di studiosi e appassionati. Eppure, proprio l'abbondanza del materiale emerso ha reso ancora più evidente una caratteristica fondamentale degli Yellow Mythos: la loro apparente incapacità di cristallizzarsi in una forma definitiva. Forse è proprio per questo che vale la pena tornare ancora una volta sulle rive del Lago di Hali. Non per cercare oggi la soluzione di un enigma destinato probabilmente a rimanere aperto, ma per osservare come il mito si sia trasformato nel tempo e quali prospettive siano emerse lungo il cammino. 
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