domenica 5 dicembre 2021

Unholy women #2: Hagane

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

La triste esistenza del timido meccanico Sekiguchi Mikio cambia improvvisamente quando il suo capo gli propone di uscire con la sua attraente sorella Hagane. E si vede offrire anche in prestito l'automobile sportiva di un cliente, per scarrozzarla in giro e non sfigurare. Che la ragazza sia attraente non ci sono dubbi, almeno a giudicare dalla fotografia che il suo capo è stato lesto a mostrargli per dissipare qualunque dubbio, ma, come spesso capita negli appuntamenti al buio, non sempre la realtà è quello che sembra. Spesso l'apparenza inganna, e neanche un dritto come Bruce Willis ne uscì indenne quando si ritrovò in una situazione del genere con una tipetta nient'affatto male come Kim Basinger (Blind Date, 1987)... ma questa è ovviamente un'altra storia. 
Qui siamo in Giappone, e in Giappone anche le cose apparentemente più semplici, o le cose che in Occidente ormai quasi tutti fanno a occhi chiusi senza nemmeno pensarci, possono trasformarsi in esperienze bizzarre. 

lunedì 29 novembre 2021

Unholy women #1: Rattle Rattle

Erano anni che giravo intorno alla questione se parlare o meno, sul blog, di Kowai Onna (コワイ女), un interessante esempio di moderno horror giapponese il cui titolo si potrebbe tradurre, a beneficio di chi ama la precisione, come "Donne terrificanti". Nella realtà la traduzione scelta per il mercato internazionale, che al momento, se non mi è sfuggito qualcosa, si limita a una sola apparizione in DVD per il mercato tedesco, è decisamente meno banale. Mi viene anzi da dire che "Unholy Women" (donne infelici) sia in grado di centrare meglio il punto in quanto, come credo di aver ripetuto mille altre volte parlando di horror giapponesi, all'origine del perturbante c'è sempre il dolore. Kayako e Sadako, le iconiche protagoniste di Ju-On e Ring rispettivamente, sono forse l'esempio più facile da individuare nella sterminata produzione giapponese (e non parlo solo di cinema). Abbiamo avuto modo di conoscere assieme, qualche anno fa, la leggenda da cui ebbe origine la seconda delle due e non credo serva dilungarsi ancora oggi sull'argomento, sebbene la "creatura" (non so davvero come altro chiamarla) del primo episodio di "Unholy Women" esteticamente richiami proprio quel genere di J-horror.

martedì 23 novembre 2021

Da donna a strega: lacrime e sangue (Pt.7)

James Jacques Joseph Tissot, The Scapegoat
Illustration for 'The Life of Christ', c.1886-94
L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI
LA 1' PARTE DI LACRIME E SANGUE QUI

Il significato forse più evidente dell’uccisione rituale è quello espiatorio, o quantomeno questa è la prima, logica riflessione che può venire alla mente in una società, come la nostra, in cui il sentimento religioso si esprime tramite lo svelamento (confessione) del peccato e la riparazione. Meno immediato viene chiedersi in che modo il sacrificio di un singolo possa espiare le colpe della collettività, ma se avete letto fino a qui la risposta è piuttosto scontata: davanti a una simile esigenza, l'umanità si rivolse alla magia per trovare una soluzione. Per la legge del contagio è possibile trasferire le proprie malattie o le proprie colpe a un oggetto, e di conseguenza al primo che lo toccherà o comunque che ne verrà in contatto. Quando c’era la necessità di una purificazione o espiazione collettiva, gli antichi sacrificavano un animale-totem, che assurgeva a ricettacolo di tutte le colpe e le disgrazie della comunità e, morendo, le portava via con sé, ma in un certo periodo della storia è probabile che la vittima fosse umana. Se il re doveva morire prima di essere corrotto dalla vecchiaia, scaricare sul suo capo il peso dei peccati della comunità che rappresentava aveva un suo senso. 
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