Nel cinema dell’orrore lo sguardo raramente è innocente. La macchina da presa decide cosa
mostrarci, il montaggio stabilisce dove dobbiamo guardare e qualche volta il film arriva a mettere in
discussione una distinzione che diamo per scontata: quella fra chi osserva e chi viene osservato.
P.O.V. – A Cursed Film, diretto da Norio Tsuruta nel 2012, costruisce il proprio orrore proprio
attorno a questa ambiguità.
La storia prende avvio da una registrazione televisiva, passa
attraverso una videocamera, un vecchio filmato e una scuola apparentemente abbandonata, fino a
trasformare il semplice atto di guardare in qualcosa di molto meno innocuo.
Il punto di partenza può ricordare Ringu, e il richiamo è inevitabile, ma Tsuruta porta il discorso su
un terreno diverso. Qui non c’è soltanto un'immagine maledetta che qualcuno deve vedere: c'è una
catena di sguardi nella quale televisione, filmato, videocamera e spettatore finiscono per
sovrapporsi. E quando anche chi sta guardando il film entra a far parte di quella catena, la distanza
fra noi e ciò che vediamo comincia a diventare piuttosto sottile.

