lunedì 5 ottobre 2026

La letteratura del "No"

Come spesso mi accade, dalla visione di un film è scaturita una riflessione letteraria che mi ha tenuto compagnia per qualche giorno, fino a convincermi a portarla qui sul blog, una riflessione attorno al tema del “rifiuto” e, per estensione, della “fuga”. Mi sono accorto che in molte storie la fuga non nasce tanto dal desiderio di lasciarsi alle spalle un problema, quanto dal rifiuto della vita che si sta vivendo: la famiglia, il lavoro, le convenzioni, perfino il ruolo che gli altri ci hanno assegnato. È una definizione ancora molto approssimativa di quella che lo scrittore spagnolo Vila-Matas ha chiamato «letteratura del No», ma forse conviene partire proprio dal film che ha fatto nascere questa riflessione, ovvero “Wakefield - Nascosto nell'ombra”. 
Quello di Robin Swicord è un film del 2016 incentrato su un uomo, Howard Wakefield (Bryan Cranston), che un giorno qualsiasi decide, senza apparente motivo, di non rientrare a casa e da lì in avanti vive per svariati mesi nella rimessa che si trova proprio di fronte alla comoda casa borghese dove abitava prima con la famiglia; una fuga, dal punto di vista fisico, solo di pochi metri, ma decisamente più drastica sotto qualunque altro aspetto la si voglia guardare. La narrazione procede focalizzandosi sulla sua lotta per sopravvivere, sul suo contendersi la spazzatura con una banda di stranieri specializzata in sottrazione di rifiuti e sulla sua ammirevole sopportazione, in solitudine, del freddo, del caldo, della fame e della malattia. 

lunedì 28 settembre 2026

Il Re in Giallo rivelato (Pt.5)

Nella puntata precedente, risalente ormai a diverso tempo fa, ci eravamo lasciati alle soglie della corte di Hastur, osservando come James Blish e Lin Carter abbiano tentato un'operazione che Robert W. Chambers aveva sempre evitato: trasformare in una vera e propria vicenda narrativa ciò che nei racconti originali appare soltanto come un insieme di frammenti, allusioni e nomi dispersi fra le pagine. 
Camilla, Cassilda, Hali, il diadema e la Dinastia non sono più semplici riferimenti enigmatici, ma diventano personaggi e istituzioni dotati di voce, desideri e conflitti. Fra tutti questi elementi ce n'è uno che di recente ha attirato la mia attenzione: il personaggio di Uoht. 
Se siete passati di qui negli ultimi tempi, avrete incrociato il post nel quale seguivamo le tracce di questo oscuro principe attraverso il breve racconto "The Sky Will Not Fall" di Joseph S. Pulver Sr., osservando come un nome appena accennato da Chambers sia stato progressivamente recuperato dagli autori successivi fino a trasformarsi in una figura tragica e compiuta. In quel frangente Uoht era dipinto come l'ultimo difensore di Hali, ostinato oppositore della rovina e del declino; qui lo ritroviamo invece in una fase precedente della saga immaginaria di Carcosa, quando il destino della Dinastia non è ancora stato deciso e il temuto Segno Giallo incombe soltanto come una minaccia. 

lunedì 21 settembre 2026

Suicide Club

Nel corso della sua storia il Giappone ha sviluppato con la morte volontaria un rapporto complesso e per certi versi contraddittorio. Da un lato il suicidio è stato a lungo circondato da una dimensione simbolica, morale e perfino estetica che ha lasciato profonde tracce nella letteratura, nel teatro e nell'immaginario collettivo del Paese; dall'altro esso continua a rappresentare una ferita sociale aperta, un fenomeno che periodicamente riaffiora nel dibattito pubblico come sintomo di un disagio più vasto e difficile da circoscrivere. 
Quando nel 2001 Sion Sono realizza "Suicide Club" (anche noto come "Suicide Circle"), il Giappone è reduce da un decennio di stagnazione economica e di profonde trasformazioni culturali. La promessa di prosperità illimitata degli anni precedenti si è incrinata, mentre internet, la cultura pop e i nuovi modelli di comunicazione iniziano a modificare il modo in cui gli individui percepiscono se stessi e il proprio rapporto con gli altri. In questo contesto, l'immagine di cinquantaquattro studentesse che si tengono per mano e si gettano sotto un treno non costituisce semplicemente uno shock visivo destinato a catturare l'attenzione dello spettatore: è una dichiarazione di intenti. 
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