Nel capitolo precedente abbiamo esaminato il terzo frammento perduto del Re in Giallo, nella
versione di James Blish, soffermandoci in particolare sul ruolo di Camilla, sulla rivalità tra Uoht e
Thale e sulla fugace apparizione del misterioso Phantom of Truth.
Come spesso accade nella
letteratura legata a Carcosa, tuttavia, non esiste una versione definitiva degli eventi: i frammenti si
sovrappongono, si contraddicono, si rincorrono attraverso le opere degli autori che, nel corso dei
decenni, hanno tentato di ampliare l'universo lasciato incompiuto da Robert W. Chambers.
Del resto, uno degli aspetti più curiosi della mitologia in giallo è proprio questo. A differenza dei
cicli fantasy tradizionali, costruiti attorno a una cronologia coerente e a una precisa continuità
narrativa, il mondo del Re in Giallo assomiglia più a un insieme di rovine archeologiche: ogni
autore recupera una tessera del mosaico, formula una propria ipotesi e prova a immaginare quale
forma potesse avere l'edificio originario. Il risultato non è una ricostruzione univoca, bensì una
molteplicità di versioni che convivono e dialogano tra loro.
È quindi il momento di volgere lo sguardo a Lin Carter. Pur raccontando sostanzialmente la
medesima situazione affrontata da Blish, Carter adotta infatti un registro differente, più vicino al
linguaggio teatrale e alla solennità quasi shakespeariana che molti lettori associano ai pochi
estratti del dramma disseminati da Chambers all'interno dei suoi racconti.
