mercoledì 12 agosto 2026

Traditi dalla fretta #49

Bentornati su The Obsidian Mirror. Riprendiamo il filo del discorso con un nuovo appuntamento della rubrica "Traditi dalla fretta", uno spazio che ormai conoscete bene e che serve a recuperare quelle segnalazioni che rischiano di perdersi nel flusso degli eventi. Sebbene in questo periodo le mie spese per i libri si siano ridotte ai minimi storici, la curiosità per le gemme del fantastico non è venuta meno. Inoltre, nonostante le tempistiche dilatate che ormai caratterizzano questa più recente stagione del blog, la carne al fuoco è sempre molta e di ottima qualità. 
Iniziamo con un tuffo nella nostalgia cinematografica grazie alla Notte Horror 2026, l’iniziativa multi-blog che celebra le storiche maratone televisive di Italia 1, proponendo recensioni e approfondimenti sul cinema horror fino a metà settembre.  Vi segnalo inoltre la mia recente intervista su Il Zinefilo, dove insieme a Lucius Etruscus ho ripercorso le origini del mio rapporto con la fantascienza, partendo dal terrore infantile per i dischi volanti della serie "UFO".
Il cuore di questo post è però dedicato alla carta stampata e al recupero di classici straordinari. Il nuovo numero di Zothique si tinge di giallo per celebrare Robert W. Chambers e il suo Re in Giallo, offrendo non solo approfondimenti critici ma anche tre racconti inediti in Italia che mostrano il lato più inquietante e lovecraftiano dell'autore. Altrettanto affascinante è il debutto di Onirika, una rivista che si propone come un vero viaggio nel tempo attraverso sette classici dimenticati del weird e del fantastico, spaziando da minacce tentacolari di fine Ottocento a visioni fantascientifiche apparse su Amazing Stories negli anni '30. Infine, per gli amanti del gotico più puro, segnalo la riscoperta di John Urban Nicolson con il romanzo Le Dita Gelide della Paura. Sit ratta di un'opera del 1937 che mescola con maestria vampirismo, licantropia e maledizioni ancestrali, un titolo così efficace da essere stato inserito da Karl Edward Wagner tra i migliori romanzi horror di sempre. Il sipario su Traditi dalla fretta si alza di nuovo: ecco tutto quello che dovete sapere per non smarrirvi nel buio

martedì 14 luglio 2026

La bimba di Satana

E anche quest’anno, come accade puntualmente da tredici anni a questa parte, casco con tutti e due i piedi in questo “malsano” progetto multi-blog noto come “Notte Horror”, a imperitura memoria delle omonime maratone televisive che accompagnavano quelle lontane serate d’estate di cui probabilmente solo i più grandicelli si ricordano. Ammetto che quest’anno per un attimo avevo anche pensato di dare forfait, ma poi ho pensato che, essendo di questa cosa (mio malgrado) l’organizzatore, sarebbe stato brutto non partecipare. E così eccomi di nuovo qua. 
Nelle scorse due edizioni decisi, per poi pentirmene, di scegliere il tema del post prima di accingermi alla visione, per poi realizzare che avrei dovuto inventarmi qualcosa di sensato da dire su film completamente privi di senso e dove la noia aveva regnato sovrana. Quest’anno ho fatto il contrario. Ho scelto il primo film che mi è capitato sottomano (nel rispetto delle regole del gioco), me lo sono guardato, l’ho ugualmente trovato noioso e privo di senso, ma per pigrizia (o per paura di cadere dalla padella nella brace) ho deciso di fermarmi su quello. Proverò quindi a scriverne e vada come vada. 

lunedì 15 giugno 2026

The coffee table

Porca puttana. Anzi, dirò di più. Puttana troia. È tutto quello che mi viene da dire nel momento in cui lo schermo diventa scuro e il sipario si chiude su questa visione che mi ha scatenato per un’ora e mezza di fila un rilascio di adrenalina tale da farmi dubitare della salute del mio povero muscolo cardiaco, già provato da anni di body-horror, torture porn, shockumentary e gore/splatter di ogni tipo. E pensare che, quando mi si prospetta un po’ di shock cinema, io non sono certo il tipo che si tira indietro. Anzi, sono uno che si è visto tutta la saga dei Guinea Pig giapponesi con un sacchetto di popcorn in mano e il sorriso sulle labbra. Eppure, il controllo dell’ansia rimane il mio punto debole. Mettimi di fronte anche a una commedia romantica dove c’è un tipo che rischia di essere scoperto a prendere il caffè con una tipa che non è la fidanzata e io vado subito in paranoia. Non parliamo poi di quando in un film compare un cane, un gatto o un altro animale d’affezione che, come da copione, so essere stato messo lì apposta per fargli fare una brutta fine. E, nonostante il titolo vi faccia un vago riferimento, c’è molto più di un semplice caffè in questo “The coffee table” (2002), titolo internazionale di “La mesita del comedor”, una commedia nera diretta da Caye Casas, che ha curato anche la sceneggiatura insieme a Cristina Borobia
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