domenica 27 novembre 2022

Smuttynose Axe Murders (Pt.1)

Maren Hontvet
La donna saltò fuori dalla finestra nel momento esatto in cui lui faceva oscillare l'ascia, colpendo il davanzale con così tanta forza che la testa dell'ascia si staccò. Atterrò nella neve fresca e prese a correre più velocemente che poteva. A piedi nudi, corse velocemente nella neve, alla ricerca di un posto dove nascondersi. Vide il proprio cane, Ringe, che le correva incontro abbaiando. Lo prese in braccio, temendo che i suoi latrati potessero tradire la sua posizione, e lo portò con sé. Inizialmente pensò di nascondersi nel pollaio lì accanto, ma l’idea era troppo ovvia. Sarebbe stato quello il primo posto dove lui l’avrebbe cercata. Decise quindi di correre verso il molo, pensando di poter fuggire dall'isola con la barca con cui quell’uomo era di certo arrivato, ma non c'era nessuna barca. Probabilmente era approdato dall'altra parte dell'isola e aveva raggiunto l’abitazione a piedi, reso invisibile dalla complicità di quella notte senza luna. Proseguì verso la scogliera, indifferente alle ferite che le si aprivano sui piedi scalzi. Trovò infine un riparo tra delle rocce che, a colpo d’occhio, potevano offrirle quel minimo di sicurezza. Lì, scalza e in camicia da notte, con solo il cane a donarle un po’ di calore, attese fino all'alba. 

lunedì 21 novembre 2022

Il giovane Holden

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” 

Esistono innumerevoli ragioni perché un romanzo si debba o non si debba leggere. Ne esistono altrettante perché si debba rimandarne il più possibile la lettura, che è poi quello che ho fatto io con “Il giovane Holden”. La ragione principale, tuttavia, è che si tratta di un libro che hanno letto in tanti, in troppi, e ciò può generare un impulso di attrazione o di repulsione, a seconda che ci si senta più o meno portati a uniformarsi. Oltre a ciò, esiste un livello di curiosità che in questo caso è ai massimi livelli. Abbiamo fra le mani la nostra edizione de “Il giovane Holden” e ciò che vediamo non è altro che una copertina bianca, con su scritto solamente il nome dell’autore e il titolo del romanzo. Non una parola in quarta di copertina, ancora meno nei risvolti interni (quando ci sono). Si dice che fu lo stesso Salinger a pretendere che il suo libro avesse una copertina completamente vuota perché, spiegava, voleva che i lettori non fossero guidati da un’immagine nella scelta del libro e che lo scegliessero solo per la curiosità di scoprirne i contenuti. Oggi questa cosa la chiameremo “originalata di marketing”, ma ai tempi di Salinger forse l’idea era in qualche modo sincera. 

martedì 15 novembre 2022

Traditi dalla fretta #32

Dopo oltre due mesi in cui The Obsidian Mirror è stato monopolizzato dallo Speciale Ju-On, eccoci tornati alla normalità (se di normalità, in questo mondo impazzito, è ancora possibile parlare). Mi sento quasi meschino a scarabocchiare stupidate quando tutto là fuori sta andando a rotoli, ma quello che che leggerete da qui alla fine dell'anno, sono in realtà cose già pronte e che vado a pubblicare più per inerzia che per un reale desiderio di aggiornare il blog. Unica eccezione è la puntata di "Traditi dalla fretta" che va in onda oggi che, per ovvi motivi, scrivo oggi in fretta e furia a poche ore dalla sua effettiva pubblicazione sul blog.
In altri momenti non avrei mancato un accenno, anche di sfuggita, a due tra gli eventi che in questa stagione calamitano l'attenzione di tutti gli appassionati del fantastico in Italia, vale a dire l'appuntamento milanese con Stranimondi e quello toscano di Lucca Comics, ma la verità è che entrambi mi sono passati davanti agli occhi mentre ero girato e quando me ne sono ricordato erano ormai ben lontani all'orizzonte. Pazienza. Sarà per il prossimo anno o, se non per quello, per quello dopo. Sarà probabilmente per il giorno in cui mi scrollerò di dosso questa strana sensazione, come dire, di vivere disallineato (troppo in anticipo o, se preferite, troppo in ritardo) dai miei tempi. E chissà se il Natale, ormai dietro l'angolo a giudicare dalle prime lucette che già si vedono in giro, non mi possa regalare un po' di sincronia. 
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