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martedì 28 febbraio 2017

Nove strati di buio

Sarei falso se non ammettessi fin da subito che è stata inizialmente la grafica di copertina ad attrarmi su questo libro come una calamita. Sì, lo so, sarà anche infantile, ma non so resistere ai contenitori quando sono ben fatti. E non parlo solo di libri. Se poi anche il contenuto promette grandi cose, allora ecco che inevitabilmente la mia ragione cede il passo a un sano istinto animalesco.
Ovviamente non sono tanto pazzo da pescare completamente al buio, anche se qualche volta mi è capitato di farlo con risultati tutto sommato alterni. Ero già incappato nel nome di Laura Sestri girovagando per blog sulla spinta di qualche link lasciato da qualche parte da qualcuno dei miei contatti e, sto parlando almeno di un anno fa, ero finito ne La fucina delle diaboliche traduzioni, un luogo "in cui possono essere “forgiate” nuove, inedite traduzioni, dove una traduttrice dall’inglese e dal russo desidera creare un ponte tra autori stranieri inediti in Italia e case editrici in cerca di nuove voci" (cit.).
Il mondo del blogging, e di riflesso quello social che vi ruota attorno, è più piccolo di quello che potrebbe sembrare e così, di post in post, di tweet in tweet, ho potuto assistere, anche se da molto lontano, alla genesi di questa raccolta di racconti, curata appunto dalla fanciulla di cui sopra. Comprato immediatamente appena disponibile, "Nove strati di buio" ha mantenuto tutte le sue promesse e non rimpiango assolutamente i dodici eurini spesi per il cartaceo (non mi pare di averne visto una versione digitale, ma fa niente). Quali promesse? Beh, sicuramente non solo la copertina, nonostante solo poche righe fa ne abbia sottolineato i meriti.
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