Visualizzazione post con etichetta David Bowie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Bowie. Mostra tutti i post

mercoledì 10 febbraio 2016

Cracked Actor

Avete capito bene. A un mese esatto dalla sua scomparsa, su questo blog si torna nuovamente a parlare di David Bowie. Qualcuno potrebbe pensare, e credo sia inevitabile, che questi miei continui riferimenti al Duca Bianco siano un modo un po’ paraculo per attirare audience sfruttando un evento tragico… e non saprei davvero cosa rispondere, se non che mi dispiacerebbe se qualcuno davvero lo pensasse. La verità è dentro di me e non saranno certamente queste quattro righe di introduzione a cambiare le cose.
In quei primissimi giorni dopo la terribile notizia, tutto il web si è risvegliato all’improvviso e un po’ tutti si sono ricordati di essere (o di essere stati) fan di David Bowie. Ammetto che io stesso non sono stato da meno e, se non fosse stato per quell’unico album (Low, 1977) sempre presente nella memoria di tutti gli smartphone che si sono succeduti nella mia tasca, probabilmente adesso sarei qui a dire che non ascoltavo niente di suo da decenni. Che poi, a pensarci bene, un’affermazione del genere sarebbe quanto mai irreale, visto che la musica di Bowie, volente o nolente, ha sempre attraversato a intervalli alterni le varie fasi della mia vita senza mai, nemmeno una volta, lasciarmi indifferente. Anche quei pochi secondi di un suo pezzo captato in tivù durante uno spot pubblicitario, o anche quell’altro pezzo usato, perfetta pennellata finale, nei titoli di coda di un recente mainstream hollywoodiano. Fugaci attimi che mi hanno sempre fatto saltare una pulsazione, mentre mi sorprendevo a dire a me stesso “Ehi, questa è quella vecchia canzone che ascoltavo quando…”. Quanti ricordi!

lunedì 11 gennaio 2016

Ashes to ashes

Oggi sarebbe dovuto essere il giorno del rientro: stamattina era infatti programmato il post con cui questo blog avrebbe riaperto i battenti dopo la lunga pausa natalizia e salutato questo 2016 pieno di aspettative. Ma poi mi sono alzato, ho acceso il notiziario e improvvisamente tutto quanto avevo immaginato ha perso di significato. La scomparsa di David Bowie è una di quelle cose che lasciano il segno, sicuramente la notizia più infausta che questo inizio di anno avrebbe potuto portarmi. 
Come molte persone della mia generazione, feci il mio primo incontro con il Duca Bianco nel 1983 quando, volente o nolente, non potei fare a meno di essere risucchiato dal successo mondiale di "Let's Dance". Non fu in quell'occasione però che me ne innamorai: quello successe  dopo, un paio di anni più tardi, quando, lo ricordo come fosse ora, mi sintonizzai a tarda sera su un canale radiofonico che aveva programmato uno speciale sulla carriera della popstar britannica. In poche ore recuperai tutto quello che c'era da recuperare, dagli esordi con Space Oddity e Hunky Dory all'era di Ziggy Stardust, dal successo di Alladin Sane  al concept orwelliano Diamond Dogs, lungo altri momenti significativi chiamati Young Americans e Station to Station. Il vero colpo di fulmine arrivo però con la celebre trilogia di Berlino, composta da tre album realizzati con il supporto di Brian Eno tra il 1977 e il 1979, vale a dire Low (ad oggi il mio preferito), Heroes e Lodger. Il seguente Let's Dance (e ancora di più il successivo Tonight, che all'epoca odiavo ma che poi ho ampiamente rivalutato) era quindi solo la punta di un iceberg dalle dimensioni spropositate che fino a quel giorno avevo ignorato.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...