“Quando Sodoma e Gomorra saranno riportate sulla terra e gli uomini vestiranno da donna e le donne vestiranno da uomini vedrete passare la Morte cavalcando la peste bianca. E le antiche pestilenze saranno come una goccia d’acqua nel mare, rispetto alla peste bianca. Montagne di cadaveri verranno ammassate nelle piazze e milioni di uomini porteranno la morte senza volto... Città con milioni di abitanti non troveranno le braccia sufficienti per seppellire i morti e molti paesi di campagna saranno cancellati con un’unica croce... Nessuna medicina riuscirà a frenare la peste bianca perché questa è l’anticamera della purificazione. E quando nove uomini su dieci avranno il sangue marcio verrà gettata sulla terra la falce perché sarà giunto il tempo di ritornare a casa.”
Di questa, famosissima, e altre agghiaccianti profezie sono pieni gli scritti di Rasputin: sono il testamento che ci ha lasciato insieme al ricordo indelebile della sua personalità, così controversa e complessa da sfuggire a ogni precisa collocazione. Su questo bizzarro personaggio è già stato detto di tutto e di più. Forse non c’è davvero bisogno del mio post, ma la sua figura ammantata di ambiguità e mistero e, proprio per questo, così affascinante da far ancora parlare di sé a quasi un secolo dalla sua scomparsa, mi ha sempre affascinato moltissimo e voglio quindi rendergli omaggio; e voglio ricordare le circostanze della sua morte, ormai entrate a far parte della leggenda.
