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mercoledì 14 ottobre 2015

Orizzonti del reale (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

L'estasi è sempre uno stato eccezionale, passeggero, e la più parte degli uomini non l'ha mai provato. Taluni più rozzi e incolti durano fatica anche a immaginarselo. La sua bella etimologia greca ex-stasis, lo star fuori, esprime mirabilmente questo concetto (Paolo Mantegazza, “Le estasi umane”, 1887).
La prima cosa a colpirmi, nel leggere “Le porte della percezione”, è stato lo scoprire che Aldous Huxley rimase di fondo insoddisfatto della sua esperienza: all’assunzione della mescalina non fece seguito nessuna rivelazione assoluta, e anche se lui aveva sperato di poter modificare la sua coscienza ordinaria in modo da essere in grado di conoscere dall’interno ciò di cui parlano il visionario, il medium e perfino il mistico, ciò non era avvenuto, perlomeno nei termini in cui se l’era immaginato. E di se stesso egli, che pochi anni dopo la sua morte sarebbe stato definito da Timothy Leary un visionario e il “bodhisattva dell'era nucleare”, diceva di essere povero d’immaginazione (!).
"Da ciò che avevo letto dell’esperienza della mescalina, ero convinto in precedenza che la droga mi avrebbe introdotto, almeno per qualche ora, nella specie di mondo interiore descritto da Blake e da Ӕ. [...] Ma non avevo calcolato, era evidente, le idiosincrasie della mia struttura mentale, i fatti del mio temperamento, della mia educazione e delle mie abitudini.".

mercoledì 2 settembre 2015

Orizzonti del reale (Pt.1)

Nella vita prima o poi arriva sempre il momento in cui ci si ferma e ci si interroga sul significato della realtà, della vita e della morte: chi siamo, dove stiamo andando, cosa ci aspetta dopo, eccetera. Vista la mia età anagrafica ho vissuto molte di queste fasi, la prima delle quali (come forse anche per molti di voi) è sopraggiunta quando ero molto giovane, troppo giovane persino per cercare di trovare delle risposte. Parlo di risposte in senso individuale e del tutto arbitrario, naturalmente. A ognuno di noi, nella solitudine della propria coscienza, spetta l’arduo compito di esplorare la religione, la scienza, la filosofia, il mito, il folclore, e poi inevitabilmente di fare i conti con se stesso e ciò che è (e non è) in grado di credere. Ma noi, rispetto agli umani del passato, siamo ben più strani. Ci sono ormai due opposte tendenze, e se da un lato un diffuso realismo tende sempre di più a far diffidare del trascendente, dall’altro aumentano le proposte per aumentare la propria consapevolezza: yoga, meditazione, counceling filosofico, corsi di costellazioni familiari, illuminazione e trasformazione della realtà promettono di aiutarci ad espandere la nostra coscienza e, perché no, a cambiare radicalmente la nostra vita. Un tempo di certe cose ci si occupava nei salotti degli artisti, degli intellettuali e dei filosofi, oppure nei laboratori degli scienziati all’avanguardia, ma le persone comuni erano troppo concentrate sulla vita di tutti giorni, che spesso coincideva con la mera sopravvivenza, per avere il tempo e la voglia di pensarci. Oggi è tutto diverso.
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