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lunedì 14 ottobre 2024

La Grande Abbuffata: scorpacciate da paura (Pt.4: vampiri)

Il sangue è la vita!” (Dracula, Francis Ford Coppola) 

Abbiamo parlato di zombi e di cannibali, e va bene, ma perché inserire un capitolo anche sui vampiri? Cos’hanno a che fare tali creature con questo speciale a tema gastronomico? Purtroppo, nel lungo elenco dei disturbi alimentari tipici di quest’epoca non bisogna dimenticare quello forse più singolare. Sto parlando della cosiddetta Sindrome di Renfield (*), nota anche come ematolagnia o più comunemente come vampirismo clinico, ovvero una parafilia nella quale l'eccitazione sessuale è associata al bisogno compulsivo di ingerire sangue. Per chi ne soffre, l’ematolagnia è un’esperienza molto più profonda e intensa dell’atto sessuale, che termina nel momento dell’orgasmo. Ingerire il sangue del partner, al contrario, soddisfa il desiderio di entrare in comunione con il partner per un tempo virtualmente infinito. Il partner, attraverso il sangue, viene ingerito, posseduto, inglobato, per sigillare in questo modo un rapporto indissolubile, attraverso un meccanismo simile a quello per cui i guerrieri di un tempo ingerivano, possedevano e inglobavano i nemici vinti in battaglia per assorbirne le migliori qualità.

giovedì 11 giugno 2015

Quando il Conte muore...

3 maggio, Bistrita. Lasciata Monaco alle 20,35 del 1° maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto: saremmo dovuti arrivare alle 6,46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade di Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l'impressione che, abbandonato l'Occidente, stessimo entrando nell'Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi porti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.
Scusate. Non ho saputo resistere alla tentazione di iniziare questo post inserendo uno degli incipit più famosi della letteratura gotica. 
Oggi è un giorno di lutto. Lo avrete già saputo. Muore a Londra, alla veneranda età di 93 anni, Christopher Lee, l'uomo che più di ogni altro ha saputo rendere sullo schermo la figura del celebre vampiro di Stoker. Qualcuno potrebbe obiettare che il "vero" Dracula fu quello caratterizzato da Bela Lugosi (Dracula, 1931), qualcun altro invece potrebbe preferire il volto di Klaus Kinski (Nosferatu, 1979) o quello di Max Schreck (Nosferatu, 1922), ma resta fuori questione che, con ben dodici "Dracula" nella sua filmografia, Christopher Lee è stato (e sarà per sempre) l'uomo il cui volto più facilmente si confonde con quello, immaginario, del principe dei non-morti.

mercoledì 5 settembre 2012

Megera e le altre

Negli ultimi giorni si è parlato un po’ di mitologia sui blog qui attorno. Ha iniziato Orlando che ha incautamente citato Medusa in un suo post, poi si è passati a citare Parche e Grazie e, da qui, attraverso un mio vecchio post, alle Graie e alle Muse e sulla questione del loro numero, chiarito definitivamente sul blog di Argonauta Xeno. È evidente che l’argomento affascina parecchio, per cui ho deciso di rincarare e la dose, complice un vecchio film Hammer che ho visto proprio un paio di sere fa.
Che belli erano questi vecchi film della Hammer: scenografie inquietanti e musica dall’incedere incalzante fin dai titoli di testa, come una promessa di brivido immediato e senza tregua.
“Gorgon – Lo sguardo che uccide”, anno 1964, comincia proprio così, con sullo sfondo l’immagine di un goticissimo castello abbandonato, ma sempre maestoso, nell’Europa centrale dei primi del ‘900. La regia è di Terence Fisher che girò, tra gli altri "Dracula il vampiro" (1958), "La maschera di Frankenstein" (1957), "Il mostro di Londra" (1960), "Le spose di Dracula" (1960)...

Il sipario si apre all’interno di una casa dove un uomo e la sua amante discutono. Lei è incinta e lui le dice che si prenderà le sue responsabilità, anzi andrà subito in paese per parlare con il padre di lei. Lui è Bruno Heitz (Jeremy Longhurst), un pittore, e lei Sascha Cass (Toni Gilpin). Quando Bruno esce di casa, lei lo insegue per cercare di fermarlo, ma rimane indietro, da sola nel bosco, come nella più classica delle fiabe dei fratelli Grimm. Nel bosco, immobile nella notte, buio e virato di verde, l’unica nota di colore è il suo vestito azzurro. Non appena la telecamera inquadra la luna piena, seminascosta dalle nuvole, in un cielo troppo chiaro per essere un cielo notturno, sentiamo che qualcosa sta per accadere. Un urlo. La donna grida in preda all’orrore guardando qualcosa – o qualcuno – che è fuori campo e noi non possiamo vedere: Sascha si porta le mani al volto, poi cade riversa. Quando viene ritrovata la polizia pensa che sia stata uccisa da Bruno e scatena una caccia all’uomo, ma viene ritrovato anche lui cadavere, impiccato.

lunedì 16 maggio 2011

La frusta e il corpo

Quando penso a questo film la prima cosa che mi viene in mente è il senso di “oppressione uditiva” che ho provato quando l’ho visto per la prima volta. Eh già, perché il suono ammantava tutto il resto, soprattutto l’onnipresente rumore del vento che come un lupo ululante si udiva ovunque, anche all’interno di stanze chiuse. Magari i dettagli li ho scordati, ma questo è impossibile dimenticarlo, così come i colori accesi e i meravigliosi paesaggi in contrasto con la severità e la cupezza del castello.
La storia è molto semplice, ma efficace: il conte Kurt Menliff fa ritorno al castello di famiglia, da dove era stato cacciato per il coinvolgimento nel suicidio della figlia della governante, per accampare diritti sull’eredità. Infatti, suo padre è malato e ha intenzione di nominare suo unico erede il secondogenito Christian, che tra l’altro ha sposato Nevenka, la donna con la quale Kurt in precedenza aveva avuto una relazione. Il ritorno di Kurt è accolto male da tutti, inclusa Nevenka: ma nonostante la donna professi di odiarlo, in realtà è legata a lui da un torbido rapporto di amore-odio e la loro relazione (esplicitamente sadomasochistica) ben presto riprende.
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