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venerdì 11 maggio 2018

Una storia mesoamericana

Il sacrificio umano e l’autosacrificio nella cultura azteca: piacere per la sofferenza o strumento politico? 

“How the gods had their beginning and where they began is not well known. But this is plain, [that] there at Teotihuacan... when yet there was darkness, there all the gods gathered themselves together, and they debated who would bear the burden, who would carry on his back - would become - the sun. And when the sun came to arise, they all [the gods] died that the sun might come unto being... and thus the ancient ones thought it to be.” (Bernardino de Sahagún, Florentine Codex)

Gli Aztechi sono stati uno dei pochi popoli mesoamericani a non essere nativi del luogo in cui hanno stabilito il proprio impero, bensì un insieme di diversi popoli uniti soltanto da un comune linguaggio, il Nahuatl, che migravano dalle regioni del nord del Messico (una mitica terra di nome Aztlan da cui deriva appunto il termine di Azteco) fino a stabilirsi nella più florida e ospitale Valle centrale. 
Fra tutti questi popoli quello di cui si conosce sicuramente di più è quello dei Mexica (che si pronuncia Mescica), il quale stabilendosi nella zona paludosa di quella che diventerà la città di Tenochtitlan creerà dal nulla uno degli imperi più straordinariamente organizzati fra le civiltà precolombiane.

mercoledì 20 maggio 2015

Vita e morte di Jorge Riosse (Pt.2)

Siamo all’incirca a metà degli anni Ottanta quando la signora Rosa Elena Carvajal prende come affittuario nella sua casa nella colonia Nuova Anzures un giovane sulla ventina, di bell’aspetto, che si sistema in una camera al piano superiore e più tardi si trasferirà nel minuscolo sottotetto per "essere più vicino al cielo".
L’uomo si fa chiamare Jorge Riosse e, occasionalmente, Jorge Riossen, Jorge Cariño o Jorge Rossemberg, ma il suo vero cognome (come scoprirà poi leggendolo sul certificato di morte) è Rios Sanchez.
Il giovane non parla mai del suo passato e sembra tormentato nel profondo: fa discorsi sconclusionati, scompare e riappare spesso nel cuore della notte e saltuariamente lo avvistano sul Paseo de la Reforma mentre, truccato e vestito da donna, sembra intento ad adescare giovani uomini, non sembra avere un lavoro ma ha l’armadio pieno di vestiti griffati, eppure nessuna di queste stranezze allarma Doña Rosita che, anzi, rimane affascinata dalla sua carismatica personalità, così come tutti coloro che nel corso della sua lunga permanenza presso la donna hanno l’occasione di conoscerlo. Del resto, Jorge ha grande immaginazione e grande talento: canta, suona la chitarra, scrive e dipinge meravigliosamente ed è poliglotta. Se non proprio amici, Jorge e Rosa diventano abbastanza intimi, quasi come dei parenti. Pochi anni dopo, nei primi anni ’90, un assassino seriale comincia a mietere vittime nel Distretto Federale: tra il settembre del 1991 e l’aprile del 1993 un totale di 13 donne, tutte prostitute e comprese tra i 25 e i 38 anni, vengono assalite selvaggiamente e uccise in camere d’albergo situate in pieno centro città. I corpi vengono trovati sotto il letto, in genere coperti da un lenzuolo, e l’assassino usa il rossetto delle vittime per lasciare enigmatici messaggi sugli specchi.

venerdì 15 maggio 2015

Vita e morte di Jorge Riosse (Pt.1)

Jorge si chiuse finalmente la porta alle spalle. Ansimava per la lunga corsa. Il buio attorno a sé era in quel momento pressoché assoluto, ma quello era il suo appartamento, non aveva bisogno della vista per riconoscere la confortante atmosfera di pace che quel luogo solitamente era in grado di fargli respirare. L’interruttore della luce era a pochi centimetri da lui, raggiungibile con un semplice e rapido gesto della sua mano sinistra, ma non azzardò alcuna mossa. Nessuna luce, nessun rumore, nulla che potesse regalare ai suoi inseguitori un indizio sulla sua presenza. Cercò di controllare il proprio respiro: in quelle condizioni si sentiva completamente vulnerabile, nonostante la solida struttura della porta sulla quale poggiava le spalle. Inspirazione. Espirazione. Inspirazione. Espirazione. Aveva trovato il ritmo giusto. Respirava meglio ora, più silenziosamente, più discretamente. Se qualcuno fosse arrivato in quel momento non lo avrebbe certo udito. Qualcuno. Sì, qualcuno sarebbe potuto arrivare da un momento all’altro, doveva tenerlo ben presente. Anzi, quel qualcuno sarebbe potuto già essere lì, a pochi centimetri da lui, oltre quella soglia, magari con l’orecchio appoggiato a quella stessa porta in silenziosa attesa di un rumore, di un impercettibile rumore rivelatore. Jorge sudava freddo ora. Si asciugò le mani sui pantaloni cercando nel contatto con il tessuto un po’ di quel calore che sembrava aver abbandonato il suo corpo. Era quasi certo che nessuno lo avesse visto infilarsi nell’androne e, anche se su questo punto fosse stato in errore, era certissimo che nessuno potesse aver notato quale fosse la porta che si era appena chiuso alle spalle. Maledetti mostri. Cosa avrebbero fatto? Avrebbero avuto il coraggio di infilarsi in quello stesso androne a quell’ora della notte? Lo avrebbero cercato? Avrebbero origliato dietro tutte le porte? Le avrebbero sfondate?

mercoledì 26 novembre 2014

Il castello della purezza

Ho imparato a conoscere gli uomini osservando il comportamenti dei topi. Uomini e topi sono la stessa cosa! Ecco perché io non voglio che tu abbia alcun contatto con il mondo. È meglio rimanere rinchiuso qui con i miei topi, piuttosto che avere a che fare con ciò che c'è là fuori. Perché dici questo? Non dovresti parlare così. Non si può paragonare la gente con i ratti. Inoltre, hai sempre amato i nostri bambini. Sì, ma loro sono diversi. Come potrebbero non esserlo dal momento che non hanno mai lasciato questa casa? Non ti rendi conto? Sono 18 anni che io e i ragazzi non usciamo di qui. In 18 anni non abbiamo mai nemmeno visto la strada. Hai anche il coraggio di lamentarti? Al contrario, sono sempre stata molto felice con te. Non c'è niente di meglio che vivere con un uomo come te. Non ho bisogno di niente altro. Questi 18 anni sono stati meravigliosi. Tu sei tutta la mia vita. Non ho bisogno di andare fuori. Ti ricordi quando siamo venuti in questa casa? Utopia era appena nata. Voluntad e Porvenir non hanno mai visto altro che queste mura. Non c'è nient’altro per loro al di fuori di questo. Se non fosse stato per questo, chissà cosa sarebbe stato di noi. Tu conosci il mondo. Te lo ricordi. Tu sai com’è. È ancora così, perché quando io esco lo vedo con i miei occhi. Fidati. La decisione è stata ottima e lo prova il fatto che i bambini qui sono al sicuro, sono puri, sono felici. Al contrario, nel mondo le loro anime sarebbero già stati corrotte.
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