Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

venerdì 21 giugno 2013

Giugno '73

Sì, avete letto bene. Lo so. Lo so che è il 2013. Volevo proprio scrivere “Giugno ‘73”. Il fatto è che da qualche giorno, così casualmente, suona ininterrottamente nella mia testa (e nel mio lettore CD) quella vecchia canzone di Fabrizio De André. Ho improvvisamente realizzato che sono passati esattamente 40 anni da quel lontano mese di giugno cantato da Faber, e allora mi sono sentito salire dentro l’idea di questo post, di questo ultimo post di giugno (me ne andrò infatti qualche giorno in vacanza sperando di ritrovarvi tutti a luglio)
Fabrizio De André scrisse questa canzone qualche anno dopo, esattamente nel 1975, e la inserì nel suo album “Volume VIII”. Io a quei tempi ero piccolino: ci avrei messo molti anni ancora per innamorarmi delle canzoni del Grande Genovese e questa “Giugno ‘73”, in particolare, è una di quelle che ho sempre preferito. Il fatto è che è impossibile non lasciarsi trasportare da quella voce così malinconica, da quelle note di una semplicità quasi imbarazzante e da quelle parole così intense e ricche di significato. Ecco, appunto, l’interpretazione di “Giugno ‘73” è praticamente lo scopo del post di oggi. Non sarà per nulla facile: molte parole sembrano buttate lì a caso, senza uno scopo apparente. Ci sono solo alcuni passaggi abbastanza chiari che lasciano poco spazio al dubbio, ma la maggior parte del testo è davvero criptica. Ho letto in rete diverse opinioni circa il significato di questo testo, che riporterò laddove necessario, ma qui cercherò di  fare qualche passo in più. Perlomeno questo è il mio proposito: non è nemmeno detto che ci riesca.

lunedì 18 marzo 2013

Colui che non ritorna

Era quasi il tramonto, faceva caldo sulla via Emilia che Ruggero percorreva in calesse per tornare a casa, a San Mauro di Romagna, dove la moglie Caterina lo attendeva. Era un sabato di agosto del 1867 e Ruggero stava facendo ritorno dal mercato di Cesena dove avrebbe dovuto incontrare un fantomatico signor Achille, funzionario dei principi Torlonia, proprietari della tenuta “La Torre”, un latifondo di cui l’uomo era amministratore e presso il quale viveva con la sua famiglia. Il signor Achille, chiunque egli fosse, non si era presentato all’appuntamento, e solo verso le sei del pomeriggio Ruggero, arresosi all’evidenza, decise di rientrare. 
Ruggero, nato nel 1815, era diventato amministratore del latifondo nel 1855, dopo la scomparsa prematura del cugino che rivestiva quel ruolo prima di lui, e nel 1867 erano quindi dodici anni che svolgeva quell’incarico. In veste di amministratore della “Torre” era noto e stimato per lo zelo, lo scrupolo e l’onestà con cui adempiva alle sue mansioni. Quando si mise sulla via del ritorno, Ruggero non sapeva ancora che non avrebbe mai più rivisto l’amata moglie e i suoi otto figli Margherita, Giacomo, Luigi, Giovanni, Raffaele, Giuseppe, Ida e Maria.
La cavalla trotterellava pacatamente lungo la strada di casa. Era una cavalla minuta in confronto ai grossi cavalli normanni usati per il lavoro nei campi, ed era l’unica ad avere il mantello grigio scuro, colore degli uccelli storni. Ruggero aveva con lei un rapporto che andava oltre il semplice rapporto tra uomo e animale: le era molto affezionato e la cavalla ricambiava il suo affetto come poteva, trainando il calesse e affrontando imperturbabile anche grandi distanze.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...