“Volevo solo un posto dove stare solo. Per me è un bisogno primario, come l’acqua e il cibo, ma ho capito che non lo è per tutti. […] Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto con gli altri non mi viene naturale, mi richiede uno sforzo.” (Peter Cameron, Someday This Pain Will Be Useful to You)
Ritorniamo a parlare di Peter Cameron a solo pochi mesi dalla recensione, qui sul blog, di “Cose che succedono la notte”, romanzo del 2020 che avevo letto più che altro, e non faccio fatica ad ammetterlo, perché ipnotizzato dal titolo.
Sapevo benissimo, mentre lo leggevo con rara avidità, che il mio destino di lettore si sarebbe presto incrociato con quello che universalmente è acclamato come il suo capolavoro. Sto parlando di “Someday This Pain Will Be Useful to You”, che Adelphi ha tradotto, in maniera indiscutibilmente letterale, come “Un giorno questo dolore ti sarà utile”.
Molti autori, inclusi i contemporanei, si sono posti il problema di confrontarsi con protagonisti alienati. L'alienazione totale è sempre difficile da descrivere, anche se Beckett ci era andato piuttosto vicino, e il giovane James Sveck, protagonista di questo classico di Cameron, non fa eccezione.

