lunedì 15 giugno 2026

The coffee table

Porca puttana. Anzi, dirò di più. Puttana troia. È tutto quello che mi viene da dire nel momento in cui lo schermo diventa scuro e il sipario si chiude su questa visione che mi ha scatenato per un’ora e mezza di fila un rilascio di adrenalina tale da farmi dubitare della salute del mio povero muscolo cardiaco, già provato da anni di body-horror, torture porn, shockumentary e gore/splatter di ogni tipo. E pensare che, quando mi si prospetta un po’ di shock cinema, io non sono certo il tipo che si tira indietro. Anzi, sono uno che si è visto tutta la saga dei Guinea Pig giapponesi con un sacchetto di popcorn in mano e il sorriso sulle labbra. Eppure, il controllo dell’ansia rimane il mio punto debole. Mettimi di fronte anche a una commedia romantica dove c’è un tipo che rischia di essere scoperto a prendere il caffè con una tipa che non è la fidanzata e io vado subito in paranoia. Non parliamo poi di quando in un film compare un cane, un gatto o un altro animale d’affezione che, come da copione, so essere stato messo lì apposta per fargli fare una brutta fine. E, nonostante il titolo vi faccia un vago riferimento, c’è molto più di un semplice caffè in questo “The coffee table” (2002), titolo internazionale di “La mesita del comedor”, una commedia nera diretta da Caye Casas, che ha curato anche la sceneggiatura insieme a Cristina Borobia
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...