Let me tell you a story to chill the bones, about a thing that I saw. Il mio primo incontro con la “Danza Macabra” (o Totentanz, che dir si voglia) risale a qualche anno fa. Credo fosse il 2005 o il 2006. Avevamo deciso di trascorrere, io e la mia lei, qualche giorno in un posticino romantico, lontano dallo stress di tutti i giorni, e la nostra scelta era ricaduta su Lucerna, nella Svizzera centrale. L’idea di Lucerna mi ronzava nella mente da molti anni, dal giorno in cui, primo giorno della mia prima classe elementare, ammirai sulla copertina del mio primo quaderno la foto di un affascinante ponte coperto che, si leggeva in una nota in basso, era sito proprio a Lucerna. Quel ponte, simbolo della città, altro non è che il famoso Kapellbrücke (Ponte della Cappella), uno dei più antichi ponti di legno d’Europa risalente al 1365 che, con i suoi 204 metri, unisce la parte settentrionale della città con quella meridionale. Ricordo come se fosse oggi il momento in cui il Kapellbrücke apparve improvvisamente ai miei occhi dopo una curva. Di fronte a me l’immagine della mia infanzia, esattamente così come l’avevo vista centinaia di volte su quel quaderno (che, per inciso, ancora conservo gelosamente). Ma chi avrebbe mai detto che sarebbe stato un altro ponte, lo Spreuerbrücke (Ponte del Mulino) quello che mi avrebbe sorpreso ancora di più. Lo Spreuerbrücke sorge un chilometro più a monte ed è caratterizzato da una serie di dipinti in stile medievale sulla peste del XVII secolo. Tali dipinti ritraggono varie condizioni di uomini e donne, sacerdoti e guerrieri, principi e contadini, dai personaggi più umili ai più potenti, tutti raffigurati in balia della morte. Tutti gli uomini sono quindi uguali di fronte alla Morte, è il messaggio. Memento mori! (Ricordati che devi morire!) Scheletri danzanti si fanno beffe delle loro vittime, invocanti pietà, inutilmente piene di rimorso e disperazione. Had I danced had I pranced had I sung with them / All had death in their eyes / Lifeless figures they were undead all of them / They had ascended from hell / As I danced with the dead / my free spirit was laughing and howling down at me / below my undead body / just danced the circle of dead (Dance of Death, Iron Maiden, 2003). Ecco quindi fare il loro ingresso in scena le Danze Macabre: da quel giorno le avrei notate un po’ ovunque nel corso delle mie peregrinazioni: l’ultima a Berlino, nella Marienkirche, al cui interno è affrescata una “Dance of Death” alta 2 metri e lunga 22.
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lunedì 6 agosto 2012
lunedì 9 maggio 2011
La maschera del demonio
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Mario Bava
Di questo film, famosissimo, mi riesce difficile scrivere. Non c’è nulla che non sia già stato detto in proposito, ma d’altra parte bisogna pur parlarne se si parla di gotico, dato che in Italia è stato in pratica il capostipite del genere. Per questo film il regista e gli sceneggiatori presero spunto dal racconto “Il Vij” di Gogol', che tratteggiava la figura del vampiro in maniera inconsueta e differente rispetto alla classica figura del Dracula cinematografico.
Si tratta del film d'esordio di Mario Bava, vero padre putativo del cinema horror italiano, colui che ha anticipato i tempi e che ha indicato la strada ai suoi successori, colui che ha valorizzato per primo la bellezza perversa di Barbara Steele che, proprio da questo film, avrebbe iniziato la sua emblematica carriera di eroina nera. Non serve spendere molte parole su Bava in questa sede, talmente è universale il personaggio. Per chi volesse approfondire, rimando all’ottima scheda su Mario Bava in Splatter Container.
Parlerò più che altro del film e di come io l’ho vissuto.
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