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martedì 29 maggio 2018

Lasciate ogni speranza...

Hellraiser (1987)
Benvenuti all'inferno e...
Lasciate ogni speranza!

Le vie dell’inferno sono lastricate di brutti film, soprattutto di quelli prodotti esclusivamente per spennare i fan. Questo 2018 festeggiamo i trent’anni dell’arrivo in Italia dell’ottimo primo film di una saga terrificante, un ciclo di dieci film totali che dal 1987 ad oggi rappresenta il perfetto specchio in cui l’arte cinematografica riflette il proprio declino verticale: c’è da credere che neanche gli infernali Supplizianti usino gli ultimi film di Hellraiser come tortura: sarebbe troppo crudele. 
Difficile stabilire quanto successo abbia avuto in Italia la saga di Hellraiser, quanti fan l’abbiano seguita e le siano rimasti fedeli: è raro trovare qualcuno che ricordi più di due o tre titoli e spesso le trame si confondono. Di sicuro si ricordano i titoli pre-Duemila. 
Penso si possa affermare che in Italia – dove sono usciti solamente sette film su dieci – la saga di Hellraiser non sia così amata e seguita come nei Paesi anglofoni, in cui i fan hanno tenuto vivo qualcosa che vivo non è mai stato. E proprio i fan hanno iniziato ad utilizzare un termine molto pericoloso, che intorbidisce ogni discussione: mythology.

domenica 27 maggio 2018

Carne e metallo

L’audio-tortura Barkeriana
Carne e Metallo

"The only group I've heard on disc, whose records I've been taken off because they made my bowels churn." [L'unico gruppo che ho ascoltato su vinile, i cui dischi li ho rimossi perché mi hanno ridotto le viscere in poltiglia]. 
A pronunciare queste strane (e in un certo senso profetiche) parole è l’autore dei Libri di Sangue Clive Barker (uno che con viscere e poltiglie assortite aveva praticamente rifondato un genere) il quale, nei mesi di preparazione del suo primo film da regista, il famigerato Hellraiser (in Italia Hellraiser, Non Ci Sono Limiti), deciderà di assecondare i suoi umori funesti, affidando la colonna sonora a una band inglese che attraverso rimandi esoterici e lugubri sinfonie elettronico/industriali aveva costruito una carriera altrettanto controversa: parliamo dei Coil
Barker ama e odia la musica del duo britannico (Peter Christopherson, ex-Throbbing Gristle e John Balance) e ricordando il disagio che aveva provato nell’ascoltare i loro dischi rompe gli indugi e si affida al terribile combo d’Albione per costruire quelle sinfonie di dolore e di morte che accompagneranno le gesta dei suoi Cenobiti sul grande schermo.

giovedì 3 maggio 2018

The Hellbound Heart

Come cominciò:
The Hellbound Heart

Durante la seconda metà degli anni '80s del XX secolo il mondo della narrativa fantastica venne sconvolto da uno dei suoi periodici scossoni.  
Come tutti gli scossoni alla fine si trattò di un fuoco di paglia che dopo qualche anno esaurì tutta la sua portata propulsiva, però è indubbio che finché ebbe durata quello scossone ebbe effetti deflagranti in tutto il mondo dell'horror, letterario, televisivo e cinematografico. 
In buona sostanza era nato un nuovo movimento narrativo, un movimento che lo scrittore e sceneggiatore David J. Show aveva battezzato come "splatterpunk", anche se - come spesso succede - una parte degli scrittori associati a questo movimento avrebbe finito per dissociarsene o per effettuare i propri bravi distinguo. 
Detto ancora più in soldoni lo splatterpunk rappresentava una sorta di ribellione contro l'horror più tradizionale, un suo adattamento alla controcultura (letteraria,musicale, cinematografica) dei tempi moderni e alla nuova società che stava arrivando con molte meno sicurezze, molta più violenza e molto molto più caos. Dovendone dare una definizione potremmo dire che lo splatterpunk descrive in maniera cruenta e con dovizia di particolari situazioni già cruente per loro natura. 
Sangue e frattaglie non mancavano, così come non mancava una sorta di bizzarra poetica del macabro al suo interno.

venerdì 13 dicembre 2013

Una gita a Barkerville (Pt.3)

Il mondo in un tappeto” propone un’incursione in un mondo magico che rimanda alla nostra immagine mentale del Giardino dell'Eden, permeata però di un prominente lato oscuro: il titolo italiano, sicuramente meno poetico dell’originale “Weaveworld”, ha però il pregio di sintetizzare molto bene l’argomento, perché in effetti il tappeto è un giardino pieno di gioia e di pace, o perlomeno questo è ciò che il tappeto da preghiera simboleggia nella cultura islamica e mediorientale: il tappeto come casa, il Paradiso a cui aneliamo ritornare. Il tappeto del titolo è proprio la casa-rifugio di una popolazione in fuga dal nostro mondo, una terra magica che brulica di vita sospesa. Particolarmente interessanti sono i personaggi femminili, quasi creature di una specie a parte, che posseggono un potere soprannaturale, il menstruum, che si scatena come un flusso d'energia devastante. È un potere che non fa distinguo tra bene e male, né tra le caratteristiche morali di chi lo possiede: difatti, lo posseggono sia la “buona” Suzanna che la “cattiva” Immacolata, una creatura dalla strana purezza che nel tempo ha saputo insinuarsi nell'immaginario oscuro dell'umanità con molti nomi (Madonna Nera, Signora dell'Angoscia, Mater Maleficiorum) e che con i fantasmi delle sorelle morte Maddalena e Megera forma un'unità perversa e indissolubile.

lunedì 9 dicembre 2013

Una gita a Barkerville (Pt.2)

Un parossismo di sofferenza che non finisce nemmeno con la morte.  Chissà quante reminescenze cristiane, anche inconsce, ci sono in questa visione? Ce ne devono essere, perché gli orrori di Barker somigliano in tutto e per tutto alle rappresentazioni classiche dell'inferno, da quelle della letteratura religiosa a quelle dantesche, anche se è difficile dire fino a che punto lui stesso ne sia consapevole: da lui, dalle interviste che nel corso degli anni ha rilasciato, sembra trasparire una razionalità di fondo, come se per lui parlare di morte e sofferenza fosse una scelta precisa che serve a portare alla luce, a razionalizzare, aspetti spiacevoli della realtà che altrimenti si tenderebbe a negare oppure a rimuovere. A parte questo egli non ha mai negato di essere stato influenzato, come pittore ed illustratore, dalle opere di Hieronymus Bosch, il suo pittore preferito, così come da quelle di William Blake e di altri famosi artisti.
I suoi mostri sono creature straordinarie, nel senso letterale di “fuori dall'ordinario”. Eppure, non si fa fatica a provare per loro una sorta di empatia, riflesso di quella evidente dell'autore, perché per Barker il concetto di normalità non è e non deve essere basato sull'apparenza estetica: alcuni non sono di per sé cattivi, né peggiori degli altri personaggi, sono mostri perché diversi, ma a volte la loro diversità non è altro che un differente stadio evolutivo.

venerdì 6 dicembre 2013

Una gita a Barkerville (Pt.1)

Di tutti gli autori che hanno deciso di trattare del diverso e del mostruoso, Clive Barker è uno di quelli che hanno saputo farlo con lo sguardo più puro. Non mi sembra però, questo, un sintomo del suo distacco; anche se ammetto che questo giudizio potrebbe dipendere da me: io sono uno di quelli che hanno bisogno della paura per sentirsi vivi, pertanto mi riesce difficile concepire un atteggiamento mentale diverso dal mio.
Non è solo la fruizione delle sue opere (letterarie e non), ma anche le sue stesse parole di commento, le sue interviste, che mi hanno portato a esprimere questo giudizio, all'apparenza così tranchant, che mi sforzerò di spiegare di seguito. Una premessa importante: per il momento non intendo parlare del Barker regista, e questa scelta non deriva certo da disinteresse, ma esclusivamente dal fatto che è il Barker scrittore quello che ho conosciuto per primo, e pertanto è da quello che voglio partire. In futuro… chissà.
Ricordo ancora quando, all'inizio della sua carriera, si sprecavano i giudizi ed i paragoni con il re dell'horror Stephen King: quale miglior biglietto da visita per uno scrittore emergente delle lodi, vere o presunte, dello scrittore di genere più famoso? Solo più tardi ho riconosciuto in questo uno dei primi esempi di marketing da me saggiati quando il marketing non sapevo ancora bene che cosa fosse. Bei tempi, quelli!
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