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mercoledì 6 giugno 2012

Häxan

Sesso, stregoneria, satanismo, blasfemia, cannibalismo, adulterio, corpi deformi. Sono concetti a cui oggi siamo ormai assuefatti. Spesso ormai ne ritroviamo riscontri nella cronaca nera. Il cinema, la letteratura e le varie forme di “intrattenimento”, a cui siamo ormai abituati, ne hanno ampiamente fatto man bassa, al punto che non è raro che certi concetti passino ormai inosservati. Ma ci credereste se vi dicessi che un film a base di sesso, stregoneria, satanismo, blasfemia, cannibalismo, adulterio e corpi deformi (tutto questo, non solo una parte) siano contenuti in un’unica pellicola, girata nientemeno che nel 1922? La riposta è si. Per quanto possa sembrare incredibile, in quell’epoca di pionieri, fu realizzato un film che sarebbe divenuto uno dei più controversi casi della storia del cinema. Dapprima impazientemente atteso, poi applaudito, poi contestato, poi denigrato, poi distrutto, quindi ritrovato, restaurato, manipolato, di nuovo applaudito e di nuovo contestato, fino alla sua definitiva consacrazione.

Benjamin Christensen nel 1922 era già un regista affermato, reduce da diversi importanti risultati raggiunti sia in patria (Christensen era nato il 28 settembre 1879 a Viborg, in Danimarca) sia all’estero. Le sue opere, prima fra tutte “Blind Justice” del 1915, erano già considerate all’avanguardia per l’epoca, sia per i contenuti sia per le tecniche di regia, ma fu con “Häxan” che Christensen riuscì a realizzare il suo vero capolavoro, quello che lo rese immortale.
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