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mercoledì 16 ottobre 2019

L'orsa col nodo sulla coda

Questa storia inizia una ventina di anni fa, ma con quell'inizio l'oggetto del post ha ben poco a che vedere. Erano gli anni in cui avevo ormai messo da parte le letture di fantascienza che avevano monopolizzato il mio interesse nella mia prima giovinezza per passare a qualcosa di più, se così si può dire, "mainstream". Sul finire degli anni Novanta (ma forse erano già i Duemila) mi ero intestardito a leggere i romanzi di Dean Koontz, che al tempo trovavo piacevoli (anche se maledettamente superflui, col senno di poi) e non mi facevo mai scappare un suo titolo quando e se me ne saltava uno all'occhio frugando nelle bancarelle dell'usato. Non era difficile visto che i Koontz, allora come ora, te li tirano dietro un tanto al chilo. Oggi quasi tutti quei romanzi di Koontz sono tornati a vivere nel loro ambiente naturale (la bancarella): tutti tranne, forse, "Ladri di tempo" (Time Thieves, 1972), scampato al suo destino solo perché uscito nell'inviolabile collana "Urania". Non mi è rimasto nulla di "Time Thieves" (e questo la dice lunga), ma ricordo perfettamente quel "sense of wonder" che mi lasciò quel breve racconto-extra posto in appendice di quel numero di Urania datato 1973.
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