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domenica 30 aprile 2017

Bangkok is not the end

Bangkok Haunted (Bangkok Kill City, 2001)
Ed eccoci arrivati al capolinea. Quello che state per leggere è l’ultimo articolo dello speciale di aprile, quello in cui si suppone che io tiri le somme di quanto scritto e pubblicato nel corso del mese e dia appuntamento, a chi lo vorrà, al prossimo anno. Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno speso del tempo per seguirmi in questo ultimo mese e in particolare chi ha voluto lasciare un segno del suo passaggio. Voglio anche scusarmi con i blogger a me più prossimi, dai quali ultimamente ho latitato anche più del solito: vi voglio bene come sempre, è che proprio non mi riesce di fare due cose insieme. Se qualcuno mi chiedesse com’è andata, così sui due piedi non saprei cosa rispondere: possono il numero di visualizzazioni e commenti, da soli, decretare il successo (o l’insuccesso) di un progetto come questo? Credo di no, anche perché il lavoro fatto non si esaurisce con il post di oggi, ma sarà usufruibile da tutti coloro che, nei mesi e negli anni a venire, arriveranno qui attraverso i motori di ricerca. Comunque stiano le cose, è ormai tempo di voltare pagina.
A prescindere da come “Bangkok Haunted” sia stato recepito, posso però dire di essere abbastanza soddisfatto. Credo di aver fatto quanto di meglio potevo nel tempo a mia disposizione, e anche se sono consapevole che con un po’ più di calma il risultato finale sarebbe stato sensibilmente migliore, non voglio essere troppo severo con me stesso.

lunedì 3 aprile 2017

Bangkok Dangerous

È praticamente impossibile affrontare un discorso coerente sul cinema thai senza fare alcun riferimento agli avvenimenti storici che hanno drasticamente segnato, tra le tante cose, il punto di rottura tra la old e la new vawe del cinema tailandese. Sto parlando della grave crisi economica il cui momento più delicato, per le economie del Pacifico, arrivò mercoledì 2 luglio 1997, giorno in cui le autorità di Bangkok decisero di slegare il "baht" tailandese dal dollaro americano. 
Una decisione inevitabile, dopo i ripetuti attacchi speculativi che avevano costretto la Banca centrale a sacrificare, nella difesa della moneta, più di quattro miliardi di dollari in un mese. Le ragioni della crisi finanziaria più grave nella storia del continente asiatico sono da ricercare nella crescita tumultuosa e disordinata vissuta dalla Tailandia nel decennio precedente, nel corso del quale i flussi di capitale dall'estero avevano favorito un aumento incontrollato degli investimenti, finanziati esclusivamente con l'indebitamento, e un boom indiscriminato del comparto immobiliare. È una storia che vi ricorda qualcosa? 
Quando poi, infatti, i nodi vennero al pettine, la moneta tailandese finì sotto pressione, con i risultati che sappiamo. I tentativi di difendere la moneta, prima attraverso il ricorso alle riserve di valuta, poi mediante svalutazioni sempre più incontrollate e il rialzo dei tassi di interesse, non ebbero seguito alcuno se non quello di spingere nuovi speculatori ad approfittare dell'ulteriore debolezza della divisa e a provocare il fallimento di moltissime aziende. Le conseguenze, nello scenario orientale, furono più o meno le stesse che anche noi siamo abituati a conoscere bene: levitazione dei tassi di interesse, taglio della spesa pubblica e aumento della pressione fiscale. Risultato? Calo dei consumi, disoccupazione… le solite cose. 
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