“O! My Jaunetic Muse! Bring me the words to describe Your majesty!” (Yellow Death, DS Davidson)
Dopo solo poche settimane dall’articolo in due parti dedicato a uno dei racconti più inquietanti del ciclo canonico chambersiano, ovvero “Nella corte del drago” (vedere qui e qui), ritorniamo a bomba sulla sibillina frase “È una cosa spaventosa cadere nelle mani del Dio vivente!" in esso riportata, che avevamo riconosciuto come una citazione del Nuovo Testamento, e più precisamente della “Lettera agli Ebrei” (versetto 10:31).
Ho dato subito per scontato che una frase di tale impatto sarebbe stata sicuramente rintracciabile anche negli scritti di altri autori, e così, senza perder troppo tempo, mi sono gettato alla ricerca di nuovo materiale. Non è stato facile, ma alla fine qualcosa è saltato fuori ed eccomi qui a relazionarvi.
Nell’ormai lontano 2007 fu presentata una pubblicazione indipendente, ormai abbondantemente esaurita e pertanto non più ordinabile, dal titolo “The King in Yellow: an anthology”, a cura di DJ Tyrer (che abbiamo già conosciuto qui). L’opera, dall’aspetto piuttosto casalingo e composta da una cinquantina di pagine in formato A4 tenute insieme da un semplice dorsino di plastica, includeva brevi racconti, poesie e illustrazioni ispirate ai miti di Hastur. Impreziosita da un racconto di Robert W. Chambers (“Il paradiso del profeta”, ndr) e da una poesia senza titolo di Lin Carter, l’antologia includeva opere provenienti da un vasto sottobosco di noti e meno noti scrittori del fantastico, tra cui un certo DS Davidson, l’autore sul quale ci concentriamo oggi.