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mercoledì 27 agosto 2025

Il deserto di Carcosa

«A Verulengo, tranquilla cittadina di provincia, il quattordicenne Stefano Luschi conduce una vita normale tra amicizie, primi amori e piccole avventure con il suo gruppo, i "B.R.A.V.I." Ma quando suo zio Giovanni, in coma dopo aver letto un misterioso volume intitolato "Il Re Giallo", dà segni di risveglio, Stefano inizia a sospettare che forze oscure siano sul punto di tornare. [...]" Il deserto di Carcosa" è un'avvincente storia di formazione che intreccia dark fantasy, horror e thriller soprannaturale, esplorando il confine sottile tra il mondo che conosciamo e gli abissi che si nascondono oltre le pagine di un libro maledetto.» 
L’ultima fatica di Fabrizio Valenza, selezionata dalla giuria di qualità del Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, è un romanzo che sulla carta avrebbe dovuto piacermi molto: sebbene io non ami particolarmente il fantasy, dark fantasy incluso, amo la narrativa fantastica in generale e, come i frequentatori di lungo corso del blog sanno benissimo, ho una particolare predilezione per l’universo chambersiano del Re in Giallo, al quale ho dedicato una mole pressoché infinita di articoli e approfondimenti a partire dal 2013.

venerdì 26 luglio 2024

Codice infranto

"Rocco Costanzo, Angelo Tiraboschi e Gustavo Nicolis sono insegnanti e colleghi presso una scuola di Verona. Nascondono un segreto tremendo: tutti e tre hanno commesso tremendi delitti proteggendosi con un codice di comportamento creato appositamente. Ma quando una domenica pomeriggio Angelo Tiraboschi infrange le regole per soddisfare i propri istinti, uccidendo un ragazzo che si prostituiva, il trio piomba nell'orrore. Angelo Tiraboschi è il primo a morire in modo violento e impressionante. La maledizione che l'ultimo giovane assassinato gli ha lanciato prima di spegnersi inizia a mostrare il suo alone di minaccia. E Rocco Costanzo, il leader del gruppo, comincia ad avere degli incubi, nei quali le loro vittime tornano a visitarlo."
Quella che avete appena letto qui sopra è la sinossi dell’ultima fatica di Fabrizio Valenza, autore veronese già apparso un paio di altre volte da queste parti. Parlare di “ultima fatica” in realtà non è del tutto corretto, in quanto una prima versione di questo testo era già stata mandata alle stampe una decina di anni fa dai tipi di Dunwich Edizioni. Questa nuova uscita, riveduta, corretta e rinnovata dal punto di vista grafico (sono state anche aggiunte alcune illustrazioni interne, ma solo nella versione cartacea), è quindi un re-launch che Valenza ha inserito nella sua collana autoprodotta con l’etichetta “Albero del mistero”, attraverso la quale l’Autore, ormai da qualche anno, sta mettendo ordine in tutti i suoi lavori. Una nuova edizione che, a differenza della prima, è passata sotto i miei radar e che ha fatto crescere in me, memore delle esperienze precedenti, la voglia di accaparrarmela. 

lunedì 9 ottobre 2023

L’incubo dietro la porta

"E benché vi siano coloro" scriveva l'arabo pazzo "che hanno osato gettare un'occhiata oltre il Velo, accettandoLo come Guida, tuttavia sarebbero stati più prudenti a evitare ogni commercio con LUI: poiché nel Libro di Thoth sta scritto quanto è terribile il prezzo anche di un singolo sguardo.”
(Howard Phillips Lovecraft, “Through The Gates Of The Silver Key”, 1933) 

Mi accingevo a leggere questo nuovo romanzo di Fabrizio Valenza, autore conosciuto solo pochi mesi fa grazie alla lettura de “L’isola dei Morti” (e relativa intervista), e subito mi veniva da domandarmi quali altri meravigliosi spunti sarei riuscito a trarne. La speranza non è stata vana, come vedremo tra breve, anche se temo possa essermi stato complice un pizzico di follia interpretativa. Inizio subito col dire, come i lettori più assidui certamente sapranno, che provengo dalla recente visione de “La casa con la scala nel buio” di Lamberto Bava, per cui mi è stato impossibile non visualizzare il protagonista del libro di Valenza con il volto di Andrea Occhipinti, che nel film citato si aggirava tutto solo in una solitaria villa trasudante misteri, esattamente come il protagonista del romanzo di cui andremo tra breve a parlare. 

lunedì 13 marzo 2023

L'isola dei morti e la filosofia mistica della conoscenza. Intervista con Fabrizio Valenza

Solo qualche settimana fa avevamo pubblicato qui sul blog una recensione al romanzo "L'isola dei morti" di Fabrizio Valenza, titolo che, come avevamo sottolineato, rimanda al poema sinfonico che Sergej Rachmaninov compose fra il 1907 e il 1908, e  a sua volta ispirato alla serie di dipinti che Arnold Böcklin, realizzò tra il 1880 e il 1886. 
In tale occasione non esitai a definire il romanzo come "il compimento di un viaggio iniziatico" di 
personaggi sospesi fra il piano naturale e quello soprannaturale, ovvero fra il regno dei vivi e quello dei morti. L'aspetto forse più curioso della questione è che, cosa per me piuttosto atipica, il mio interesse per quel romanzo non è andato scemando dopo la pubblicazione dell'articolo. Anzi, nonostante molti passaggi fossero piuttosto chiari, e nonostante fossi riuscito casualmente a cogliere alcuni elementi, volutamente celati dall'Autore nel testo, che ne tradiscono la genesi, molte sono rimaste le questioni aperte, le domande alle quali non ho saputo rispondere o, molto più banalmente, le curiosità che non ho soddisfatto.
La soluzione che ho trovato a questo piccolo grande problema è la più semplice: andare direttamente alla fonte. Ho scritto quindi a Fabrizio Valenza, il quale si è dimostrato ben disposto a svelare tutte le sue carte. Quello che segue è il testo integrale della mia intervista a Fabrizio che, come vedrete, non è assolutamente priva di sorprese. Buona lettura!

lunedì 6 febbraio 2023

L’isola dei morti

All’ombra de’ cipressi, e dentro l’urne confortate di pianto, è forse il sonno della morte men duro? (Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, 1807) 

L’isola dei morti. Quattro parole che già così sono abbastanza evocative. Ma più che le parole, è evocativa l’immagine che prende forma nella nostra mente ascoltandole. È l’immagine di un dipinto sul quale di certo la stragrande maggioranza di chi ci inciampa è costretta a soffermarsi per molto più di un semplice istante. 
Un’immagine che, d’altra parte, forse per via della ricchezza di particolari, forse per via dell’impenetrabilità del soggetto, richiede un’attenzione particolare, e non certo un’occhiata distratta come quella che si concede a capolavori anche più celebri. L’arte in fondo è anche (e soprattutto) questo: non vi è, se non per ragioni commerciali, una vera necessità di assegnare un titolo a un’opera. E ciò è valido tanto per le arti figurative quanto per quelle uditive. Quante volte abbiamo riconosciuto immediatamente una melodia senza rammentare altrettanto immediatamente il titolo e il suo autore? Quante volte riconosciamo un’immagine senza associarla a null’altro che a se stessa? 
"L’isola dei morti" (Die Toteninsel) non fa eccezione: è straordinariamente facile riconoscerla e di lei anche i sassi sanno che 1) ne esistono diverse versioni e che 2) nel 1933 stregò il Führer al punto dal portarlo ad acquisirne una per lo studio della cancelleria del Reich. Il nome del suo autore è invece tutt’altro che facile ricordarlo e, prima che ricorriate a wikipedia, ve lo rivelerò io: si tratta di Arnold Böcklin, uno dei principali esponenti del simbolismo tedesco, corrente guarda caso caratterizzata da contenuti sempre molto complessi da decifrare. 
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