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venerdì 19 marzo 2021

Carcosa svelata

Ciò che distingue True Detective da grandissima parte delle serie televisive si può individuare nella sua caratteristica di basarsi più sul non detto che sul detto, di sfruttare più le atmosfere create e i simbolismi sapientemente velati che non ciò che accade effettivamente, a livello di azione, nei frangenti narrativi. Se questa sua peculiarità da una parte è lodevole, proprio per la sua capacità di calare lo spettatore in una dimensione quasi a-temporale, caratterizzata dall’onirismo più bizzarro e permeata dall’azione delle ineludibili forze del destino, dall’altra rende molto complicato decifrare i suoi significati più reconditi, cosa che noi in questa sede ci proponiamo di fare. Nondimeno, se sviscerare la serie nel suo complesso può sembrare un’operazione quasi impossibile, proprio per la sua caratteristica di non dire, nessuno vieta di provare a gettare luce su alcuni elementi chiave della storia, analizzabili per esempio con gli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni (Marco Maculotti) 
Un tempo di lettura record quello registrato per “Carcosa svelata”. Non mi capitava ormai da anni di far fuori duecento pagine in soli due giorni senza, si badi bene, sottrarre nulla al lavoro quotidiano e senza rinunciare al cinemino in streaming serale. Al netto di tutto, l’ho iniziato e portato a termine in tre o quattro ore, con gli occhi arrossati che gridavano inutilmente un po’ di pietà.

venerdì 11 aprile 2014

Intermezzo cosmogonico

...imperocché Iddio compose il mondo di tutto il fuoco e acqua e aria e terra, non lasciando fuori niuna parte o valore di niuno di quelli. In prima, perché il mondo fosse, quanto poteva, animale perfetto, e di perfette parti; e, oltre a ciò, perché fosse uno, non essendo lasciata materia donde generare si potesse un altro simigliante: e poi ancora perché egli fosse senza morte e vecchiezza; avvisando bene Iddio, che il caldo, il freddo e tutte l'altre cose che hanno forte possanza, stando di fuori ai corpi e quelli fuori di tempo assalendo, li sciolgono, e, inducendo morte e vecchiezza, sí li fanno venire a corruzione. Per tal cagione e ragione Iddio lo fe' uno e tutto, compiuto e di compiute parti, e perpetuamente sano e giovine; e diedegli figura alla natura di lui assai convenevole. E da poi che all'animale deputato a raccogliere dentro sé tutti gli altri animali quella figura si conveniva, la quale dentro sé raccoglie tutte le figure; per questo lo torniò in forma di SFERA, il mezzo da ogni parte rimoto dagli estremi egualmente, dandogli di tutte le figure quella piú perfetta e simigliante piú a sé medesima (Platone, Timeo)

lunedì 23 settembre 2013

La vera natura dell'Uomo Verde

Rosslyn Chapel, Scozia. Una delle oltre cento raffigurazioni
dell’Uomo Verde presenti nella chiesa. L’Uomo Verde
viene generalmente interpretato come un simbolo di fertilità
pagana derivante dalla tradizione celtica, né buono né cattivo,
ma piuttosto con caratteristiche in bilico tra bene e male
Figura dalla potenza ancestrale, l'Uomo Verde incuriosisce e affascina perché sembra toccare corde profonde e inesplorate dentro di noi. Eppure non se ne parla molto e, quando lo si fa, l'argomento viene liquidato in fretta e spesso in modo non soddisfacente.
Se si è arrivati a sviscerare abbastanza bene l'origine di questi fregi, non si sono fatti molti tentativi per comprendere il significato nascosto all’ombra di quello convenzionale, universalmente accettato come veritiero. Il problema è che non esistono descrizioni dell’Uomo Verde in letteratura che ci possano aiutare, come invece ne esistono per altri tipi di simboli (ad esempio nei bestiari medievali), perciò nessuna interpretazione potrà mai essere indicata come assoluta. Signore e signori, ci troviamo in un terreno minato nel quale qualsiasi ipotesi si decida di abbracciare dovrà essere considerata necessariamente un'opinione, e non un fatto assodato.

Dell'Uomo Verde sapevo quel che sanno tutti, ovvero che si tratta di un simbolo pagano da interpretarsi come la raffigurazione dell'unione e del rispetto che i pagani nutrivano per la natura: Osiride, Nettuno, il titano Oceano, Artemide e suo fratello Dioniso, Pan, le ninfe driadi e amadriadi e il mito della Grande Madre sono solo esempi della divinizzazione della natura operata nel tempo dall'uomo. Un simbolo perpetuato per secoli da anonimi artisti che silenziosamente osteggiavano l'ortodossia cristiana a favore di fedi più antiche. Un simbolo che nel secolo scorso si è trasformato in simbolo di rinascita, un archetipo che indica il risvegliarsi della natura, ovvero la primavera, significato ripreso dalle cerimonie wiccan e dai numerosi festival dedicati all'Uomo Verde che si tengono annualmente in varie parti d'Europa (come quello di Clun, nella regione scozzese dello Shropshire). Per i neopagani si tratta di una rappresentazione del lato maschile del divino, un simbolo di forza e determinazione che probabilmente rimanda a tempi remoti in cui queste qualità erano indispensabili per la caccia e, quindi, per la sopravvivenza.
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