sabato 17 aprile 2021

“Penda’s Fen”: il daimon sacro dell’ingovernabilità

>>>  Guest post di Marco Maculotti <<<
Originariamente apparso su AXIS MUNDI
15 aprile 2018

«Oh my country, I say over and over… I am one of your sons, this is true. I am. I am. Yet, how shall I show my love?» (incipit) 

Fra le punte di diamante del filone folk-horror britannico anni Settanta — talvolta considerato parte di una tetralogia ideale che comprende The Wicker Man (Anthony Shaffer/Robin Hardy, 1973) [1], Witchfinder General (Michael Reeves, 1968) e Blood on Satan’s Claw (Piers Haggard, 1970) — Penda’s Fen è uno sceneggiato televisivo scritto da David Rudkin e diretto da Alan Clarke, che venne trasmesso per la prima volta il 21 marzo 1974 all’interno della serie Play for Today, prodotta dalla BBC.
Pellicola criptica e onirica, ambientata in un’Inghilterra rurale in cui i dogmi del cristianesimo e quelli del corporativismo militare sembrano fondersi in maniera tanto innaturale quanto inevitabile, Penda’s Fen si presenta innanzitutto come un dramma della diversità vertente da una parte su un desiderio di fuga da una società che tende a soffocare il potenziale individuale dei suoi singoli figli, dall’altra da un anelito ancora più forte: la conoscenza del sé più profondo e la sua realizzazione [2]. Due aspirazioni che, come vedremo nel proseguo di questo articolo, appaiono indissolubilmente legati nel filo della narrazione. 

domenica 11 aprile 2021

Ten Years Gone! (10 anni di blog)

Dieci anni, sono passati dieci anni. Se ci penso mi viene male. Sono passati esattamente dieci anni dal giorno in cui decisi di dare alla luce il blog che state leggendo e da allora, seppur tra alti e bassi, sono ancora qua a tamburellare freneticamente su una tastiera cose di cui sicuramente l’umanità avrebbe potuto fare a meno. L’umanità, ma non io, visto che The Obsidian Mirror in questi dieci anni mi ha regalato gioie e soddisfazioni, molte più gioie e soddisfazioni di quanti non siano stati i dolori e le delusioni. E l’entusiasmo, a parte qualche periodo un po’ così, è rimasto inalterato. 

mercoledì 7 aprile 2021

Confessioni di una maschera #9 (Storie di calcio, Pt.2)

Secondo tuffo nelle mie memorie calcistiche a distanza di pochi giorni e nuovo episodio della serie “Confessioni di una Maschera”. Prima di procedere vi consiglio, se non lo avete già fatto, di andarvi a leggere il post precedente, perché la storia di oggi inizia là dove ci eravamo interrotti. Avevo iniziato, come dicevo, ad accampare scuse sempre più improbabili per scantonare gli inviti del mio amico interista a trascorre le domeniche con lui allo stadio. La noia ormai mi aveva ucciso e non avrei potuto mai più trascorrere i miei pomeriggi in quella maniera allucinante. Per par condicio, tuttavia, decisi di accettare un invito parallelo da parte di un amico milanista e, devo ammettere, con poche speranze feci il mio primo ingresso nello stadio rossonero (che poi è lo stesso, come sapete) in occasione di un Milan-Monza di serie B.

sabato 3 aprile 2021

Cannibal Nuns from Outer Space!

Con una conoscenza enciclopedica della materia e l'accesso esclusivo alle scorte di armi sacre della chiesa, l'Ordine del Rosario Cremisi è in prima linea nell'eterna guerra tra il bene e il male. Che si tratti di respingere la possessione demoniaca, giudicare l'autenticità di presunti miracoli o avere l'ultima parola sul colore dei festoni alle feste parrocchiali, i membri dell'Ordine sacrificano la propria libertà per mantenere il mondo al sicuro. Padre Flynn, il principale agente operativo nel Regno Unito, è stato però ultimamente protagonista di una serie di errori imbarazzanti. Ricevuto un ultimatum, si trova ora a dover scegliere tra tornare al suo vecchio lavoro di bibliotecario o trovare la strada per la riabilitazione. E l'occasione non si fa attendere: orribili suore cannibali dallo spazio profondo sbarcano sulla terra per reclamare il loro tributo di sangue. Riuscirà Flynn a rimanere abbastanza sobrio da respingere le malvagie intenzioni delle scellerate religiose? Oppure un altro villaggio britannico cadrà sotto la loro furia? Una cosa è certa, bisogna batterle! E per farlo Padre Flynn dovrà prenderle a calci nel culo. (1)

martedì 30 marzo 2021

Confessioni di una maschera #8 (Storie di calcio, Pt.1)

Ennesimo tuffo negli anni Ottanta per questo nuovo episodio della serie “Confessioni di una Maschera”. Un episodio che immagino sorprenderà tutti, visto che in questa sede non ho mai parlato di sport (in generale), di calcio (in particolare) e nemmeno mi sono espresso su quale siano i colori societari a cui sono legato sin da ragazzino. Non lo dichiarerò espressamente nemmeno stavolta, ma al termine di questo post (e del successivo) lo capirete, credo, per esclusione. Premetto che del calcio non ci ho mai fatto una malattia, nel senso che dormo benissimo quando la mia squadra perde e non espongo bandiere quando invece vince. Mi piace e mi è sempre piaciuto, molto più del calcio in sé, il contorno di reciproci sfottò del lunedì mattina con i compagni di classe (prima) e con i colleghi di lavoro (dopo), per cui cerco di farmi trovare sempre un minimo preparato su ciò che è successo nel corso della domenica di campionato (non occorre una grande preparazione, in realtà: basta improvvisare e il giochino funziona anche non conoscendo i risultati del weekend). Ma il discorso di oggi parte da molto più lontano...  

giovedì 25 marzo 2021

Hellebore: ricordo di antichi terrori

The Yuletide Special
Ultimamente, vagando senza una precisa meta per siti e blog stranieri, mi capita di incappare in cose davvero interessanti. C'è un intero mondo là oltre i nostri confini, come sapete, e spesso è solo la pigrizia che ci trattiene all'interno delle mura domestiche. Fortunatamente l'ostacolo della lingua inglese è perfettamente sormontabile, e ciò mi consente di spaziare alla grande nel world wide web (altre lingue non ne conosco, ma me ne faccio una ragione) così come spazio tra siti e blog italiani. Il vero problema è la vastità del mondo: pensare di poter seguire migliaia di siti o blog, quando faccio fatica a seguire con costanza quei quattro o cinque connazionali, mi mette l'ansia. Per fortuna non si tratta di un lavoro, e ciò mi permette di uscire dal mio giardino solo quando ne ho voglia e quando mi ricordo. Ed è stato proprio in una delle mie ultime peregrinazioni che sono incappato sul sito di questa "casa editrice" indipendente specializzata nell'horror popolare britannico. Il virgolettato su "casa editrice" è quasi d'obbligo, visto che non ci sono veri indizi che lo sia davvero. Il sito è piuttosto minimale e lascerebbe pensare più che altro a dei fanzinari. In effetti, la loro proposta è un magazine a periodicità variabile il cui tratto distintivo è un forte interesse per uno specifico argomento; realizzata in pratica da appassionati per altri appassionati.

venerdì 19 marzo 2021

Carcosa svelata

Ciò che distingue True Detective da grandissima parte delle serie televisive si può individuare nella sua caratteristica di basarsi più sul non detto che sul detto, di sfruttare più le atmosfere create e i simbolismi sapientemente velati che non ciò che accade effettivamente, a livello di azione, nei frangenti narrativi. Se questa sua peculiarità da una parte è lodevole, proprio per la sua capacità di calare lo spettatore in una dimensione quasi a-temporale, caratterizzata dall’onirismo più bizzarro e permeata dall’azione delle ineludibili forze del destino, dall’altra rende molto complicato decifrare i suoi significati più reconditi, cosa che noi in questa sede ci proponiamo di fare. Nondimeno, se sviscerare la serie nel suo complesso può sembrare un’operazione quasi impossibile, proprio per la sua caratteristica di non dire, nessuno vieta di provare a gettare luce su alcuni elementi chiave della storia, analizzabili per esempio con gli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni (Marco Maculotti) 
Un tempo di lettura record quello registrato per “Carcosa svelata”. Non mi capitava ormai da anni di far fuori duecento pagine in soli due giorni senza, si badi bene, sottrarre nulla al lavoro quotidiano e senza rinunciare al cinemino in streaming serale. Al netto di tutto, l’ho iniziato e portato a termine in tre o quattro ore, con gli occhi arrossati che gridavano inutilmente un po’ di pietà.

sabato 13 marzo 2021

Il re ne comanda una

Edizione Cliquot, 2019
Il re ne comanda una, Madama Dorè. Il re ne comanda una! 
Il re ne comanda, o domanda, una è un verso della famosa filastrocca per bambini “Oh quante belle figlie, Madama Dorè”. Di certo tutti la conoscete, anche se ormai è in disuso, come molte delle nostre tradizioni che si rifanno a un passato lontano e spesso indecifrabile. Questa filastrocca si recitava facendo il girotondo: erano esclusi una bambina che restava al centro (e che impersonava appunto Madama Dorè) e un bambino al di fuori (nella parte dello scudiero del re); i due, cantando, si scambiavano domande e risposte, e quest’ultimo sceglieva le bambine da togliere dal cerchio. Il gioco finiva quando concordato, oppure quando alla fine il cerchio si scioglieva perché non restavano più bambine. La bambina chiamata fuori dal girotondo simboleggia la fanciulla che esce dalla comunità per sposarsi, e la filastrocca ci rammenta di un tempo in cui il matrimonio era un patto sociale: nelle sue forme più arcaiche la sposa si acquistava, o si cedeva in cambio di una dote, per non parlare del matrimonio per ratto simulato dallo sposo, a significare che la partenza della sposa era una vera e propria perdita (affettiva e materiale) non solo per la sua famiglia di origine, ma per tutta la comunità. In seguito, con lo svilimento della figura femminile, fu la donna a dover fornire una dote, al tempo in cui ormai era vista come un peso, una “bocca da sfamare”, e poco più. 

domenica 7 marzo 2021

Teke Teke

Un anno dopo il lungo speciale su Botan Dōrō, la lanterna delle peonie, torna sulle pagine virtuali di Obsidian Mirror un nuovo appuntamento con la classicissima rubrica Hyakumonogatari Kaidankai (百物語怪談会), ovvero “Cento storie del mistero”, progetto ormai di lunga data che si prefigge l'obiettivo di pubblicare una serie di cento articoli dedicati al sovrannaturale della tradizione giapponese.
Si potrebbe opinare, e immagino che qualcuno lo farà, sulla reale opportunità di inserire quella che è a tutti gli effetti una leggenda urbana in una serie come questa, ma considerato che il Teke Teke (テケテケ) è un personaggio che ha raggiunto livelli di notorietà tali da apparire ormai destinato alla memoria perpetua, mi sono detto "perché no?". In fondo, il Teke Teke non è meno creepy di quanto non possa esserlo un qualunque yōkai della millenaria tradizione giapponese e, per inciso, il suo aspetto bizzarro gli consente di reggere benissimo il confronto con uno Hyakume (百目) dai cento occhi, o con un Kasa-obake (傘おばけ), il celebre spettro a forma di ombrello. Il vantaggio, o lo svantaggio a seconda da che parte lo guardi, è che una leggenda urbana è generalmente storia recente e, in quanto tale, ha le sue buone probabilità di derivare da avvenimenti reali. In altre parole, se avete in programma un viaggio in Giappone, sarà molto più probabile imbattersi in un Teke Teke che in qualcos'altro. 

lunedì 1 marzo 2021

Traditi dalla fretta #23

Non ero del tutto convinto di essere pronto oggi per una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", sebbene ormai i tempi fossero maturi. Pensavo anzi alla possibilità di modificarne la formula in modo tale da rendere il tutto più efficace, ma poi, mentre mi affannavo a cercare delle soluzioni convincenti che non mi convincevano del tutto, le settimane sono passate e gli appunti raccolti per strada iniziavano a diventare di nuovo troppo numerosi. Rimanderò quindi a tempi più favorevoli i miei propositi di rivoluzione, anche perché una delle novità che andrò a presentarvi oggi, la prima in elenco per la precisione,  aveva la precedenza su qualsiasi altra questione. Non capita tutti i giorni di veder pubblicato un saggio in italiano su uno degli argomenti che hanno fatto, nel corso degli anni, la fortuna di questo blog. 
Sto parlando ovviamente degli Yellow Mythos, un percorso che sto portando avanti, tra una pausa e l'altra, navigando a vista come un dilettante. Non è certamente un dilettante Marco Maculotti, fondatore del web magazine AXIS mundi che campeggia da diversi anni nel blogroll qui a lato, e lo prova l'uscita del saggio Carcosa Svelata, nel quale il nostro si getta a capofitto nei meandri dei "miti in giallo" partendo dai simbolismi da lui scovati nella serie televisiva True Detective.

martedì 23 febbraio 2021

Anton Zarnak: supernatural sleuths

Avevamo assistito la volta scorsa al debutto di Anton Zarnak, l’investigatore dell’occulto forse più trascurato della sua categoria. Sul suo conto nulla è praticamente mai affiorato, a eccezione di una misera antologia dal titolo “Anton Zarnak: Supernatural Sleuth” pubblicata nel 2002 dall’ormai defunta casa editrice Marietta Publishing. Tale antologia, ovviamente introvabile se non a prezzi stratosferici nel mercato dell’usato, include i racconti “ufficiali” usciti dalla penna di Lin Carter e vari contributi portati alla causa di Anton Zarnak da autori diversi (tra cui CJ Henderson, Joseph S. Pulver, Sr. e molti altri). Fortunatamente, alcuni di questi racconti sono riuscito a recuperarli con metodi nettamente più economici (ovviamente restando nell’ambito della legalità).
Purtroppo, a contribuire all’oblio ha pensato anche la scarsa vena creativa dello stesso autore che, oltre al già citato “Curse of the Black Pharaoh”, ci ha regalato solo altri due episodi che, oltre ad essere molto brevi, sono stati realizzati, diciamo così, “in parallelo”. I due racconti si sviluppano in maniera pressoché identica, usando spesso anche le stesse parole: entrambi introducono il protagonista (il cliente di Zarnak) che si reca in taxi presso l’abitazione dell’investigatore, viene accolto dal servo induista di quest’ultimo e fatto accomodare nella biblioteca nella quale, in attesa di essere ricevuto dal suo ospite, si diletta a curiosare tra gli scaffali.

mercoledì 17 febbraio 2021

Curse of the Black Pharaoh

C'è un passaggio cupo e inquietante nel papiro Ku-Naphest che parla di lui: come Akhenaten secoli dopo, Kethep era un eretico, che si era allontanato dagli dei del Nilo per rendere omaggio ai messaggeri oscuri di coloro, ancora più antichi, di cui non ci azzardiamo pronunciare ad alta voce i nomi. Kethep era alla perenne ricerca di misteri proibiti, di quella saggezza arcana che, pare, non sia mai del tutto morta. A differenza di Akhenaton, che si accontentava di adorare il proprio Dio mentre l'Egitto seguiva le sue antiche vie, Khotep sigillò i templi, portò alla perversione il sacerdozio nel suo culto osceno. Il suo regno fu un periodo oscuro; migliaia morirono sugli altari scarlatti delle forze infernali che egli cercava di evocare. Il Papiro Ku-Naphest sussurra di aver sancito un patto empio con "Quelli che non dormono", barattando l’immortalità nella carne; così, almeno, la leggenda sostiene. Egli aveva ricevuto una sorta di talismano magico che gli conferiva grande autorità e potere: la "Stella di Seth", la chiamano le leggende, in onore del nome del dio traditore. Con quel talismano il suo potere fu immenso, ma per la sua supoerbia i suoi dèi infine si rivoltarono contro di lui; morì e il suo corpo fu preparato secondo gli antichi riti e sepolto dai suoi seguaci nella Valle Segreta. Ma le leggende dicono di più, dicono che il suo spirito sia in qualche modo legato alla terra - "…e il suo Ka non andò mai a Karneter, la terra divina, ma ancora oggi indugia nella sua tomba". (Lin Carter, Curse of the Black Pharaoh, 1953)

giovedì 11 febbraio 2021

Tales of the Black Pharaoh

Ma torniamo al punto in cui eravamo rimasti prima di interromperci. Nephren-Ka, secondo Robert Bloch, fu un sacerdote che riuscì a usurpare il trono d’Egitto. Le teorie più comuni, che pongono il suo regno in tempi quasi biblici, sostengono che fosse l'ultimo (e il più grande) sacerdote-stregone di un culto misterioso che, per un determinato periodo, trasformò la religione canonica in qualcosa di oscuro e terribile. La “storia” narra che Nephren-Ka, una volta sul trono, fece bandire tutti i culti tranne quello di un’entità abominevole chiamata Nyarlathotep. Egli reclamò sacrifici umani sempre più sanguinosi e trasformò l’Egitto nel regno del caos. Quando il popolo ne ebbe abbastanza di tali atrocità scatenò una rivolta, e il famigerato Faraone fu finalmente detronizzato. Secondo questo racconto, il nuovo sovrano e il suo popolo distrussero immediatamente tutte le vestigia dell'ex regno, demolendo tutti i templi e gli idoli di Nyarlathotep, e cacciarono i sacerdoti malvagi. Il Libro dei Morti fu quindi modificato in modo da eliminare tutti i riferimenti al Faraone Nero e ai suoi culti maledetti. Ancora una volta, qui la storia si confonde con la leggenda: secondo i più informati, il culto considerava la loro divinità come rappresentante di mostruosi uomini-bestia che avrebbero abitato la Terra in tempi primordiali.

venerdì 5 febbraio 2021

Fane of the Black Pharaoh

“Il faraone Nephren-Ka le dedicò un tempio con un cripta senza aperture, e con l'ausilio della pietra fece cose tali per cui il suo nome fu cancellato da ogni monumento e da tutti i documenti. Fra le rovine del tempio maligno, distrutto dai sacerdoti e dal nuovo faraone, esso rimase celato finché il badile d'un archeologo non lo disseppellì per la dannazione del genere umano.”. (The Haunter in the Dark, HPL, 1935) 

In chiusura del precedente articolo avevamo accennato al fatto che l’idea lovecraftiana di "Under the Pyramids" avrebbe avuto in seguito modo di influenzare gli scritti di vari autori, tra cui Robert Bloch. Non posso quindi esimermi dal citare “Fane of the Black Pharaoh” (Weird Tales, dicembre 1937), un racconto che l’autore di Psycho scrisse prelevando, in maniera abbastanza spudorata, il soggetto di "Under the Pyramids" e mescolandolo con un paio di spunti provenienti da “The Haunter in the Dark”, racconto, quest'ultimo, uscito sempre su Weird Tales nel dicembre dell’anno precedente.
Non si tratta di plagio, e su questo punto credo non ci piova, quanto dell’ennesimo omaggio all’amico-rivale che già aveva battezzato il protagonista del suo “The Haunter in the Dark” con l’inequivocabile nome di Robert Blake.

sabato 30 gennaio 2021

Lampadedromie

Apocalisse (o apocalissi) s. f. [dal lat. apocalypsis, gr. ἀποκάλυψις «rivelazione»]. – 1. Titolo o designazione di scritti, canonici o apocrifi, contenenti rivelazioni relative ai destini ultimi dell’umanità e del mondo: l’A. di Abramo, di Mosé, di Paolo, di Pietro, ecc. In partic., il libro che ha questo titolo, accolto nel canone del Nuovo Testamento, attribuito tradizionalmente a s. Giovanni Evangelista. 2. fig. Come termine di riferimento o di confronto, catastrofe, rovina totale, fine del mondo, in frasi quali: visione d’a.; una notte da a.; sembrava venuto il tempo dell’apocalisse, e sim. (Treccani).
In questi ultimi tempi si parla di apocalisse un po' a sproposito. Viene facilmente da pensare, e questo lo ammetto, che la fine dell'umanità, contrariamente a quanto si pensava, stia avvenendo gradualmente attraverso una non meglio identificata pandemia, che ci spinge un giorno dopo l'altro verso un baratro di disperazione economica e sanitaria davanti al quale abbiamo già ampiamente dimostrato la nostra pochezza. Un'apocalisse come questa in realtà l'abbiamo già vissuta infinite volte e ogni volta in qualche modo ci siamo risollevati, perdendo magari qualche anno di vita, sacrificato in nome di un ideale che non sempre è stato il nostro. Penso alle guerre, alle carestie, alle grandi pestilenze del passato, in un arco di tempo che va dalle piaghe d'Egitto di quattromila anni fa ai più recenti genocidi in Ruanda o nella ex-Jugoslavia, ma più che altro penso a emergenze "minori" come, per chi se la ricorda (io avevo sei anni), la famosa austerity che fu imposta al nostro paese nel 1973, nel corso della quale, allora come oggi, furono penalizzati trasporti, cinema e ristoranti (della serie "il lupo perde il pelo")...

domenica 24 gennaio 2021

Cuore di vetro

Werner Herzog è un cineasta che ho sempre frequentato sporadicamente e senza particolare trasporto, tuttavia ho molto apprezzato uno dei suoi lavori degli anni ’70, e se sono qui a parlarne è perché lo trovo molto particolare, anzi, a mia memoria un unicum. Si tratta di uno dei film più sperimentali di Herzog, uno dei più sperimentali che io abbia mai visto e forse anche uno dei più sperimentali, in assoluto, della storia del cinema, non tanto nella tecnica e nella resa visiva (su cui comunque varrà la pena spendere due parole, perché è notevole), ma nella direzione del cast e della storia, che il regista lascia fluire direttamente dalla psiche degli attori: “Cuore di Vetro” (Herz Aus Glas, 1976).

Un villaggio della Bavaria, nel XIX secolo, deve la sua fortuna alla produzione di un vetro di un brillante rosso rubino. Quando il mastro vetraio muore, portando con sé il segreto del misterioso ingrediente che dà al vetro la sua peculiare colorazione, tutto precipita. Il giovane padrone della fabbrica si affanna inutilmente, fino alla follia, per recuperare la formula segreta; i contadini e gli artigiani, già avviliti da vite stanche, sembrano in apatica attesa della catastrofe, coincidente dapprima con la fine del benessere e poi con qualcosa di forse ancora più funesto.

lunedì 18 gennaio 2021

La Luna, l'Eden e altri oggetti smarriti dal XXVI trofeo RiLL

Puntuale come ogni anno, arriva la lettura dei racconti del Trofeo RiLL, giunto ormai alla sua ventiseiesima edizione. La formula è sempre la stessa dal 1994, anno in cui venne bandito per la prima volta il concorso letterario omonimo per il miglior racconto fantastico, i cui primi cinque classificati andranno successivamente a popolare l'annuale antologia "Mondi incantati" curata dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e edita da Acheron Books.
Complice forse il forzato isolamento tra le mura domestiche, l'edizione 2020 ha visto la partecipazione record di 430 testi, che hanno di sicuro riempito le giornate dei selezionatori. Ciò che ne è uscito è certamente e inevitabilmente un prodotto di ottima qualità, con i tradizionali alti e bassi dovuti, in questo caso, esclusivamente alle preferenze del sottoscritto lettore, che è uno che solitamente guarda alle antologie multi-autore con occhio particolarmente critico. 
L'antologia in questione prende il titolo dal racconto vincitore di Valentino Poppi: "Oggetti Smarriti" è effettivamente l'episodio meglio riuscito tra i cinque selezionati e merita senz'altro una menzione particolare anche in questo articolo, per quel che vale.

martedì 12 gennaio 2021

La santona di Ponzano

Il grosso portone di legno cedette infine all'ennesima spallata del brigadiere. La fioca luce di quel gelido sole mattutino a fatica riusciva a far breccia nell'oscurità di quell'abitazione secolare. La voce dei due carabinieri, anch'essa, a fatica riusciva a rompere quel silenzio irreale, un silenzio che sembrava assorbire quelle pareti da un tempo incalcolabile. Il più anziano dei due conosceva bene quel tipo di situazione, avendola già sperimentata più volte in passato, ma non osò dire nulla: l'altro, sebbene arruolato nell'Arma non più di due mesi prima, lo avrebbe capito da solo. Il più anziano colse anzi l'occasione per mandare avanti il suo collega per primo, così che si facesse le ossa. Si scambiarono un paio di sguardi e giudicarono entrambi preferibile non indugiare ulteriormente. Torce alla mano, superarono rapidamente il modesto ingresso e si ritrovarono in un'ampia cucina, di quelle che solo persone di una certa età possono giudicare abitabili. Accanto a una stufa, spenta da chissà quanto tempo, un corpo semicongelato giaceva a terra, in una posizione tale che la morte sembrava non averlo nemmeno toccato. I due militari non parlarono. Il più giovane dei due si abbassò sul cadavere della donna, come a volersi assicurare meglio del suo stato; l'altro prese a curiosare in giro, partendo dalla credenza sulla quale era appoggiata una quantità impressionante di corrispondenza mai aperta.

mercoledì 6 gennaio 2021

Traditi dalla fretta #22

Apriamo gli occhi e ci ritroviamo catapultati nel 2021, l'anno, secondo l'opinione generale, del sospirato ritorno alla normalità. Mentre aspettiamo che questa presunta normalità magicamente si realizzi, continuiamo il nostro percorso sul blog provando a far finta che il mondo là fuori non sia andato in malora. 
Avrete forse notato che, per la prima volta nella sua storia, The Obsidian Mirror non ha rispettato la sua tradizionale pausa natalizia. Ciò è dovuto più al caso che a una vera intenzione: l'ultimo post dell'anno sarebbe dovuto uscire la vigilia di Natale, ma vista la gustosa occasione, giunta improvvisamente, di poter presentare il più recente corto di Luigi Parisi, ho fatto slittare la scaletta arrivando in tal modo a ridosso del Capodanno. A questo punto, mi sono detto, tanto valeva proseguire senza interruzioni. In fondo, considerata la frequenza di pubblicazione che mi sono imposto, interrompere avrebbe significato far saltare un unico post, il che non avrebbe poi fatto molta differenza. Tanto vale uscire ora con una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", che, come ho già detto altre volte, a livello di impegno personale porta via davvero molto poco. Anche perché, detto tra noi, negli ultimi mesi del 2020 ho annotato davvero un sacco di novità da segnalare e attendere ancora sarebbe stato stupido. E poi, stanotte dovrebbe essere arrivata la Befana! Chissà mai che nella sua calza non ci sia almeno una tra le cosettine elencate qui di seguito...
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