mercoledì 20 ottobre 2021

La casa blu: torna sul blog il grande horror di Luigi Parisi

Ci eravamo lasciati con Luigi Parisi lo scorso Natale, in occasione della presentazione di "Happy Birthday", il suo (ai tempi) più recente cortometraggio incentrato sull'apertura di pacchi, pacchetti e pacchettini. Luigi, vecchia conoscenza di questo blog che sicuramente non avete dimenticato, non è rimasto ovviamente con le mani in mano, ed è pronto, quando ormai manca pochissimo alla ricorrenza di Halloween, a presentarci il suo nuovo lavoro.
Iniziamo subito col dire che "La casa blu" non è solo il titolo dell'opera, ma è anche un fatiscente edificio in stile Liberty, dall'intonaco di un tenue color acquamarina, che si può notare transitando lungo la Statale 106 tra i comuni di Bocale e Pellaro, appena fuori Reggio Calabria (sulla Street View di Google la potete vedere cliccando qui). La casa in questione è divenuta parte dell’immaginario collettivo della zona: c’è chi parla della presenza di fantasmi legati alla guerra e addirittura ai garibaldini. Scrive su Reggio Today la proprietaria: "La storia di questa casa è quella di qualsiasi vecchia casa. La mia famiglia l’ha acquistata circa 70 anni fa e veniva qui per passare brevi periodi dell’anno, era la classica casa di campagna. Da circa 30 anni non era più frequentata da nessuno. Il suo stato di abbandono e il colore particolare hanno contribuito a incrementare l’alone di mistero che la avvolge. Quando sono diventata la proprietaria della casa dagli abitanti del luogo sono venuta a conoscenza delle tante storie di cui si alimenta. La più conosciuta è quella secondo cui qui sarebbe stata avvistata la figura di una donna vestita di bianco che si affaccia dal balcone e guarda l’Etna. Io non l’ho mai vista ma ci credo. Voglio pensare che sia la custode della casa”. 

venerdì 15 ottobre 2021

Il giorno più buio

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale 
(Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975).

sabato 9 ottobre 2021

Number Seven, Queer Street

Edizione Mycroft & Moran (1969)
Una delle letture più interessanti del periodo estivo appena trascorso è stata certamente "Number Seven, Queer Street", una vecchia antologia di racconti fantastici dimenticata e, almeno per quanto riguarda la sua versione cartacea, introvabile se non a prezzi folli su ebay. Sono venuto a conoscenza della sua esistenza attraverso uno di quei blog in lingua inglese specializzati sulla letteratura pulp del secolo scorso e la mia curiosità non ci ha messo molto per salire alle stelle. 
Capita sempre così, almeno per quanto mi riguarda: più una salita è impervia e più il mio desiderio di affrontarla è grande. Non è stata una grande impresa, in realtà: l'ho trovata abbastanza rapidamente su Amazon, in formato Kindle, con il titolo alternativo di "Occult Detectives Volume Two: the first casebook of Miles Pennoyer", pubblicazione risalente al 2013 della casa editrice canadese Ash-Tree Press. Il prezzo richiesto non era tra i più concorrenziali (sei euro e mezzo per un ebook è una cosa che di solito faccio fatica a deglutire), ma considerato l'oggetto del contendere mi sono sembrati soldi spendibili e, una volta tirate le somme, ben spesi. 

domenica 3 ottobre 2021

Il vento va, e poi ritorna

Vladimir Bukovskij
 è uno scrittore, neurofisiatra e attivista dissidente russo che ha trascorso 12 anni nelle prigioni psichiatriche russe e nei campi di lavoro, per aver difeso i diritti umani durante gli anni ’60 e gli anni ’70. Il suo ultimo periodo di prigionia risale al 1971. Arrivò in occidente nel 1976 e oggi vive a Cambridge. Ha sperimentato sulla sua pelle un sistema che egli considera sinistramente simile a quello che oggi ci viene imposto con l’Unione Europea. Ecco il video, che ho tradotto e sottotitolato per voi, nel quale esprime pensieri pesanti come macigni, che dovrebbero scuotere anche le coscienze più sopite. 

E’ veramente un enigma per me capire perché, dopo avere appena seppellito un mostro, l’Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro notevolmente simile: l’Unione Europea. Esattamente, cos’è l’Unione Europea? Forse, esaminando la sua versione sovietica, possiamo trovare la risposta. L’Unione Sovietica era governata da quindici persone non elette che si attribuivano incarichi l’un l’altro e che non erano tenuti a rispondere a nessuno. 

lunedì 27 settembre 2021

Haïta il pastore

La sua vita trascorreva così, ogni giorno identico all'altro, tranne quando la tempesta dava sfogo all'ira di una divinità offesa. Allora Haïta si rifugiava nella sua grotta e, col viso tra le mani, pregava affinché solo lui venisse punito per i suoi peccati e il resto del mondo fosse risparmiato dalla distruzione. Talvolta, quando diluviava e il ruscello usciva dagli argini, costringendolo a spingere il gregge terrorizzato verso la alture, intercedeva presso gli dèi per gli abitanti delle città, che, come gli era stato detto, vivevano nella pianura, al di là delle due colline azzurre che costituivano l'ingresso della sua valle. «Ok Hastur», sei stato molto premuroso" invocava Haïta «nel porre le montagne così vicino alla mia grotta e al mio ovile, in modo tale che io e il mio gregge possiamo sfuggire alla collera dei torrenti; ma devi salvare anche il resto del mondo con mezzi a me ignoti, o altrimenti non ti adorerò più». (Ambrose Bierce, Haïta the Shepherd).

In questo lungo percorso che stiamo compiendo alla ricerca di una risposta sulla vera essenza del Re in Giallo e della perduta Carcosa, c'è un particolare a cui abbiamo accennato vagamente ma che mai abbiamo veramente approfondito, e di ciò mi sono ricordato scrivendo il precedente articolo. Oggi è quindi il caso di rimediare e fare un deciso passo indietro fino alle origini dei Mythos, ovvero fino ad uno dei primissimi racconti che, cronologicamente parlando, Ambrose Bierce consegnò a noi appassionati. 

martedì 21 settembre 2021

L'orgoglio e la paura

"Signori, non prestate attenzione
 a questa piccola manifestazione:
 ha un carattere puramente sportivo".
 Caricatura di Gregor Rabinovitch
 pubblicata sul Nebelspalter, 1935, n. 32
 (Biblioteca nazionale svizzera, Berna).
Nel 1978, proprio nel dicembre dell'anno che sta terminando, si è celebrato il trentennale della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Orbene, sicuro di non compiere alcuna interferenza, protesto con fermezza perché in molti stati vi sono ancora uomini che vengono perseguitati per le loro idee. Nessuna interferenza da parte mia, ma il diritto di protestare in difesa di questi uomini che intendono vivere liberi. 
Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo, in un angolo della terra, lotta per la sua libertà ed è perseguitato perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.
(Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, discorso di fine anno alla nazione, 31 dicembre 1978)

mercoledì 15 settembre 2021

White: Melody of Death

Il tema della melodia maledetta non è affatto una novità, e mi viene quasi da dire che è vecchio quanto la musica stessa. Nonostante ciò il lato oscuro della musica è sempre affascinante e non sorprende che, a cadenze regolari, ritorni a entusiasmare tutti gli appassionati del bizzarro e dell’inspiegabile. 
Proviamo a fare un po’ di storia: capostipite di una lunga serie di melodie maledette è stata indiscutibilmente la celebre ballata "Gloomy Sunday" (Szomoru Vasarnap) che il compositore ungherese Rezso Seress scrisse in un momento di grande depressione. Il suo lavoro era in gran parte ignorato dall'industria musicale, la sua carriera era destinata al fallimento e la donna che amava lo aveva abbandonato. E così, seduto al pianoforte, perso nella disperazione, iniziò a pigiare oziosamente sui tasti e inciampò nella melodia che sarebbe diventata il suo capolavoro. Ma poi iniziarono i suicidi. A centinaia. I corpi di molti di essi furono trovati che ancora stringevano lo spartito della canzone, altri furono trovati con la melodia che saltava all'infinito su un giradischi. Tutti, in poche parole, si tolsero la vita lamentando di non riuscire a togliersi la canzone dalla testa. Leggenda metropolitana? Forse. 

giovedì 9 settembre 2021

Oltre il reale

Se siete giunti qui oggi con la speranza (o il timore) di trovarvi di fronte a un nuovo episodio di Orizzonti del reale ne rimarrete immediatamente delusi (o sollevati, a seconda dei punti di vista); ma non preoccupatevi, la serie di post più psichedelica del web tornerà comunque a tormentare le vostre anime prima di quanto possiate immaginare, non avendo ancora esaurita la vena creativa che la tiene in vita da quasi sei anni. Oggi parleremo invece di Oltre il reale che, nonostante la vaga similitudine nel titolo, nulla a che fare con funghi sacri, cristianesimo e sostanze psicotrope. Oltre il reale è un saggio pubblicato dai tipi di Gog Edizioni all'inizio dello scorso anno attraverso il quale un manipolo di appassionati si propone di affrontare cinque tra i più monumentali autori del fantastico del secolo scorso.
Approcciandomi a questo volume i punti di domanda che affollavano la mia testa erano numerosi. Innanzitutto volevo capire capire a quale pubblico quest'opera era rivolta. Sviscerare cinque autori di tale calibro in poco meno di duecento pagine è impresa ardua, a meno che non si stia lavorando su un antologia pensata per le scuole primarie. I nomi dei cinque saggisti coinvolti tuttavia spiazza, perché dubito che qualcuno di essi abbia, nemmeno sotto tortura, mai avuto il desiderio di fare divulgazione popolare (cosa di cui, in questo caso specifico, non si sente affatto il bisogno).

venerdì 3 settembre 2021

Traditi dalla fretta #26

Un altro mese di assenza assoluta dal blog, il secondo quest'anno, è ormai in archivio e non posso negare che mi abbia fatto bene. Mentre là fuori il mondo sta andando a puttane, la sola idea di mettermi davanti ad una tastiera per scrivere pagine e pagine di argomenti inessenziali mi pare una bestialità. Non so come andrà a finire ma è ovvio che presto o tardi, più presto che tardi, il blog dovrà fare i conti anche gli epocali cambiamenti che stanno scuotendo la nostra civiltà, talmente epocali che noi umili perdigiorno del web avremo bisogno di tutto il nostro tempo e di tutte le nostre energie per comprenderli e affrontarli.
Chiudere il blog è un'opzione che comincia seriamente a intravedersi all'orizzonte. Mai come ora tale possibilità era riuscita a materializzarsi come ipotesi, e addirittura oggi la sua presenza su uno dei due piatti della bilancia inizia a farsi prepotentemente sentire. Ho ancora diversi post in bozza che stanno solo aspettando il loro turno (alcuni pronti ormai da mesi), ed è abbastanza probabile che usciranno, ma una volta esauriti quelli sarà necessaria una riflessione. I prossimi mesi saranno decisivi. Nel frattempo provo ancora a illudermi di poter respirare un po' di normalità in questa dimensione virtuale, oggi più che mai rifugio da una realtà che mi terrorizza. Una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", seppur concisa rispetto ad altre occasioni, è il miglior modo che mi viene in mente per tentare una ripartenza. 

martedì 3 agosto 2021

La casetta degli orrori

Anche quest'anno l'estate di Obsidian Mirror non poteva che includere un ennesimo contributo alle mitologiche Notti Horror blogghesche, che da otto anni a questa parte (praticamente un'eternità) infestano la rete, proponendo recensioni di film tamarri oltre ogni immaginazione. La formula di questa piccola rassegna itinerante, che quest'anno si spingerà fino a settembre, l'ho già raccontata più volte e non mi ripeterò. Tuttavia, a beneficio dei più giovani posso dire che si tratta di un omaggio alle altrettanto tamarre Notti Horror che noi vecchietti ci sciroppavamo sul piccolo schermo secoli fa, quando a malapena esistevano le tivù a colori. 
Ogni anno la voglia di affrontare qualcosa di serio per un po' sembra avere la meglio ma, tranne che in rare occasioni, alla fine prevale in me la tentazione di ravanare nel bidone della spazzatura e di vedere cosa salta fuori. E quest'anno credo di aver davvero ravanato parecchio, perché sono finito per inciampare in un film talmente ripugnante che, a posteriori, quasi mi pento di non avere impegnato il mio tempo in modo più saggio. 
Il titolo italiano del film praticamente dice già tutto sulla qualità che ci possiamo aspettare da questo lungometraggio horror, e ciò è un clamoroso autogol, visto che Richard Friedman, che l'aveva originariamente battezzato “Doom Asylum”, aveva perlomeno concesso agli ignari spettatori il beneficio del dubbio (dubbio destinato però a dissolversi dopo solo pochi metri di pellicola, corrispondenti a circa 3 secondi di girato). 

mercoledì 28 luglio 2021

Racconti macabri dei Mari del Nord

Giungo ancora una volta con imbarazzante ritardo nel presentare una pubblicazione forse tra la più interessanti dell'anno scorso. Ancora una volta è la Dagon Press di Pietro Guarriello la casa editrice a cui dobbiamo rivolgere il nostro sguardo e la nostra gratitudine per aver riesumato e portato in Italia un autore a lungo dimenticato. Dimenticato non è forse nemmeno il termine corretto, visto che sottintenderebbe una precedente conoscenza venuta poi a mancare nel corso della vita. Sconosciuto (o ignoto) forse è più esatto, almeno per me che, sebbene sia da sempre stato attratto dai vari aspetti legati alla cultura di certi paesi poco, come dire, inflazionati, sono cascato letteralmente dal pero quando l'ho sentito nominare per la prima volta l'estate scorsa (o giù di lì). Eppure pare che Jonas Lie sia abbastanza famoso, a giudicare dalle numerose recensioni che mi è capitato di leggere in rete nei mesi immediatamente successivi alla sua uscita italiana. Dal 1870, quando il suo nome venne alla luce con un suo primo romanzo, "Den Fremsynte", Jonas Lie si è affermato come uno dei nomi più noti e apprezzati dal pubblico norvegese (secondo solo a Knut Hamsun, direi, e a Ibsen) e negli ultimi anni i suoi romanzi, trascinati in parte anche dalla diffusione della letteratura norvegese di genere (penso a Jo Nesbø) hanno scalvato i confini nazionali per intraprendere un tour europeo senza precedenti.

giovedì 22 luglio 2021

Orizzonti del reale (Pt.31)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Alla domanda su che cosa siano queste entità (quelle che egli descrive come “gnomi” oppure “elfi”, vedi post precedente) McKenna non fornì mai una risposta univoca, limitandosi a fare delle ipotesi. La prima è che possano essere gli abitanti di un altro universo, una sorta di continuum parallelo che non è raggiungibile fisicamente, ma soltanto quando le droghe aprono una breccia, dissolvendo i confini con la nostra realtà. Per McKenna la droga, come il sonno, permette la dissoluzione dell’ego, e non è un caso che la DMT sia concentrata nel fluido cerebrospinale e che il suo ciclo di 24 ore, nella maggior parte delle persone, abbia il suo apice di concentrazione tra le 3 e le 4 del mattino, proprio quando ci si trova nella fase di sonno profondo (REM); la DMT quindi media la discesa nel sogno, e consente di scivolare in un sogno lucido che non è altro che il risveglio nel “tempo del sogno” degli aborigeni. 
Un’altra ipotesi è che queste entità siano degli elementi psichici autonomi sfuggiti al controllo dell’ego. Sarebbero parti di noi stessi che riconosciamo come tali solo quando ci troviamo in una condizione psichica estrema. Il loro aspetto è bizzarro perché l’archetipo che circonda la DMT è quello del circo o del luna park (abbiamo già detto che McKenna fu un lettore precoce di Jung e in questa ipotesi c’è un po’ di Jung e un pizzico di Freud, anche se McKenna non parla di sogni, paure, speranze e ricordi, non proprio). 

venerdì 16 luglio 2021

The Elvis Room

Se c'è un luogo dove la paura sta di casa, quello è quasi certamente un hotel. Ne sono la prova i numerosi film e romanzi ambientati nelle stanze di grandi alberghi pluristellati, nei lunghi e stranianti corridoi tutti uguali, nelle ampie hall che fungono da disimpegno tra il mondo reale e un mondo "asettico", pieno di comodità e servizi assolutamente inutili e buono solo per trascorrevi poche ore la notte, spesso quando si è talmente stanchi da non aver la forza di leggere nemmeno due pagine di un libro prima di spegnere la luce. 
A causa del mio lavoro giro abbastanza spesso per quel tipo di alberghi. O almeno lo facevo prima che viaggiare diventasse, come lo è ultimamente, un problema. Non che mi stia lamentando, anzi: non ho mai amato più di tanto trascinare queste mie quattro vecchie ossa in giro per il mondo, specialmente da solo. Non mi piacciono le lunghe attese negli aeroporti, non mi piace essere costretto a correre per non perdere una coincidenza, e non mi piace dormire negli alberghi. Ammetto di non essermi mai trovato veramente a mio agio in quei luoghi, tutti così noiosamente identici a prescindere dal paese in cui ci si trova. Luoghi che paiono anticamere dell'Inferno, in cui regna indisturbata la solitudine.

sabato 10 luglio 2021

Orizzonti del reale (Pt.30)

Terence McKenna (1946-2000)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Tra i protagonisti della cultura psichedelica che non ho ancora neppure menzionato, se non forse agli albori di Orizzonti del Reale, c’è Terence McKenna. Non ero sicuro, infatti, visto il particolare punto di vista del nostro, ovvero il suo modo di declinare la questione psichedelica, se fosse più opportuno parlarne qui oppure nell’ambito della serie dedicata alla questione femminile, Da donna a strega. Alla fine, per coerenza, ho optato per inserire la biografia di McKenna in OdR, ma sappiate che con questo abbiamo forse trovato il vero ponte che collega le due serie di post.
Biografia non è forse la parola corretta: McKenna visse sotto i riflettori, ma il suo privato è stato meno sensazionale di quello di Timothy Leary e, perlomeno su questa sponda dell’oceano, non ha avuto molta risonanza né è stato “vivisezionato” fino al più minuscolo dettaglio, di conseguenza se ne conoscono solo i fatti principali. Sarà interessante tracciare un parallelismo tra queste due figure: fu proprio McKenna a raccogliere il testimone dall’ex “uomo più pericoloso d’America”; definito il “Timothy Leary degli anni ‘90” ebbe, come il suo mentore, un forte impatto culturale, in particolare nella musica e nel cinema. 

domenica 4 luglio 2021

Traditi dalla fretta #25

Un po' svogliatamente, soffocato da un caldo infernale, ritorno ad occuparmi del blog dopo un mese di assenza assoluta. Talmente assoluta che nemmeno ho avuto modo di buttare un'occhiata saltuaria al mio blogroll per capire se il mondo andava avanti anche senza di me. Ovviamente il mondo non ha badato granché al sottoscritto, e ciò che ho perso sarà ormai difficile da recuperare. Una nuova puntata di "Traditi dalla fretta" non può certamente essere un gran rimedio, ma, come si dice in queste occasioni, è sempre meglio di due dita negli occhi.
Chi segue questo blog con regolarità ben conosce i motivi di questa prolungata latitanza; i più distratti scopriranno invece solo ora che mi sono assentato per portare all'altare la mia compagna di sempre (quella che oggi posso finalmente chiamare moglie senza mentire) e per godermi un paio di indimenticabili settimane di vacanza. Se devo essere preciso non era esattamente un altare, visto che assomigliava più alla scrivania di un sindaco, ma la sostanza non cambia. Oggi ho una fede al dito, e da qualche parte in municipio c'è una firma su un documento che sancisce un legame ancora più indissolubile, semmai ce ne fosse stato bisogno. Avrò comunque tempo e modo di raccontarvi qualcosa di ciò che è accaduto in questo ultimo mese: oggi sono particolarmente di fretta e ho necessità di chiudere alla svelta questo post prima di sciogliermi come un gelato sotto il sole...

venerdì 4 giugno 2021

A Queen in Yellow: intervista con Ann K. Schwader

Ann K. Schwader (Tucson, Arizona)
La poesia di Ann K. Schwader fonde precisione metrica e immaginazione orrorifica in un modo che non si vedeva dai tempi d'oro di Lovecraft e Clark Ashton Smith. Suggerisce molto di più di quanto afferma, e le sue implicazioni di una terrificante minaccia sono sottolineate da un pessimismo cosmico che eleva il suo lavoro molto al di sopra del semplice brivido. — ST Joshi 

Nel corso di questi lunghi anni, ormai otto per la precisione, su questo blog abbiamo sviscerato la mitologia del Re in Giallo in tutte le sue possibili sfaccettature. Abbiamo affrontato i testi dei più svariati autori, viventi e vissuti, ciascuno dei quali ha contribuito con un piccolo tassello a questo enorme puzzle che si sta lentamente rivelando sotto ai nostri occhi. Spesso, bisogna ammetterlo, ci siamo trovati ad affrontare una certa dose di frustrazione, per via del fatto che alcuni scenari ne contraddicono altri, ma d'altra parte come non considerare tutto questo nostro lungo lavoro se non un gioco per mezzo del quale ci divertiamo a fare gli investigatori in un romanzo giallo nel quale non c'è alcun delitto.

sabato 29 maggio 2021

Settecento!

A sole poche settimane dai festeggiamenti del decimo compleanno di "The Obsidian Mirror", oggi il blog festeggia il suo settecentesimo post e, come è ormai tradizione da queste parti, è una fantastica occasione per tirare le somme. A beneficio di chi mi segue da poco, inizio col dire che la pratica di festeggiare il post con il “doppio zero” è nata con lo scopo di mettere in archivio un risultato effettivamente raggiunto, quello della scrittura, risultato che prescinde dalla variabile tempo (ai compleanni del blog ci si arriva sempre e comunque, anche senza scrivere niente). Purtroppo, per vari motivi quest'ultima centuria, partita nel luglio 2019, è stata più faticosa del solito: e non solo perché ci ho messo quasi due anni per raggiungerla, quando la mia mia solita media si aggira intorno ai diciotto mesi: ho affrontato lutti, operazioni chirurgiche, casini sul lavoro e, non ultimo, tutto questo schifo che è diventato il mondo da più di un anno a questa parte.

domenica 23 maggio 2021

Voci da R'lyeh #1

Era già qualche settimana che questo post era in preparazione, dal giorno in cui ciò che fino a quel momento era una crisalide ancora solo abbozzata si è finalmente trasformata in farfalla. In altre parole, dal giorno in cui il primo numero di questa nuova fanzine lovecraftiana (il titolo non lascia dubbi, credo) si è materializzato nella nostra realtà.
Tutto è cominciato più o meno a metà febbraio quando Pietro Rotelli, colui che si è preso cura del periodo di incubazione, si è palesato sui social alla ricerca di contributi e contributori per una fanzine che dovrebbe avere periodicità semestrale (maggio-novembre). La tentazione di ficcare il naso nella questione è stata ovviamente insopprimibile e da lì a scrivere a Pietro è stato un attimo. Ma andiamo con ordine.
Pietro Rotelli si definisce "scrittore, illustratore, animatore e fumettista" e in effetti lo è, a giudicare sia da ciò che offre il suo sito, sia dai vari lavori da lui firmati, tra cui la grafica di copertina dell'ultimo numero (il diciannovesimo) di Studi Lovecraftiani di Dagon Press, la celebra rivista aperiodica di critica e di studio su Howard Phillips Lovecraft, equivalente, più o meno, alla storica Lovecraft Studies fondata nel 1980 da S. T. Joshi e Marc Michaud.

lunedì 17 maggio 2021

Le strade di Alar

UOHT: Quest'interminabile assedio! Voglia per una volta il lago ingoiare Alar, anziché i Soli.
CASSILDA: Nemmeno Hali può farlo, poiché Alar giace su Dehme, che è in pratica un altro lago.
UOHT: Un lago è come un altro: acqua e nebbia, nebbia e acqua. Se Hastur e Alar cambiassero di posto nel corso di una notte, nessuno lo noterebbe. Esse sono le due città poste nei luoghi peggiori del mondo.
CASSILDA: Necessariamente, visto che sono anche le uniche. Eccetto Carcosa. (More Light, James Blish)

Nei più recenti articoli dedicati alla rivelazione del famigerato testo "Il Re in Giallo", quello azzardato da James Blish e ripreso in seguito da Lin Carter, si fa accenno ad Alar, una seconda città (una terza, contando anche la perduta Carcosa) che a quanto pare sarebbe impegnata in una guerra eterna contro la città in cui sorge il palazzo della regina Cassilda. Letteralmente si fa riferimento a un semplice "assedio" di Alar nei confronti di Hastur, ma credo che questa sia una sottigliezza trascurabile. Prima di proseguire lungo la strada intrapresa, conviene quindi soffermarci un attimo e cercarne di sapere qualcosa di più su Alar, partendo come sempre dai miti canonici di Bierce e Chambers che, come altre volte è accaduto, hanno opinioni divergenti.

martedì 11 maggio 2021

Orizzonti del reale (Pt.29)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Questo infatti ho più che mai odiato, aborrito e maledetto: questa soddisfazione, la salute pacifica, il grasso ottimismo del borghese; la prospera disciplina dell’uomo mediocre, normale, dozzinale.” (Herman Hesse, Il lupo della steppa)

Non potevo parlare così a lungo di Timothy Leary senza menzionare quello che possiamo indicare senza alcun dubbio come il suo più perfetto alter ego letterario e cinematografico: Harry Haller, il protagonista di uno dei più famosi romanzi di Herman Hesse, trasposto al cinema dal regista Fred Haines.
A quanto pare, durante la sua latitanza in Svizzera Leary discusse con il regista Fred Haines di una sua partecipazione a “Il lupo della steppa” (Steppenwolf): Leary avrebbe dovuto interpretare il ruolo principale, quello di Harry Haller, appunto. Ma come già sapete, se avete letto i post precedenti, Leary dovette lasciare la Svizzera su pressione del governo degli Stati Uniti perché persona non gradita, e così Haines dovette “ripiegare” su Max von Sydow; quando il film finalmente uscì, nel 1974, Leary si trovava già in carcere. Da cinefilo ammetto che ci è andata bene, anzi benissimo, tuttavia non mi sarebbe dispiaciuto vedere Leary alle prese con un personaggio uscito dalla penna di uno degli autori che più ammirava. 

mercoledì 5 maggio 2021

Da donna a strega: lacrime e sangue (Pt.5)

L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI
LA 1' PARTE DI LACRIME E SANGUE QUI

Le tracce più corpose di queste tradizioni (i sacrifici di costruzione, ndr, cfr. articolo precedente) si trovano nella produzione letteraria del sudest europeo. Ballate serbe, greche, romene, ungheresi, bulgare, estoni eccetera, narrano di edifici nelle cui fondamenta viene murata viva una donna (spesso la moglie del Mastro, talora una vergine), un bambino o due gemelli per rendere l’opera perenne o addirittura per poter terminare la costruzione (talora ciò che viene costruito durante il giorno crolla di notte). Ci sono varianti in cui la donna accetta il suo destino, altre in cui maledice il marito oppure il palazzo/monastero/ponte; in genere la vittima ha un figlio che, restando orfano, assume attributi divini, perché condivide il destino dell’orfano primordiale che nel mito viene allevato da un animale o da un essere soprannaturale. In altre varianti si racconta anche la sorte del Mastro, che si riunisce con sua moglie tramite una morte violenta, una forma del sacrificio che gli permette di trasportarsi nello stesso piano cosmico dove lei si trova. È il caso della famosissima Ballata di Mastro Manole: il ricongiungimento tra i due sposi è possibile perché la moglie sta prolungando la propria esistenza nella pietra dell’edificio che ospita le sue spoglie mortali, e quando lui muore cadendo da un’impalcatura, dal punto in cui è caduto sgorga una sorgente, le cui acque filtrano tra le pietre. Il monastero della leggenda è quello di Argeș, in Romania; anche la Fonte di Manole esiste ancora, ed è tappa obbligata per i turisti che si recano al monastero.

giovedì 29 aprile 2021

Traditi dalla fretta #24

Notte fonda. Sento uno strano peso sullo stomaco. Cerco di girarmi ma non riesco. Dev'essere il gatto che si è messo comodo, mi dico, ma un istante più tardi lo sento in lontananza trafficare con la lettiera. Apro gli occhi e vengo inondato da un abbacinante bagliore giallo che sta invadendo la stanza. Lei, al mio fianco, sembra non accorgersi di niente. Tento di allungare una mano di lato ma senza successo. La figura che lentamente si sta delineando è quella di un individuo enorme, vestito di stracci ma con una lucente corona calata sul capo. Ecco, mi dico, non avrei dovuto scrivere l'ennesimo post su Carcosa anche stasera. Soprattutto non avrei dovuto passare tutte quelle ore davanti allo schermo, perché lo so che tanto poi è sempre così che va a finire. Ma quella figura non ha nessuna intenzione di svanire. Sembra non volersi rassegnare al fatto che sto prendendo consapevolezza della sua irrealtà. Ma davvero è irreale? Certo, la mia immobilità non è affatto irreale. E allora forse non è irreale nemmeno tutto il resto. Il suo corpo, come il mio, è immobile ma il volto oscilla pensieroso, quasi come se volesse rompere il silenzio. E infatti lo rompe. Muovendo le labbra in maniera impercettibile, pronuncia una frase che non dimenticherò mai. Dice: “È una cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente!”. 

venerdì 23 aprile 2021

Da donna a strega: lacrime e sangue (Pt.4)

L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI
LA 1' PARTE DI LACRIME E SANGUE QUI

Marduk: "Opus Nocturne" album art, 1994
Con il post di oggi devierò un altro po’ (ma neanche troppo) dal tema cardine di questa serie, ma ora della fine spero che il motivo di questa parentesi sarà chiaro. 
Finora abbiamo parlato di alcuni significati attribuiti all’atto del sacrificio, e di altri parleremo in seguito, ma credo che valga la pena guardare a questo fenomeno da un altro punto di vista. Le sue interpretazioni più diffuse, infatti, tendono a non tener conto del grande mutamento che la mentalità dell’uomo deve aver subito con il passare del tempo. Ovvero, poiché l’uomo arcaico ragionava in modo profondamente diverso da noi, anche i suoi riti dovevano avere un significato diverso da quello che hanno assunto col passare del tempo, in una fase successiva della storia umana. 

sabato 17 aprile 2021

“Penda’s Fen”: il daimon sacro dell’ingovernabilità

>>>  Guest post di Marco Maculotti <<<
Originariamente apparso su AXIS MUNDI
15 aprile 2018

«Oh my country, I say over and over… I am one of your sons, this is true. I am. I am. Yet, how shall I show my love?» (incipit) 

Fra le punte di diamante del filone folk-horror britannico anni Settanta — talvolta considerato parte di una tetralogia ideale che comprende The Wicker Man (Anthony Shaffer/Robin Hardy, 1973) [1], Witchfinder General (Michael Reeves, 1968) e Blood on Satan’s Claw (Piers Haggard, 1970) — Penda’s Fen è uno sceneggiato televisivo scritto da David Rudkin e diretto da Alan Clarke, che venne trasmesso per la prima volta il 21 marzo 1974 all’interno della serie Play for Today, prodotta dalla BBC.
Pellicola criptica e onirica, ambientata in un’Inghilterra rurale in cui i dogmi del cristianesimo e quelli del corporativismo militare sembrano fondersi in maniera tanto innaturale quanto inevitabile, Penda’s Fen si presenta innanzitutto come un dramma della diversità vertente da una parte su un desiderio di fuga da una società che tende a soffocare il potenziale individuale dei suoi singoli figli, dall’altra da un anelito ancora più forte: la conoscenza del sé più profondo e la sua realizzazione [2]. Due aspirazioni che, come vedremo nel proseguo di questo articolo, appaiono indissolubilmente legati nel filo della narrazione. 

domenica 11 aprile 2021

Ten Years Gone! (10 anni di blog)

Dieci anni, sono passati dieci anni. Se ci penso mi viene male. Sono passati esattamente dieci anni dal giorno in cui decisi di dare alla luce il blog che state leggendo e da allora, seppur tra alti e bassi, sono ancora qua a tamburellare freneticamente su una tastiera cose di cui sicuramente l’umanità avrebbe potuto fare a meno. L’umanità, ma non io, visto che The Obsidian Mirror in questi dieci anni mi ha regalato gioie e soddisfazioni, molte più gioie e soddisfazioni di quanti non siano stati i dolori e le delusioni. E l’entusiasmo, a parte qualche periodo un po’ così, è rimasto inalterato. 

mercoledì 7 aprile 2021

Confessioni di una maschera #9 (Storie di calcio, Pt.2)

Secondo tuffo nelle mie memorie calcistiche a distanza di pochi giorni e nuovo episodio della serie “Confessioni di una Maschera”. Prima di procedere vi consiglio, se non lo avete già fatto, di andarvi a leggere il post precedente, perché la storia di oggi inizia là dove ci eravamo interrotti. Avevo iniziato, come dicevo, ad accampare scuse sempre più improbabili per scantonare gli inviti del mio amico interista a trascorre le domeniche con lui allo stadio. La noia ormai mi aveva ucciso e non avrei potuto mai più trascorrere i miei pomeriggi in quella maniera allucinante. Per par condicio, tuttavia, decisi di accettare un invito parallelo da parte di un amico milanista e, devo ammettere, con poche speranze feci il mio primo ingresso nello stadio rossonero (che poi è lo stesso, come sapete) in occasione di un Milan-Monza di serie B.

sabato 3 aprile 2021

Cannibal Nuns from Outer Space!

Con una conoscenza enciclopedica della materia e l'accesso esclusivo alle scorte di armi sacre della chiesa, l'Ordine del Rosario Cremisi è in prima linea nell'eterna guerra tra il bene e il male. Che si tratti di respingere la possessione demoniaca, giudicare l'autenticità di presunti miracoli o avere l'ultima parola sul colore dei festoni alle feste parrocchiali, i membri dell'Ordine sacrificano la propria libertà per mantenere il mondo al sicuro. Padre Flynn, il principale agente operativo nel Regno Unito, è stato però ultimamente protagonista di una serie di errori imbarazzanti. Ricevuto un ultimatum, si trova ora a dover scegliere tra tornare al suo vecchio lavoro di bibliotecario o trovare la strada per la riabilitazione. E l'occasione non si fa attendere: orribili suore cannibali dallo spazio profondo sbarcano sulla terra per reclamare il loro tributo di sangue. Riuscirà Flynn a rimanere abbastanza sobrio da respingere le malvagie intenzioni delle scellerate religiose? Oppure un altro villaggio britannico cadrà sotto la loro furia? Una cosa è certa, bisogna batterle! E per farlo Padre Flynn dovrà prenderle a calci nel culo. (1)

martedì 30 marzo 2021

Confessioni di una maschera #8 (Storie di calcio, Pt.1)

Ennesimo tuffo negli anni Ottanta per questo nuovo episodio della serie “Confessioni di una Maschera”. Un episodio che immagino sorprenderà tutti, visto che in questa sede non ho mai parlato di sport (in generale), di calcio (in particolare) e nemmeno mi sono espresso su quale siano i colori societari a cui sono legato sin da ragazzino. Non lo dichiarerò espressamente nemmeno stavolta, ma al termine di questo post (e del successivo) lo capirete, credo, per esclusione. Premetto che del calcio non ci ho mai fatto una malattia, nel senso che dormo benissimo quando la mia squadra perde e non espongo bandiere quando invece vince. Mi piace e mi è sempre piaciuto, molto più del calcio in sé, il contorno di reciproci sfottò del lunedì mattina con i compagni di classe (prima) e con i colleghi di lavoro (dopo), per cui cerco di farmi trovare sempre un minimo preparato su ciò che è successo nel corso della domenica di campionato (non occorre una grande preparazione, in realtà: basta improvvisare e il giochino funziona anche non conoscendo i risultati del weekend). Ma il discorso di oggi parte da molto più lontano...  

giovedì 25 marzo 2021

Hellebore: ricordo di antichi terrori

The Yuletide Special
Ultimamente, vagando senza una precisa meta per siti e blog stranieri, mi capita di incappare in cose davvero interessanti. C'è un intero mondo là oltre i nostri confini, come sapete, e spesso è solo la pigrizia che ci trattiene all'interno delle mura domestiche. Fortunatamente l'ostacolo della lingua inglese è perfettamente sormontabile, e ciò mi consente di spaziare alla grande nel world wide web (altre lingue non ne conosco, ma me ne faccio una ragione) così come spazio tra siti e blog italiani. Il vero problema è la vastità del mondo: pensare di poter seguire migliaia di siti o blog, quando faccio fatica a seguire con costanza quei quattro o cinque connazionali, mi mette l'ansia. Per fortuna non si tratta di un lavoro, e ciò mi permette di uscire dal mio giardino solo quando ne ho voglia e quando mi ricordo. Ed è stato proprio in una delle mie ultime peregrinazioni che sono incappato sul sito di questa "casa editrice" indipendente specializzata nell'horror popolare britannico. Il virgolettato su "casa editrice" è quasi d'obbligo, visto che non ci sono veri indizi che lo sia davvero. Il sito è piuttosto minimale e lascerebbe pensare più che altro a dei fanzinari. In effetti, la loro proposta è un magazine a periodicità variabile il cui tratto distintivo è un forte interesse per uno specifico argomento; realizzata in pratica da appassionati per altri appassionati.

venerdì 19 marzo 2021

Carcosa svelata

Ciò che distingue True Detective da grandissima parte delle serie televisive si può individuare nella sua caratteristica di basarsi più sul non detto che sul detto, di sfruttare più le atmosfere create e i simbolismi sapientemente velati che non ciò che accade effettivamente, a livello di azione, nei frangenti narrativi. Se questa sua peculiarità da una parte è lodevole, proprio per la sua capacità di calare lo spettatore in una dimensione quasi a-temporale, caratterizzata dall’onirismo più bizzarro e permeata dall’azione delle ineludibili forze del destino, dall’altra rende molto complicato decifrare i suoi significati più reconditi, cosa che noi in questa sede ci proponiamo di fare. Nondimeno, se sviscerare la serie nel suo complesso può sembrare un’operazione quasi impossibile, proprio per la sua caratteristica di non dire, nessuno vieta di provare a gettare luce su alcuni elementi chiave della storia, analizzabili per esempio con gli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni (Marco Maculotti) 
Un tempo di lettura record quello registrato per “Carcosa svelata”. Non mi capitava ormai da anni di far fuori duecento pagine in soli due giorni senza, si badi bene, sottrarre nulla al lavoro quotidiano e senza rinunciare al cinemino in streaming serale. Al netto di tutto, l’ho iniziato e portato a termine in tre o quattro ore, con gli occhi arrossati che gridavano inutilmente un po’ di pietà.

sabato 13 marzo 2021

Il re ne comanda una

Edizione Cliquot, 2019
Il re ne comanda una, Madama Dorè. Il re ne comanda una! 
Il re ne comanda, o domanda, una è un verso della famosa filastrocca per bambini “Oh quante belle figlie, Madama Dorè”. Di certo tutti la conoscete, anche se ormai è in disuso, come molte delle nostre tradizioni che si rifanno a un passato lontano e spesso indecifrabile. Questa filastrocca si recitava facendo il girotondo: erano esclusi una bambina che restava al centro (e che impersonava appunto Madama Dorè) e un bambino al di fuori (nella parte dello scudiero del re); i due, cantando, si scambiavano domande e risposte, e quest’ultimo sceglieva le bambine da togliere dal cerchio. Il gioco finiva quando concordato, oppure quando alla fine il cerchio si scioglieva perché non restavano più bambine. La bambina chiamata fuori dal girotondo simboleggia la fanciulla che esce dalla comunità per sposarsi, e la filastrocca ci rammenta di un tempo in cui il matrimonio era un patto sociale: nelle sue forme più arcaiche la sposa si acquistava, o si cedeva in cambio di una dote, per non parlare del matrimonio per ratto simulato dallo sposo, a significare che la partenza della sposa era una vera e propria perdita (affettiva e materiale) non solo per la sua famiglia di origine, ma per tutta la comunità. In seguito, con lo svilimento della figura femminile, fu la donna a dover fornire una dote, al tempo in cui ormai era vista come un peso, una “bocca da sfamare”, e poco più. 

domenica 7 marzo 2021

Teke Teke

Un anno dopo il lungo speciale su Botan Dōrō, la lanterna delle peonie, torna sulle pagine virtuali di Obsidian Mirror un nuovo appuntamento con la classicissima rubrica Hyakumonogatari Kaidankai (百物語怪談会), ovvero “Cento storie del mistero”, progetto ormai di lunga data che si prefigge l'obiettivo di pubblicare una serie di cento articoli dedicati al sovrannaturale della tradizione giapponese.
Si potrebbe opinare, e immagino che qualcuno lo farà, sulla reale opportunità di inserire quella che è a tutti gli effetti una leggenda urbana in una serie come questa, ma considerato che il Teke Teke (テケテケ) è un personaggio che ha raggiunto livelli di notorietà tali da apparire ormai destinato alla memoria perpetua, mi sono detto "perché no?". In fondo, il Teke Teke non è meno creepy di quanto non possa esserlo un qualunque yōkai della millenaria tradizione giapponese e, per inciso, il suo aspetto bizzarro gli consente di reggere benissimo il confronto con uno Hyakume (百目) dai cento occhi, o con un Kasa-obake (傘おばけ), il celebre spettro a forma di ombrello. Il vantaggio, o lo svantaggio a seconda da che parte lo guardi, è che una leggenda urbana è generalmente storia recente e, in quanto tale, ha le sue buone probabilità di derivare da avvenimenti reali. In altre parole, se avete in programma un viaggio in Giappone, sarà molto più probabile imbattersi in un Teke Teke che in qualcos'altro. 

lunedì 1 marzo 2021

Traditi dalla fretta #23

Non ero del tutto convinto di essere pronto oggi per una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", sebbene ormai i tempi fossero maturi. Pensavo anzi alla possibilità di modificarne la formula in modo tale da rendere il tutto più efficace, ma poi, mentre mi affannavo a cercare delle soluzioni convincenti che non mi convincevano del tutto, le settimane sono passate e gli appunti raccolti per strada iniziavano a diventare di nuovo troppo numerosi. Rimanderò quindi a tempi più favorevoli i miei propositi di rivoluzione, anche perché una delle novità che andrò a presentarvi oggi, la prima in elenco per la precisione,  aveva la precedenza su qualsiasi altra questione. Non capita tutti i giorni di veder pubblicato un saggio in italiano su uno degli argomenti che hanno fatto, nel corso degli anni, la fortuna di questo blog. 
Sto parlando ovviamente degli Yellow Mythos, un percorso che sto portando avanti, tra una pausa e l'altra, navigando a vista come un dilettante. Non è certamente un dilettante Marco Maculotti, fondatore del web magazine AXIS mundi che campeggia da diversi anni nel blogroll qui a lato, e lo prova l'uscita del saggio Carcosa Svelata, nel quale il nostro si getta a capofitto nei meandri dei "miti in giallo" partendo dai simbolismi da lui scovati nella serie televisiva True Detective.

martedì 23 febbraio 2021

Anton Zarnak: supernatural sleuths

Avevamo assistito la volta scorsa al debutto di Anton Zarnak, l’investigatore dell’occulto forse più trascurato della sua categoria. Sul suo conto nulla è praticamente mai affiorato, a eccezione di una misera antologia dal titolo “Anton Zarnak: Supernatural Sleuth” pubblicata nel 2002 dall’ormai defunta casa editrice Marietta Publishing. Tale antologia, ovviamente introvabile se non a prezzi stratosferici nel mercato dell’usato, include i racconti “ufficiali” usciti dalla penna di Lin Carter e vari contributi portati alla causa di Anton Zarnak da autori diversi (tra cui CJ Henderson, Joseph S. Pulver, Sr. e molti altri). Fortunatamente, alcuni di questi racconti sono riuscito a recuperarli con metodi nettamente più economici (ovviamente restando nell’ambito della legalità).
Purtroppo, a contribuire all’oblio ha pensato anche la scarsa vena creativa dello stesso autore che, oltre al già citato “Curse of the Black Pharaoh”, ci ha regalato solo altri due episodi che, oltre ad essere molto brevi, sono stati realizzati, diciamo così, “in parallelo”. I due racconti si sviluppano in maniera pressoché identica, usando spesso anche le stesse parole: entrambi introducono il protagonista (il cliente di Zarnak) che si reca in taxi presso l’abitazione dell’investigatore, viene accolto dal servo induista di quest’ultimo e fatto accomodare nella biblioteca nella quale, in attesa di essere ricevuto dal suo ospite, si diletta a curiosare tra gli scaffali.

mercoledì 17 febbraio 2021

Curse of the Black Pharaoh

C'è un passaggio cupo e inquietante nel papiro Ku-Naphest che parla di lui: come Akhenaten secoli dopo, Kethep era un eretico, che si era allontanato dagli dei del Nilo per rendere omaggio ai messaggeri oscuri di coloro, ancora più antichi, di cui non ci azzardiamo pronunciare ad alta voce i nomi. Kethep era alla perenne ricerca di misteri proibiti, di quella saggezza arcana che, pare, non sia mai del tutto morta. A differenza di Akhenaton, che si accontentava di adorare il proprio Dio mentre l'Egitto seguiva le sue antiche vie, Khotep sigillò i templi, portò alla perversione il sacerdozio nel suo culto osceno. Il suo regno fu un periodo oscuro; migliaia morirono sugli altari scarlatti delle forze infernali che egli cercava di evocare. Il Papiro Ku-Naphest sussurra di aver sancito un patto empio con "Quelli che non dormono", barattando l’immortalità nella carne; così, almeno, la leggenda sostiene. Egli aveva ricevuto una sorta di talismano magico che gli conferiva grande autorità e potere: la "Stella di Seth", la chiamano le leggende, in onore del nome del dio traditore. Con quel talismano il suo potere fu immenso, ma per la sua supoerbia i suoi dèi infine si rivoltarono contro di lui; morì e il suo corpo fu preparato secondo gli antichi riti e sepolto dai suoi seguaci nella Valle Segreta. Ma le leggende dicono di più, dicono che il suo spirito sia in qualche modo legato alla terra - "…e il suo Ka non andò mai a Karneter, la terra divina, ma ancora oggi indugia nella sua tomba". (Lin Carter, Curse of the Black Pharaoh, 1953)

giovedì 11 febbraio 2021

Tales of the Black Pharaoh

Ma torniamo al punto in cui eravamo rimasti prima di interromperci. Nephren-Ka, secondo Robert Bloch, fu un sacerdote che riuscì a usurpare il trono d’Egitto. Le teorie più comuni, che pongono il suo regno in tempi quasi biblici, sostengono che fosse l'ultimo (e il più grande) sacerdote-stregone di un culto misterioso che, per un determinato periodo, trasformò la religione canonica in qualcosa di oscuro e terribile. La “storia” narra che Nephren-Ka, una volta sul trono, fece bandire tutti i culti tranne quello di un’entità abominevole chiamata Nyarlathotep. Egli reclamò sacrifici umani sempre più sanguinosi e trasformò l’Egitto nel regno del caos. Quando il popolo ne ebbe abbastanza di tali atrocità scatenò una rivolta, e il famigerato Faraone fu finalmente detronizzato. Secondo questo racconto, il nuovo sovrano e il suo popolo distrussero immediatamente tutte le vestigia dell'ex regno, demolendo tutti i templi e gli idoli di Nyarlathotep, e cacciarono i sacerdoti malvagi. Il Libro dei Morti fu quindi modificato in modo da eliminare tutti i riferimenti al Faraone Nero e ai suoi culti maledetti. Ancora una volta, qui la storia si confonde con la leggenda: secondo i più informati, il culto considerava la loro divinità come rappresentante di mostruosi uomini-bestia che avrebbero abitato la Terra in tempi primordiali.

venerdì 5 febbraio 2021

Fane of the Black Pharaoh

“Il faraone Nephren-Ka le dedicò un tempio con un cripta senza aperture, e con l'ausilio della pietra fece cose tali per cui il suo nome fu cancellato da ogni monumento e da tutti i documenti. Fra le rovine del tempio maligno, distrutto dai sacerdoti e dal nuovo faraone, esso rimase celato finché il badile d'un archeologo non lo disseppellì per la dannazione del genere umano.”. (The Haunter in the Dark, HPL, 1935) 

In chiusura del precedente articolo avevamo accennato al fatto che l’idea lovecraftiana di "Under the Pyramids" avrebbe avuto in seguito modo di influenzare gli scritti di vari autori, tra cui Robert Bloch. Non posso quindi esimermi dal citare “Fane of the Black Pharaoh” (Weird Tales, dicembre 1937), un racconto che l’autore di Psycho scrisse prelevando, in maniera abbastanza spudorata, il soggetto di "Under the Pyramids" e mescolandolo con un paio di spunti provenienti da “The Haunter in the Dark”, racconto, quest'ultimo, uscito sempre su Weird Tales nel dicembre dell’anno precedente.
Non si tratta di plagio, e su questo punto credo non ci piova, quanto dell’ennesimo omaggio all’amico-rivale che già aveva battezzato il protagonista del suo “The Haunter in the Dark” con l’inequivocabile nome di Robert Blake.

sabato 30 gennaio 2021

Lampadedromie

Apocalisse (o apocalissi) s. f. [dal lat. apocalypsis, gr. ἀποκάλυψις «rivelazione»]. – 1. Titolo o designazione di scritti, canonici o apocrifi, contenenti rivelazioni relative ai destini ultimi dell’umanità e del mondo: l’A. di Abramo, di Mosé, di Paolo, di Pietro, ecc. In partic., il libro che ha questo titolo, accolto nel canone del Nuovo Testamento, attribuito tradizionalmente a s. Giovanni Evangelista. 2. fig. Come termine di riferimento o di confronto, catastrofe, rovina totale, fine del mondo, in frasi quali: visione d’a.; una notte da a.; sembrava venuto il tempo dell’apocalisse, e sim. (Treccani).
In questi ultimi tempi si parla di apocalisse un po' a sproposito. Viene facilmente da pensare, e questo lo ammetto, che la fine dell'umanità, contrariamente a quanto si pensava, stia avvenendo gradualmente attraverso una non meglio identificata pandemia, che ci spinge un giorno dopo l'altro verso un baratro di disperazione economica e sanitaria davanti al quale abbiamo già ampiamente dimostrato la nostra pochezza. Un'apocalisse come questa in realtà l'abbiamo già vissuta infinite volte e ogni volta in qualche modo ci siamo risollevati, perdendo magari qualche anno di vita, sacrificato in nome di un ideale che non sempre è stato il nostro. Penso alle guerre, alle carestie, alle grandi pestilenze del passato, in un arco di tempo che va dalle piaghe d'Egitto di quattromila anni fa ai più recenti genocidi in Ruanda o nella ex-Jugoslavia, ma più che altro penso a emergenze "minori" come, per chi se la ricorda (io avevo sei anni), la famosa austerity che fu imposta al nostro paese nel 1973, nel corso della quale, allora come oggi, furono penalizzati trasporti, cinema e ristoranti (della serie "il lupo perde il pelo")...

domenica 24 gennaio 2021

Cuore di vetro

Werner Herzog è un cineasta che ho sempre frequentato sporadicamente e senza particolare trasporto, tuttavia ho molto apprezzato uno dei suoi lavori degli anni ’70, e se sono qui a parlarne è perché lo trovo molto particolare, anzi, a mia memoria un unicum. Si tratta di uno dei film più sperimentali di Herzog, uno dei più sperimentali che io abbia mai visto e forse anche uno dei più sperimentali, in assoluto, della storia del cinema, non tanto nella tecnica e nella resa visiva (su cui comunque varrà la pena spendere due parole, perché è notevole), ma nella direzione del cast e della storia, che il regista lascia fluire direttamente dalla psiche degli attori: “Cuore di Vetro” (Herz Aus Glas, 1976).

Un villaggio della Bavaria, nel XIX secolo, deve la sua fortuna alla produzione di un vetro di un brillante rosso rubino. Quando il mastro vetraio muore, portando con sé il segreto del misterioso ingrediente che dà al vetro la sua peculiare colorazione, tutto precipita. Il giovane padrone della fabbrica si affanna inutilmente, fino alla follia, per recuperare la formula segreta; i contadini e gli artigiani, già avviliti da vite stanche, sembrano in apatica attesa della catastrofe, coincidente dapprima con la fine del benessere e poi con qualcosa di forse ancora più funesto.

lunedì 18 gennaio 2021

La Luna, l'Eden e altri oggetti smarriti dal XXVI trofeo RiLL

Puntuale come ogni anno, arriva la lettura dei racconti del Trofeo RiLL, giunto ormai alla sua ventiseiesima edizione. La formula è sempre la stessa dal 1994, anno in cui venne bandito per la prima volta il concorso letterario omonimo per il miglior racconto fantastico, i cui primi cinque classificati andranno successivamente a popolare l'annuale antologia "Mondi incantati" curata dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e edita da Acheron Books.
Complice forse il forzato isolamento tra le mura domestiche, l'edizione 2020 ha visto la partecipazione record di 430 testi, che hanno di sicuro riempito le giornate dei selezionatori. Ciò che ne è uscito è certamente e inevitabilmente un prodotto di ottima qualità, con i tradizionali alti e bassi dovuti, in questo caso, esclusivamente alle preferenze del sottoscritto lettore, che è uno che solitamente guarda alle antologie multi-autore con occhio particolarmente critico. 
L'antologia in questione prende il titolo dal racconto vincitore di Valentino Poppi: "Oggetti Smarriti" è effettivamente l'episodio meglio riuscito tra i cinque selezionati e merita senz'altro una menzione particolare anche in questo articolo, per quel che vale.

martedì 12 gennaio 2021

La santona di Ponzano

Il grosso portone di legno cedette infine all'ennesima spallata del brigadiere. La fioca luce di quel gelido sole mattutino a fatica riusciva a far breccia nell'oscurità di quell'abitazione secolare. La voce dei due carabinieri, anch'essa, a fatica riusciva a rompere quel silenzio irreale, un silenzio che sembrava assorbire quelle pareti da un tempo incalcolabile. Il più anziano dei due conosceva bene quel tipo di situazione, avendola già sperimentata più volte in passato, ma non osò dire nulla: l'altro, sebbene arruolato nell'Arma non più di due mesi prima, lo avrebbe capito da solo. Il più anziano colse anzi l'occasione per mandare avanti il suo collega per primo, così che si facesse le ossa. Si scambiarono un paio di sguardi e giudicarono entrambi preferibile non indugiare ulteriormente. Torce alla mano, superarono rapidamente il modesto ingresso e si ritrovarono in un'ampia cucina, di quelle che solo persone di una certa età possono giudicare abitabili. Accanto a una stufa, spenta da chissà quanto tempo, un corpo semicongelato giaceva a terra, in una posizione tale che la morte sembrava non averlo nemmeno toccato. I due militari non parlarono. Il più giovane dei due si abbassò sul cadavere della donna, come a volersi assicurare meglio del suo stato; l'altro prese a curiosare in giro, partendo dalla credenza sulla quale era appoggiata una quantità impressionante di corrispondenza mai aperta.

mercoledì 6 gennaio 2021

Traditi dalla fretta #22

Apriamo gli occhi e ci ritroviamo catapultati nel 2021, l'anno, secondo l'opinione generale, del sospirato ritorno alla normalità. Mentre aspettiamo che questa presunta normalità magicamente si realizzi, continuiamo il nostro percorso sul blog provando a far finta che il mondo là fuori non sia andato in malora. 
Avrete forse notato che, per la prima volta nella sua storia, The Obsidian Mirror non ha rispettato la sua tradizionale pausa natalizia. Ciò è dovuto più al caso che a una vera intenzione: l'ultimo post dell'anno sarebbe dovuto uscire la vigilia di Natale, ma vista la gustosa occasione, giunta improvvisamente, di poter presentare il più recente corto di Luigi Parisi, ho fatto slittare la scaletta arrivando in tal modo a ridosso del Capodanno. A questo punto, mi sono detto, tanto valeva proseguire senza interruzioni. In fondo, considerata la frequenza di pubblicazione che mi sono imposto, interrompere avrebbe significato far saltare un unico post, il che non avrebbe poi fatto molta differenza. Tanto vale uscire ora con una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", che, come ho già detto altre volte, a livello di impegno personale porta via davvero molto poco. Anche perché, detto tra noi, negli ultimi mesi del 2020 ho annotato davvero un sacco di novità da segnalare e attendere ancora sarebbe stato stupido. E poi, stanotte dovrebbe essere arrivata la Befana! Chissà mai che nella sua calza non ci sia almeno una tra le cosettine elencate qui di seguito...
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