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giovedì 20 settembre 2012

Scarpette rosse

Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita.
Da bambino, come tutti i bambini, amavo le storie. Le amavo così tanto che non mi accontentavo di sentirne soltanto una la sera prima della buonanotte, e fu questo che convinse ben presto i miei genitori a comprarmi dei 45 giri con favole e fiabe di ogni tipo, e naturalmente un giradischi a supporto.
Ebbene, da bambino avevo questo giradischi rosso, di quelli con la maniglia e i buchetti sopra che ora si trovano solo nei mercatini dell’usato, simboli impolverati del tempo che fu, e che quando li vedo mi viene una nostalgia feroce per la mia infanzia. In seguito non avrei mai più avuto dei giradischi, ma soltanto degli impianti stereo… perché la lingua nel corso degli anni si è evoluta almeno quanto la tecnologia. 
Il mio giradischi rosso aveva due rotelline sul davanti, una per regolare il volume, l’altra per regolare i toni (che non ho mai capito bene cosa volesse dire); era dotato di cavo, ma funzionava anche a pile, così potevo portarlo con me ovunque, all’occorrenza anche in cortile. Avevo anche della musica, generalmente cose da bambini, tipo Rita Pavone e Cochi e Renato, ma avevo anche Iannacci, Gaber e molto altro che ormai faccio fatica a ricordare.

mercoledì 6 giugno 2012

Häxan

Sesso, stregoneria, satanismo, blasfemia, cannibalismo, adulterio, corpi deformi. Sono concetti a cui oggi siamo ormai assuefatti. Spesso ormai ne ritroviamo riscontri nella cronaca nera. Il cinema, la letteratura e le varie forme di “intrattenimento”, a cui siamo ormai abituati, ne hanno ampiamente fatto man bassa, al punto che non è raro che certi concetti passino ormai inosservati. Ma ci credereste se vi dicessi che un film a base di sesso, stregoneria, satanismo, blasfemia, cannibalismo, adulterio e corpi deformi (tutto questo, non solo una parte) siano contenuti in un’unica pellicola, girata nientemeno che nel 1922? La riposta è si. Per quanto possa sembrare incredibile, in quell’epoca di pionieri, fu realizzato un film che sarebbe divenuto uno dei più controversi casi della storia del cinema. Dapprima impazientemente atteso, poi applaudito, poi contestato, poi denigrato, poi distrutto, quindi ritrovato, restaurato, manipolato, di nuovo applaudito e di nuovo contestato, fino alla sua definitiva consacrazione.

Benjamin Christensen nel 1922 era già un regista affermato, reduce da diversi importanti risultati raggiunti sia in patria (Christensen era nato il 28 settembre 1879 a Viborg, in Danimarca) sia all’estero. Le sue opere, prima fra tutte “Blind Justice” del 1915, erano già considerate all’avanguardia per l’epoca, sia per i contenuti sia per le tecniche di regia, ma fu con “Häxan” che Christensen riuscì a realizzare il suo vero capolavoro, quello che lo rese immortale.
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