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lunedì 23 maggio 2016

La canzone di Cassilda (Pt.4)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
ATTO II - SCENA I: TOMMASO

Alessia H.V., 'La Perduta Carcosa', digital, 2015
 http://alessiahv.deviantart.com/
“...è il Signore delle Foreste fino a [...] e i doni degli uomini di Leng [...] dagli abissi della notte fino alle voragini dello spazio, e dalle voragini dello spazio agli abissi della notte, che risuonino per sempre le lodi del Grande Cthulhu, di Tsathoggua e di Colui-che-non-si-deve-nominare. Che risuonino per sempre le Loro lodi, e che sia concessa l'abbondanza al Capro Nero delle Foreste. Iä! Shub-Niggurath! Il Capro! [...] Ed è avvenuto che il Signore delle Foreste, essendo [...] sette e nove, in fondo alla scala d'onice [...] tributi portati a Quello dell'Abisso, Azathoth, a Colui del quale Tu ci hai insegnato le meraviglie... sulle ali della notte, al di là dello spazio, al di là del [...] a Quello di cui Yuggoth è l'ultimo nato, viaggiando solitario nell'etere nero al confine del [...] anche fra gli uomini, e istruitevi sulle loro usanze, affinché Quello dell'Abisso possa sapere. A Nyarlathotep, il Potente Messaggero, tutto deve essere riferito. Ed Egli assumerà le sembianze dell'uomo, la maschera di cera e la veste che nasconde, ed Egli discenderà dal mondo dei Sette Soli per..."  (1)
Il treno scivolava via veloce nell’oscurità. I riflessi purpurei del tramonto lo avevano accompagnato finché potevano ma alla fine, nell’arco di un attimo, erano stati costretti a sottomettersi alle rigide regole imposte dalla rotazione terrestre. Tommaso osservava il suo riflesso nel finestrino sferzato dalla pioggia battente senza poter identificare null’altro che le luci dei rari lampioni che accompagnavano il suo percorso. Il serpente bagnato, le cui squame metalliche rispendevano sotto quelle luci inaspettate, sembrava dotato di una coscienza propria, quasi come se sapesse esattamente il da farsi, quasi come se le sue spire potessero improvvisamente stringersi e fagocitare tutti i suoi passeggeri nel tempo di un solo batter di ciglia.

martedì 9 giugno 2015

La canzone di Cassilda (Pt.3)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
ATTO I - SCENA III: CASSANDRA

Alessia H.V., 'La Perduta Carcosa', digital, 2015
 http://alessiahv.deviantart.com/
“Io stesso sono la maschera, la maschera pallida. Io sono il fantasma della verità. Provengo da Alar. La mia stella è Aldebaran. Le verità è una nostra invenzione, la nostra arma in battaglia. E il segno giallo…” (1)
Non credeva ai suoi occhi. Da quando il suo ragazzo, sette mesi prima, se n’era andato di casa senza una parola, Cassandra aveva cercato in tutti i modi di comprendere il significato di quell'ultimo post che egli aveva pubblicato sul proprio blog. Era un post strano, diverso dai suoi soliti, un post a cui nessuno aveva mai, prima di quella notte, lasciato un commento. Parlava di cose che lei non comprendeva, parlava di persone che lei non conosceva. Yog-Sothoth, R'lyeh, Nyarlathotep, dove le aveva già sentite? Camilla, Cassilda, chi erano costoro? Era evidente che c’era qualcosa (qualcuno?) nella sua vita che, chissà da quanto tempo, egli le aveva tenuto nascosto.
Quella notte invece qualcuno, su quel post, aveva infine lasciato un commento anonimo, un commento tutt’altro che banale. Sembrava proprio il commento di qualcuno che conoscesse esattamente la materia di cui parlava.
Cassandra aveva speso giorni e notti davanti al computer, cercando in rete qualsiasi collegamento a quei nomi e alle misteriose parole di quel post, parole che dovevano in qualche modo contenere le risposte alle sue domande, se solo le avesse comprese, ma non aveva mai trovato nulla di veramente utile, se non vaghi rimandi a una certa letteratura horror risalente ad oltre un secolo prima, un tipo di letteratura che aveva sempre considerato superflua ma che forse in futuro avrebbe fatto meglio a conoscere.

domenica 18 maggio 2014

La canzone di Cassilda (Pt.2)

L'INIZIO DI QUESTA STORIA SI TROVA QUI
ATTO I - SCENA II: ALESSANDRO

Alessia H.V., 'La Perduta Carcosa', digital, 2015
http://alessiahv.deviantart.com/
"Lungo la spiaggia onde di nubi si frangono, i Soli gemelli s’affondano nel lago, le ombre si allungano in Carcosa. Strana è la notte in cui sorgono stelle nere e strane lune ruotano nei cieli. Ma ancora più strana è la perduta Carcosa. Canzoni che le iadi canteranno, là dove s’agitano i cenci del Re, muoiono inascoltate nell’oscura Carcosa. Canto dell’anima mia, la mia voce è spenta. Anche tu muori, mai nato, come una lacrima mai pianta s’asciuga e muore nella perduta Carcosa....” (1)

Le righe riportate qui sopra risalivano a sette mesi prima. Alessandro si era imbattuto quasi per caso in quel blog dimenticato, forse ormai definitivamente chiuso. L’autore aveva scritto quell’ultimo post, dopodiché aveva evidentemente abbandonato l’idea di aggiornarlo. Con un rapido movimento verso il basso del mouse era scivolato in fondo al post nell’area dei commenti. Non c’era nessun commento. 
Si accese una sigaretta e riprese a leggere il post. Era incredibile. Il misterioso autore era incappato in un sinistro libro dalla copertina gialla che lo aveva fatto sbarellare. Alcuni passi del post erano perfettamente comprensibili: egli raccontava di una ragazza che abitava con lui e riportava pochi altri accenni alla sua vita privata, al suo lavoro, ai suoi interessi. Gran parte del post però risultava molto vago. Vi erano vaghi riferimenti a nomi misteriosi quali Yuggoth, Tsathoggua, Yog-Sothoth, R'lyeh, Hastur, Yan, Bethmoora, il Segno Giallo, la Maschera Pallida, il lago di Hali e il Magnum Innominandum. Erano nomi misteriosi che a lui, occasionale visitatore di quel blog abbandonato, raccontavano invece qualcosa di ben preciso, qualcosa a cui aveva assistito in un’epoca remota. Talmente remota che ormai gli era venuto il dubbio di essersi solo immaginato o sognato quegli avvenimenti.

lunedì 21 ottobre 2013

La canzone di Cassilda (Pt.1)

DI TUTTO QUESTO E' SOLO L'INIZIO
ATTO I - SCENA I: TOMMASO

Alessia H.V., 'La Perduta Carcosa', digital, 2015
http://alessiahv.deviantart.com/
Era già da diverse notti che Tommaso non riusciva a chiudere occhio. Si girava e si rigirava nel letto. Ogni tanto lanciava uno sguardo al proprio cellulare appoggiato sul comodino, più per abitudine che per altro. Leggeva l’ora, mugolava qualcosa di incomprensibile e ancora si girava e rigirava. La ragazza sdraiata accanto a lui ormai non faceva più caso alle sue stranezze. Si era oramai quasi abituata alla cosa e, solo di tanto in tanto, si destava per recuperare le lenzuola che lui aveva trascinato con sé dal suo lato del letto.
Da quando gli era capitato tra le mani quel libro, tutto per lui era cambiato. Le notti insonni erano solo una parte del problema. Anche i giorni ormai li trascorreva immerso nei suoi pensieri, in uno stato quasi catatonico. Aveva acquistato quel libro qualche settimana prima in una bancarella di roba usata, per un motivo che esattamente non ricordava. Forse fu per via di quella copertina, di un giallo abbacinante, che sembrava fatta apposta per attirare attenzione, per distinguersi in mezzo a quel mucchio di cianfrusaglie. Gli sembrava un volume molto antico, almeno a giudicare dalle apparenze, e si chiedeva come mai fosse in vendita per così pochi spiccioli.
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