Sono più o meno dieci anni che parlo di Yellow Mythos su questo blog e mai avrei creduto di
trovare qualcosa di così bizzarro. Sono stato a lungo anche piuttosto combattuto circa l’opportunità
di scrivere quest’articolo, ma visto che in passato ho scritto robe anche più inutili, mi sono detto
“perché no?”, e così ho fatto. Prima di entrare nel cuore della questione, è forse però opportuno un
piccolo riassunto. Dopo tante parole spese sull’argomento, sappiamo tutti ormai abbastanza bene,
anche se ci piace far finta che sia il contrario, che il mitologico “The King in Yellow” non è altro
che un’espediente trovato da Robert W. Chambers per rendere più efficace la sua omonima
antologia di racconti. Nulla di male, visto che molti altri Autori avrebbero seguito il suo esempio in
un periodo successivo, millantando l’esistenza dei più svariati pseudobiblium (*). Addirittura, la
pratica divenne talmente diffusa che a un certo punto uno di essi si rese conto di come fosse
necessario un pubblico chiarimento (**). Noi ci divertiamo lo stesso a indagare sul “Re in giallo”, nella vana (o forse sarebbe meglio dire
“incosciente”) speranza che esso sia qualcosa di più di una completa invenzione. I presupposti ci
sono, o meglio, li abbiamo intravisti, così come intravediamo i sempre più deboli raggi di sole in
queste prime giornate autunnali.