venerdì 12 luglio 2024

La giungla di Upton Sinclair

Mentre mi accingo a scrivere so già che non ce la farò ad essere sintetico, talmente affollati sono i miei pensieri dopo la lettura di questo libro. Tra l'altro l'idea originale era quella di trattare questo argomento come "fuori speciale" ne "La grande Abbuffata", ma poi mi sono ricordato che nel post introduttivo mi ero ripromesso di non parlare di libri, per cui ho optato per la soluzione che vedete oggi, completamente slegata dal progetto che ha monopolizzato il blog per tre mesi. L'argomento, lo avrete intuito leggendo il titolo, è “La giungla” di Upton Sinclair (The jungle, 1906), autore che una ventina di anni dopo pubblicherà “Petrolio!” (Oil!, 1927), da cui nel 2007 sarà tratto il film “Il petroliere” (There Will Be Blood) di Paul Thomas Anderson, con Daniel Day-Lewis nel ruolo principale. Mi sono avvicinato a questo testo, lo confesso, perché avevo letto da qualche parte che fosse uno dei romanzi preferiti di Bukowski, ma anche per via della sinossi italiana, che afferma, e non è lontana dal vero, che il libro “è sufficiente per convincere a diventare vegetariani”. 
La pagina wikipedia dedicata all’autore è avara di notizie e definisce “La giungla” come un saggio denuncia sull'industria delle carni e insaccati, ma ciò è del tutto inesatto, perché benché la situazione dell'industria del confezionamento della carne di Chicago, il cosiddetto Trust della Carne, sia descritta in modo veritiero, a seguito di un’indagine effettuata personalmente dallo stesso autore, i personaggi sono fittizi e si tratta quindi tutti gli effetti di un romanzo; potremmo definirlo, al massimo, un romanzo-inchiesta. 

lunedì 1 luglio 2024

Traditi dalla fretta #41

Come accennato in chiusura del post precedente, l'estate è ormai esplosa ed è giunto il tempo di tirare il fiato, ovvero mettere in pausa l'immenso Speciale Food Movie "La Grande Abbuffata", che ha monopolizzato il blog per tre interi mesi. 
Ancora parecchio rimane da scrivere ma, visti i ritmi di pubblicazione ai quali mi sono sottoposto finora, la stanchezza fisica e mentale inizia a prendere il sopravvento e correre ai ripari è ormai obbligatorio.
Approfitto quindi dei mesi estivi per sospendere lo Speciale e dedicarmi a qualcosa di più rilassante. Con ciò non voglio dire che il blog si metterà in pausa per due mesi, ma che verranno drasticamente ridotte le pubblicazioni in attesa che arrivi settembre, per poter riprendere il discorso là dove lo abbiamo interrotto. 
Nel frattempo, in quei pochi post che verranno, proverò a non distaccarmi eccessivamente dall'argomento "food", giusto per mantenere un minimo di omogeneità, e proverò anche a infilarcelo nel solito progetto estivo a cui rendere onore, che introduco giusto qui di seguito. Anche il presente episodio della tradizionale rubrica "Traditi dalla fretta", piccola raccolta di segnalazioni provenienti dall'altrove, proverà a occuparsi di cibo, guardando una volta tanto un po' oltre il solido confine delle ultime novità letterarie. 

lunedì 24 giugno 2024

La Grande Abbuffata: il lato oscuro della ristorazione (Pt.3)

"Fast Food nation”, ispirato all'omonimo romanzo di Eric Schlosser, racconta le vicende di una catena di fast food immaginaria, la Mickey's (ogni riferimento a McDonald's è comunque piuttosto evidente): a seguito di alcune inchieste secondo le quali la carne non è igienicamente a norma, il direttore marketing californiano si reca ad indagare presso lo stabilimento di macellazione. L’uomo verifica che le norme igieniche per fortuna vengono rispettate, ma anche che alla produzione di hamburger vengono riservate le parti di scarto degli animali. Si rende anche conto che gran parte dei lavoratori sono immigrati illegali dal Messico, che lavorano in condizioni precarie, soggetti a rischi fisici e abusi. Suppongo che avvenga lo stesso, trasversalmente, un po’ in tutti i settori. 
È noto che le industrie alimentari del fast food utilizzano carne proveniente da allevamenti intensivi, vale a dire di animali che vivono in condizioni di stress e che, per evitare che si ammalino, vengono imbottiti di antibiotici, antinfiammatori e cortisonici, e costretti a una dieta, per loro innaturale, a base di cereali. I polli vengono cresciuti a dismisura grazie agli ormoni anabolizzanti. Inoltre, gli hamburger (come le crocchette di pollo, polpette, wurstel, cordon bleu e cotolette) vengono prodotti con carne separata meccanicamente e ricavata da scarti industriali che includono anche ossa e cartilagini, il tutto tritato assieme per renderlo lavorabile nella forma preferita.

venerdì 21 giugno 2024

Fuori speciale: la colonna portante di ogni colazione vitaminica

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 
***

Capita talvolta su questo blog che si postino anche dei contenuti seri. È il caso del post precedente ed è anche il caso di quelli che arriveranno nei prossimi giorni, che lo saranno ancora di più. Spezzare in due tanta serietà con un post frivolo serve a sdrammatizzare e a riportare l’angoscia a livelli più sopportabili. Non so se faccio bene a farlo, visto che un pochino di angoscia non fa mai male, ma mi serviva un articolo “fuori speciale” da scrivere velocemente e non ho trovato di meglio che parlare di temi secondari. La volta scorsa abbiamo parlato di cibo spazzatura, e scrivendo il pezzo mi sono trovato a chiedermi quale potesse essere l’hamburger più noto del cinema. La risposta non poteva essere che una: il leggendario Big Kahuna Burger che Jules (Samuel L. Jackson) aveva tanto gradito in una delle scene più epiche di Pulp Fiction di Quentin Tarantino, una di quelle scene, per inciso, che solo pochi sassi non saprebbero ripetere a memoria. 

lunedì 17 giugno 2024

La Grande Abbuffata: il lato oscuro della ristorazione (Pt.2)

In “The Menu”, la final girl chiede allo chef di prepararle due cheeseburger. I cheeseburger vengono quindi presentati come un cibo semplice, tradizionale, da contrapporre a quello ricercato e moderno in cui lo chef si è specializzato. Naturalmente, l’hamburger (di cui il cheeseburger è una variante) non è l’unico cibo che si presta a essere cucinato e consumato velocemente, benché sia di certo il più famoso. 
Ciò che ci interessa capire oggi, però, è se questa percezione dell’hamburger, o cheeseburger che dir si voglia, è coerente con quanto proposto oggi dai ristoranti fast food diffusi nel mondo. Sarà forse il caso che iniziamo con qualche cenno storico. 
Sebbene l’hamburger sia ormai diventato simbolo di americanità, le sue vere origini sono ancora dibattute. Bisogna però distinguere tra l’hamburger propriamente detto, cioè la fetta di carne tra due fette di pane, e la carne macinata servita da sola, o tra le foglie di insalata. 
Si dice che la prima forma di hamburger sia nata presso gli antichi egizi, e che fosse una sorta di polpetta. Altre ipotesi ne ascrivono le origini ai romani, che in effetti realizzavano numerose ricette a base di carne macinata, come testimonia il “De re coquinaria” (ovvero “L’arte culinaria”), il più antico ricettario a noi pervenuto, opera in dieci volumi attribuita a Marco Gavio Apicio. Il secondo volume si intitola “Sarcoptes”, che significa “carne tritata”, ma è evidente che si tratta di ricette ricercate, destinate ai patrizi e non certo ai comuni cittadini. 

venerdì 14 giugno 2024

Fuori speciale: storia di uno chef e di ciò che gli ribolliva nelle vene

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Nel corso di uno speciale dove l’attenzione è praticamente sempre rivolta a gente seduta a tavola, non poteva mancare uno sguardo all’altro lato della medaglia, al dietro le quinte, ovvero a quella gente che della ristorazione ne ha fatto un mestiere. Non so quanti tra i miei lettori abbiano mai fatto, nel corso della loro vita, i cuochi, i pizzaioli o i camerieri. Il sottoscritto non è tra questi, anche se non nego che per un giorno, ma solo per un giorno, non mi dispiacerebbe provare.

lunedì 10 giugno 2024

La Grande Abbuffata: il lato oscuro della ristorazione (Pt.1)

I tempi moderni sembrano aver trasformato la passione per la buona tavola in mania, rendendo il cucinare un affare pubblico, come quasi ogni altra cosa, da svolgersi davanti a una platea di commensali o di spettatori paganti, includendo nella disamina programmi di cucina come quelli di Food Network, “I menù di Benedetta” o “La Prova del Cuoco”, sfide tv come “4 ristoranti” e talent show in stile “Hell’s Kitchen Italia” e “MasterChef”. Non essendo un appassionato di cucina, ed essendo anzi bravo a cuocere più che a cucinare, non comprendo l’attrattiva di questo tipo di programmi, a parte l’essere una vetrina per i partecipanti o i conduttori. De gustibus! 
So però che i reality show, come il menzionato “Hell’s Kitchen Italia”, sono fondati sulla cultura tossica dell’insulto, lo sprone più utilizzato dagli chef: il desiderio di emergere, lo stress di dover superare delle prove, la paura del giudizio (in certi casi anche del pubblico in studio o al televoto) e delle eventuali penalità o punizioni sottopongono i concorrenti a una fortissima pressione psicologica. So anche che da sempre cinema e tv sono lo specchio della società, quando non ne anticipano i moti, per cui non è sorprendente che anche i film e le serie tv ambientate nel mondo della ristorazione siano cresciuti in modo esponenziale, come non è casuale che uno di quelli che più spinge l’acceleratore nel mostrarne il lato oscuro, l’horror “The Menu” (Mark Mylod, 2022), sia ambientato in un locale in cui la cucina è aperta, e quindi i clienti possono non solo assistere in diretta alla preparazione dei piatti, ma perfino averne una dettagliata presentazione dallo stesso chef, Julian Slowik. 

venerdì 7 giugno 2024

Fuori speciale: fasting people

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Nel post precedente abbiamo accennato al fenomeno delle “fasting girls”, donne o bambine a digiuno e “nutrite da Dio”. Una di queste fu la francese Jane Balan, di Confolens, che si diceva avesse digiunato per almeno tre anni e fu sorvegliata da un medico per ordine del re Enrico IV; un’altra fu Martha Taylor, che attirò l’attenzione dopo che ebbe digiunato, a suo dire, per un intero anno.

lunedì 3 giugno 2024

La Grande Abbuffata: lotta al potere

Il digiuno umano è un fenomeno molto antico. Dico “umano” perché di questo parliamo oggi, ma l’esperienza ci dice che anche gli animali, quando stanno poco bene, rifiutano istintivamente il cibo; quel che manca loro, naturalmente, è la volontà ideologica - religiosa o politica - di praticare il digiuno. Tutte le religioni incoraggiano il digiuno come forma di disciplina e pratica di purificazione, e per altre motivazioni; si digiuna per ottenere l'autocontrollo, per "risvegliarsi" (come nel Buddhismo) o per conoscere il Signore, per espiare (come nel Cristianesimo), per tenere lontane le tentazioni, come forma di autoconoscenza che porta ad aprire il cuore a Dio e al prossimo (quindi con significato sia spirituale che sociale), come rito religioso, per adempiere un voto religioso (nell’Induismo) e perfino come forma di preghiera. Talvolta ci sono regole rigorose (ad esempio, nel ramadan), altre volte ci si rimanda alla coscienza dei fedeli, ma ha sempre e comunque una funzione educativa. 

venerdì 31 maggio 2024

Fuori speciale: storie di italiani

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Fin da piccoli, a ognuno di noi viene insegnata l’importanza del cibo. Se anche voi, come me, siete della generazione di quelli che si sono intristiti davanti al broccolo o al cavolfiore, ricorderete certamente una voce che ci spiegava che, mentre noi potevamo permetterci il lusso di avanzare il cibo, ogni anno milioni di bambini in Africa morivano di fame. Quel broccolo e quel cavolfiore non li avremmo mangiati ugualmente, ma il senso di colpa per l’immensa ingiustizia causata dal nostro comportamento ci avrebbe perseguitato la notte, popolando i nostri incubi e facendoci sentire delle merde.

lunedì 27 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sul mangiare (di) merda, una critica sociale

Niente come il cibo si presta a essere utilizzato come arma di feroce critica sociale. In questo senso, l’apice del non rappresentabile lo si raggiunse negli anni ‘70. Per il Marco Ferreri di “La Grande Abbuffata” (1973) il cibo è la materializzazione del vuoto e della noia che pervadono la società borghese. I quattro uomini di successo che decidono di rinchiudersi in una villa per ingozzarsi fino alla morte non fanno altro che reiterare la stessa artificiale, amorale ingordigia che affligge l’umanità in ogni ambito della vita. Tra deiezioni, flatulenze, fluidi di vario genere, la vita continua a incedere come una sequenza infinita di funzioni corporali; mangiare fino alla morte non è semplice, con il corpo che cerca, nonostante tutto, di sopravvivere all’ordalia. Accanto a loro una donna che si rivelerà essere un misericordioso angelo della morte, non scheletrica come la Morte, ma abbondante e materna (un generoso e forse ormai inattuale apologo del femminile). Non c’è alcuna catarsi al sopraggiungere della morte, che rappresenta la morte della borghesia intera. Non c’è catarsi neppure per i cani, l’immagine di un mondo affamato per cui l’abbondanza resta qualcosa di irraggiungibile, infatti il cibo, leitmotiv del film, continua ad arrivare anche dopo la morte dei quattro, ma rimane ad accumularsi in giardino.

venerdì 24 maggio 2024

Fuori speciale: la vendetta è un piatto che si serve freddo

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Più o meno a tutti è capitato, nel periodo scolastico, di avere un compagno di classe un pelino sovrappeso. A quell’età per molti è quasi inevitabile, fisiologico, e non gliene si può dare nemmeno la colpa. 
Dal punto di vista medico, per spiegare lo sviluppo del sovrappeso o obesità infantile, è necessario infatti tenere in considerazione l’interazione di fattori genetici, biologici, psicologici, comportamentali, interpersonali e ambientali. È tuttavia innegabile che tra le prime cause vi è l’elevato consumo di bevande zuccherate e di cibo a basso contenuto di nutrienti e ricco di grassi saturi, ma la disponibilità di cibo appetitoso, economico e ingegnosamente pubblicizzato è sempre stato uguale per tutti. 
Comprensibilmente, i genitori che lavorano possono avere una maggiore dipendenza da opzioni comode, come per esempio il fast food, rispetto alla spesa e alla preparazione di pasti freschi e sani per i loro figli. Potrebbero non avere l’energia o i mezzi economici per sostenere l’attività fisica dei loro figli. Potrebbero infine non avere abbastanza tempo per imporsi ed educare i figli a non trascorrere troppo tempo davanti a uno schermo. 
Tutto ciò, come è stato dimostrato, è assolutamente deleterio in quanto, oltre a favorire la sedentarietà, può anche influire negativamente sui ritmi del sonno, il che può condurre all’obesità perché provoca un cambiamento dei livelli degli ormoni che regolano l’appetito. Ma non è solo questo: dalla letteratura scientifica è emerso che esiste una relazione tra obesità e livelli elevati di stress materno in gravidanza o di stress materno post-natale durante il primo anno. 

I ragazzini in età scolare però non prestano attenzione alle cause, bensì agli effetti, che in questo caso si traducono nell’avere a fianco un compagno di classe con il quale è facile confrontarsi e uscirne vincitori. Ai tempi del mio biennio delle superiori avevo in classe questo ragazzino che si chiamava Francesco che, per tutti, neanche a farlo apposta, era “Ciccio”. E quando dico “per tutti” significa che non era solo una questione di episodi di bullismo da parte di alcuni, che ovviamente c’erano, quanto di un comportamento scorretto generalizzato. D’altra parte, a quell’età quando ci si trova, per usare un termine calcistico, lontani sia dalla zona scudetto che da quella retrocessione, è molto più facile voltare lo sguardo altrove. Personalmente mi trovavo più o meno nel mezzo, ma defilato osservavo e immaginavo che il ragazzo meno popolare della classe potesse prendersi un giorno la sua rivincita. 
Ritrovo quella mia fantasticheria in un film spagnolo uscito nelle nostre sale un paio di anni fa, ma da me notato su non ricordo quale piattaforma di streaming abbastanza di recente. Si tratta di “Piggy” (“Cerdita”, 2022) della regista madrilena Carlota Pereda, che qui sviluppa un soggetto già proposto nell’omonimo cortometraggio che le valse il Premio Goya 2019. È la storia di Sara, una giovane ragazza in sovrappeso che viene pesantemente presa di mira da un trio di cattive ragazze: Piggy, naturalmente, è il suo soprannome. L’ambientazione non è quella scolastica, ma fa niente: siamo comunque in una piccola comunità dove tutti sanno tutto di tutti, il che equivale a fare della persona sovrappeso lo zimbello del paese, specie se alle spalle c’è, come in questo caso, anche una madre iperprotettiva che non fa che amplificarne le debolezze. Uno sguardo alla famiglia di Sara ci fa capire che la sua obesità non è affatto un incidente di percorso, ma piuttosto l’inevitabile conseguenza della sua genetica unita a abitudini di vita scorrette; i genitori peraltro non sembrano accorgersi affatto di ciò che accade attorno a Sara e della sofferenza della figlia. 

Dopo l’ennesimo episodio di bullismo, che vede Sara derisa mentre fa il bagno in piscina e quindi derubata dei suoi abiti, giunge il momento che cambierà il corso della sua vita. Mentre cerca di rientrare a casa inosservata, vestita solo di un imbarazzante bikini, Sara assiste al rapimento da parte di un maniaco delle sue aguzzine. Sara è testimone di tutto: vede il sangue, vede il furgone, vede la targa, vede e riconosce l’uomo che le ha rapite. E l’uomo, che a sua volta vede Sara, anziché trascinarla a bordo, in un inaspettato gesto di altruismo offre a quest’ultima un asciugamano con il quale coprirsi. Un gesto che equivale a un tacito patto di non tradimento, che Sara accoglie. 
Da quel momento in avanti Sara è complice. Una complicità che non tradisce nemmeno quando una serie di crimini sconvolge il villaggio e nemmeno quando la guardia civile inizia a interrogare tutti, lei compresa. Appare chiaro a tutti che la ragazza sa più di quanto dice. Il rapitore ne è conscio e la prende in simpatia, inizia a seguirla e alla fine, quando i due si incontrano, per qualche motivo Sara sembra invaghirsi di lui. 

Non racconterò altro perché non ne vedo la necessità, ma è innegabile che Carlota Pereda ha qui avuto una grande intuizione. Quel compagno di classe, che tutti noi abbiamo avuto seduto a pochi passi da noi, mai avrebbe potuto affidarsi alle proprie sole forze per trovare un riscatto immediato. Ho anche assistito a qualche timido tentativo di ribellione, quando andavo a scuola, ma le conseguenze di quei tentativi, inevitabilmente patetici, erano ancora più tremende. Nulla poteva, d’altro canto, l’intervento di genitori (quasi sempre inconsapevoli) o insegnanti (quasi sempre indifferenti, per non dire complici). Ecco, quindi, che l’idea di trovare un alleato in un feroce serial killer potrebbe essere, se non altro (e cinematograficamente parlando), l’unica soluzione. 
Il film lascia quindi intuire uno sviluppo molto interessante, decisamente originale, ed è subito difficile non fare il tifo per la protagonista maltrattata che si vendica dei suoi bulli con l'aiuto del cattivo. Peccato che qualcosa a un certo punto si inceppi; e “Piggy” sembra puntare diritto, e in maniera frettolosa, verso un finale che lascia perplessi. Perché Sara piace al maniaco? Perché a Sara piace il maniaco? Perché poi all’improvviso non le piace più? La psicologia dell’uomo non è mai chiarita, e se è facile pensare che possa aver rivisto in Sara una versione più giovane di se stesso o di qualcuno che amava, non abbiamo nessun elemento a indicarci se siamo o meno vicini alla verità. 
Quanto a Sara, il suo desiderio di vendetta le ha fatto dimenticare ogni principio, oppure la paura di essere a sua volta rapita e uccisa la rende vittima di una sorta di sindrome di Stoccolma anticipata? E ancora, ha semplicemente subito il fascino del male? Non lo sappiamo. Posso solo dire che c’è qualcosa che sembra mancare nello sviluppo dei due personaggi, mentre il film, ormai del tutto deragliato, contraddice se stesso in un epilogo buonista che, viste le premesse, non ha alcun senso.



lunedì 20 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sul cibo e sui canoni di bellezza moderni

Qualche volta il rifiuto del cibo non è sintomo del male di vivere, ma una conseguenza del cercare di adeguarsi a tutti i costi a dei canoni di bellezza che qualcun altro ha deciso per noi. Imporre dei modelli estetici spesso irraggiungibili è uno dei modi tramite i quali non il singolo, stavolta, ma la società intera esercita il controllo. Una società surrettiziamente impersonata da un apparato economico che crea i nostri bisogni e ci indica la maniera per soddisfarli, passando sempre e comunque per il corpo della donna: anche il mondo maschile ha i suoi canoni di bellezza, ma sono un po’ meno stringenti. Non sto dicendo che per un uomo brutto la vita sia tutta rose e fiori, ma credo di essere obiettivo se affermo che alcuni traguardi che per la donna dipendono in primis dalla sua avvenenza sono più facilmente abbordabili da un uomo a prescindere dal suo aspetto fisico (per esempio in ambito lavorativo). 
Le protagoniste di “H2Odio” (2006) di Alex Infascelli sono donne e sono convinto che la stessa storia incentrata su degli uomini non avrebbe funzionato altrettanto bene, anzi non avrebbe funzionato affatto, mancando delle premesse psicologiche per rendere tutto plausibile. Perché una cosa va detta: pur con i suoi numerosi difetti, il film riesce a mio parere a suscitare un reale senso di disagio, e se anche non intendeva trasmettere chissà quale messaggio o insegnamento, questo ci arriva ugualmente. 

venerdì 17 maggio 2024

Fuori speciale: fino a che punto ti spingeresti per sembrare giovane?

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Nel corso dello speciale che viaggia parallelo a questi brevi intermezzi, abbiamo avuto e avremo modo di entrare nel fenomeno che vede il corpo come oggetto di un’ossessione. Secondo la definizione comune, per ossessione si intende quel fenomeno patologico che si manifesta con la presenza, persistente o periodica, di una rappresentazione mentale, un impulso, un affetto, che la volontà non riesce a eliminare, e che risulta accompagnata da un sentimento sgradevole di ansia paragonabile a quello di una minaccia incombente. In pratica è un fenomeno psicologico del tutto incoerente con la ragione o la logica.

lunedì 13 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sugli aspetti psicologici e relazionali (Pt.2)

Come “301, 302”, anche “La vegetariana” (Lim Woo-Seong, 2009), tratto dall'omonimo libro di Han Kang, narra di una donna che rifiuta il cibo e (sarà un caso) anche questo film arriva dalla Corea. Ne avevo già parlato in passato, anticipando per forza di cose anche gran parte della trama, ma soltanto la lettura del romanzo avvenuta a posteriori mi ha permesso una visuale completa della storia così come la sua autrice l’aveva concepita in origine. 
La vita di Yeong-Hye, stravolta da un sogno, è l’odissea di una persona il cui rifiuto del cibo simboleggia quello delle costrizioni sociali, della famiglia e infine di se stessa in quanto essere umano, fatto di carne e sangue, così lontana dalla purezza placida e indifferente del mondo vegetale: Yeong-Hye finirà per essere rifiutata a sua volta, riuscendo a mantenere un flebile legame umano solo col cognato, un legame che però è al limite dell’abuso. Anche in questo caso non può esserci un lieto fine, non come noi ce l’immaginiamo (“e vissero felici e contenti...”). 

venerdì 10 maggio 2024

Fuori speciale: cronache del pianerottolo

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Tra le perle che la cinematografia sul vicinato ci ha regalato (“neighborhood cinema”, come direbbero gli anglofoni) c’è un misconosciuto film coreano del 1995 intitolato “301, 302” di Cheol-su Park, che narra l’impossibile amicizia tra una donna che ama cucinare e un'altra che odia mangiare (301 e 302 sono i numeri dei loro rispettivi appartamenti al terzo piano di uno stabile di Seul). Spoilerarne ampiamente il finale è il prezzo da pagare per spiegare come mai mi è stato impossibile incasellare questo film in una parte precisa dello Speciale: se da un lato parla in lungo e in largo del rapporto disfunzionale con il cibo, dall’altra è innegabile che si tratti di base di un film cannibalico, e neppure di uno di quelli dove la rivelazione arriva come un colpo di scena inaspettato.

lunedì 6 maggio 2024

La Grande Abbuffata: sugli aspetti psicologici e relazionali (Pt.1)

Avrete senz’altro sentito parlare di fame d’amore. È un disturbo noto in psicologia e, a quanto pare, abbastanza diffuso, poiché è all’origine di una serie di disordini e dipendenze alimentari. Trasformare il proprio corpo attraverso l’assunzione del cibo può essere una maniera inconscia per sottrarsi allo sguardo altrui (dimagrire per svanire, letteralmente) o per richiamare l’attenzione su di sé (ingrassare per affermare la propria esistenza). Abusare di cibo spazzatura o alcol può allo stesso modo divenire un surrogato di relazioni autentiche che nella propria vita sono carenti. Il grado di felicità e soddisfazione personale e il senso di appagamento nelle proprie relazioni familiari, amorose e sociali determinano spesso la capacità di ognuno di avere un atteggiamento sano ed equilibrato a tavola. Il cinema non poteva certo sottrarsi al richiamo di un tema così sentito e attuale, benché troppo complesso per necessitare di semplificazioni: e le opere che riescono ad affrontarlo in modo non banale, per fortuna, non sono poche. 

venerdì 3 maggio 2024

Fuori speciale: spaghetti sulla luna

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che uscirà invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Il cinema sudcoreano, dopo i fasti degli anni ‘60, sembra vivere da una ventina d’anni una seconda giovinezza. Registi come Bong Joon-ho, Park Chan-wook e il compianto Kim Ki-duk, tanto per citarne alcuni, hanno contribuito alla fama di una cinematografia che non teme confronti con quella occidentale, sia per le tematiche che per quanto riguarda quisquilie come gli attori e il comparto tecnico. 

lunedì 29 aprile 2024

La Grande Abbuffata: le grandi tavolate della tradizione (Pt.2)

Tra tutti, forse il film più evocativo del passato e della tradizione resta “Ratatouille” di Brad Bird, premio Oscar 2008 come miglior film di animazione. In Francia, nel 1970, Rémy è un topolino di campagna dotato di un gusto e un olfatto sopraffini che, ispirato da Auguste Gusteau, uno chef il cui motto è "chiunque può cucinare", sogna di diventare un cuoco. Un giorno Rémy si ritrova per un caso fortuito proprio nel ristorante stellato di Gusteau, che dal momento della sua morte viene gestito da Skinner, un affarista senza scrupoli, e con la complicità di Alfredo Linguini, il timido adetto alle pulizie, crea una zuppa che riceve una recensione positiva da una rubrica gastronomica, risollevando le sorti del locale. Tutti credono che il cuoco sia proprio Linguini, perché nessuno consumerebbe un pasto preparato da un topo. 
La morale del racconto è che non bisogna accontentarsi, ma perseguire sempre le proprie inclinazioni e i propri sogni a dispetto delle difficoltà, ma il contesto, imprescindibile, è il legame tra il cibo e la memoria, che viene alla ribalta soprattutto nel mitico finale proustiano che ha per protagonista il cinico critico gastronomico venuto nel ristorante di Rémy col proposito di stroncarlo, e che finisce invece per commuoversi mangiando un semplice un piatto di ratatouille preparato dal piccolo roditore, che gli rammenta la sua infanzia perduta. 

venerdì 26 aprile 2024

Fuori speciale: la dieta del marinaio

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che uscirà invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Il cibo consolida il senso di appartenenza a una comunità, ristretta o allargata che sia: è come una carta d’identità che ci dice chi siamo e da dove veniamo”. Più o meno con queste parole avevo iniziato il post pubblicato lunedì scorso. Qui il discorso davvero potrebbe allungarsi a dismisura, e non è detto che prima del termine dello speciale ciò non succeda. Trovandomi a riflettere su quanto scritto mi sono chiesto se davvero ciò che mangiamo sia la cartina di tornasole di ciò che siamo o se lo sia, viceversa, di ciò che vogliamo (fingiamo) di essere. Non è forse vero che tutto quel proliferare di foto di piatti ricercati sui profili social non ha che l’unica finalità di fingere che l’eccezionale sia per noi la normalità?

lunedì 22 aprile 2024

La Grande Abbuffata: le grandi tavolate della tradizione (Pt.1)

Come già chiarito in precedenza, un cibo può essere definito tradizionale perché preparato secondo criteri religiosi, significando l’adesione a un codice di comportamento, che possiamo definire morale, che esprime la fede nel proprio Dio. Oggi, tuttavia, quando si parla di cibo tradizionale si intende di solito che per prepararlo si sono utilizzati solo ingredienti provenienti dal territorio di origine, che danno un gusto e una consistenza ben definiti, unici. 
Da bambini, il momento dei pasti rappresenta il modo di cementare i rapporti familiari, cosicché il cibo resta poi per tutta la vita un legame tangibile con il nostro vissuto: non solo con la famiglia, ma anche con il luogo di nascita e la storia personale; da adulti, la cena a due, magari in un costoso ristorante di grido, è spesso il preludio a un convegno amoroso. Per tutte queste ragioni, il cibo consolida il senso di appartenenza a una comunità, ristretta o allargata che sia: è come una carta d’identità che ci dice chi siamo e da dove veniamo. 

venerdì 19 aprile 2024

Fuori speciale: tutto è iniziato tanto tempo fa con la guerra del fuoco

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che uscirà invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Il pezzo di oggi è da considerarsi una piccola digressione su quanto scritto en passant nell’articolo pubblicato lunedì scorso. Accennando al lavoro dell’antropologo francese Claude Lévi-Strauss, scrissi che l’atto di cuocere il cibo, di provenienza animale o vegetale che fosse, aveva affrancato l’uomo dalla natura e che la cottura aveva creato il solco tra la società primitiva a quella moderna
Occorre però sottolineare che l’uomo moderno è andato ben oltre il semplice affrancamento dalle rigide leggi della natura: oggi è in grado di poter disporre a piacimento sia del cibo necessario al suo sostentamento sia di quello in grado di soddisfare un piacere decisamente effimero come quello della gola. Tutto ciò grazie a un sistema che di naturale ha evidentemente ben poco. 

lunedì 15 aprile 2024

La Grande Abbuffata: verso nuovi orizzonti del reale

Quando ne parlai io, nel lontano 2016,
una traduzione in italiano di questo libro
ancora non esisteva (dannazione!)
Quando e come, ci stavamo chiedendo la volta scorsa, una necessità biologica è entrata a far parte di quell’eterogeneo agglomerato chiamato cultura? Va innanzitutto rilevato che per gli antichi cucinare era ben più che adempiere a un compito necessario a nutrire il proprio corpo, ma era un vero e proprio atto religioso: gli antropologi sono in gran parte concordi che in molti gruppi sociali fosse previsto un sacrificio cruento agli dèi (chiamato ”olocausto”) a cui seguiva un banchetto durante il quale l’animale vittima del sacrificio veniva consumato dai fedeli; è il caso dei riti misterici, come quelli eleusini, la religione dionisiaca o i baccanali, le feste dedicate a Bacco. In qualche momento della storia umana vi furono perfino pasti cannibalici, poiché a essere ucciso era un essere umano. E vi fu perfino chi ipotizzò che la figura di Cristo, il dio sacrificato per eccellenza, sia stato creato per sublimare (e occultare) una o più piante sacre che in tempi remoti erano state venerate come divinità, perché aprivano l’uomo alla conoscenza soprasensibile (Allegro docet). 
Si tratta di speculazioni oziose, naturalmente; nulla che possa essere provato. È però oltremodo curioso (sebbene i funghi ad esempio non si coltivino, ma casomai si colgono) che la parola latina colere significhi sia coltivare che onorare, venerare, a testimonianza del fatto che nell’area mediterranea l’agricoltura avesse un posto preminente tra le attività umane anche perché consentiva all’uomo di elevarsi sopra la condizione animale, piegando la natura ai suoi bisogni e garantendosi di non dover soffrire mai più la fame; in termini economici, aveva permesso di passare da un’economia di sussistenza a un’economia fondata sul processo produttivo. 

venerdì 12 aprile 2024

Fuori speciale: uno sguardo all'America con Nando Mericoni

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Ve l’aspettavate o non ve lo aspettavate? Quel che intendo dire è che, probabilmente, dopo l’articolo di venerdì scorso su uno dei film più celebri del grande Totò, un piccolo sospetto che saremmo piombati anche su Alberto Sordi a qualcuno sarà pure venuto. È anche vero, tuttavia, che di film italiani, specie se commedie, su questo blog non se ne sono mai visti molti (praticamente nessuno, direi), per cui sentir parlare qui oggi di uno dei film più “caciaroni” della nostra tradizione può risultare una sorpresa per molti. 

lunedì 8 aprile 2024

La Grande Abbuffata: sulla genesi dello speciale e altre cose

La scorsa settimana scrissi che la mia intenzione, dopo aver messo la parola fine allo Speciale Ju-On, era che mai più ci sarebbe stato qualcosa di simile su questo blog, perlomeno non qualcosa che richiedesse un impegno del genere. Ciò non significa che le idee, nel corso degli anni, mi siano mancate (da qualche parte ho anche un quaderno in cui ne ho annotate alcune), ma nessuna mi sembrava abbastanza buona da convincermi a partire. Un giorno poi è scattata una molla e da quel mucchio di idee accantonate una è saltata in cima alle altre e in men che non si dica (si fa per dire) si è concretizzata. Quella molla sono state due vicende di cui, purtroppo, si è molto discusso in rete. La prima è la morte a 42 anni di Omar Palermo, un ragazzo calabrese fondatore del canale YouTube “YouTubo Anche Io”, un canale con milioni di visualizzazioni, dove Omar (io ancora non lo sapevo) portava avanti dal 2018 una sfida col cibo, le cosiddette “food challenge”, ingurgitando una quantità spropositata di alimenti mentre nel privato, a quanto pare, lottava costantemente col peso. Omar è morto d’infarto, o come riportano altre fonti per soffocamento, il 18 agosto 2021. La seconda è la vicenda di Zhanna Samsonova, influencer di origine russa morta il 21 luglio 2023 per la debilitazione fisica causata dal suo regime alimentare estremo, una dieta crudista a base di verdura e frutta, per lo più durian e jackfruit, germogli e semi di girasole, completato da succhi vegetali al posto dell’acqua. Zhanna potrebbe essere morta di un’infezione simile al colera complicata dal suo precario stato di salute, come afferma sua madre, ma la causa ufficiale della morte ad oggi non è stata resa nota.

venerdì 5 aprile 2024

Fuori speciale: il ruolo degli spaghetti tra miseria e nobiltà

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

***

Mentre inizio a scrivere questo articolo, non posso fare a mano di chiedermi se per caso non stia sopravvalutando le mie forze. L’idea malsana di scrivere praticamente in diretta un articolo è qualcosa che nemmeno nei momenti di maggior produttività del blog avrei potuto sostenere. Purtroppo, quando mi metto in testa un’idea è difficile scacciala via, e così eccomi qui a inaugurare questa serie di articoli extra-speciale che, come scritto nell’introduzione, è un side-project che vive contemporaneamente a “La grande abbuffata” senza sovrapporsi a esso. Mi sono dato però un limite: un’ora di tempo davanti al computer e non un secondo di più. E venga come viene. Non posso permettermi certo di fare il perfezionista e andare a cercare termini ricercati per produrre materiale che per sua stessa definizione è materiale “di scarto”, ovvero scartato dallo Speciale in fase di redazione. 

lunedì 1 aprile 2024

Speciale Food Movies 2024: che la grande abbuffata abbia inizio!

Quando, nel novembre 2022, misi la parola fine allo “Speciale Rancore”, incentrato sul franchise giapponese “Ju-On”, scrissi che mai più mi sarei avventurato di nuovo in un lavoro complesso e a tratti disumano come quello (e come quelli che lo hanno preceduto). Ovviamente mentivo, altrimenti non si spiegherebbe questo mio odierno incipit. A mia parziale discolpa, posso ora dire che mentivo in buona fede. Ero davvero deciso a non buttare via ulteriori montagne di ore, per non parlare delle notti insonni, con gli occhi su uno schermo e la scrivania piena di appunti, scritti rapidamente su foglietti di carta volanti e non. Un giorno poi è successo che ho cambiato idea. Quello che mi serviva era probabilmente solo un’idea abbastanza buona da meritarsi di essere sviluppata. È stato in pratica come accendere un interruttore: l’idea è arrivata e le dita hanno cominciato a muoversi sulla tastiera di questo computer. Già, ma quale idea? 

lunedì 25 marzo 2024

Rapporto sulla cecità (Pt.5)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Ma ora veniamo al cinema, visto che qualche citazione qua e là l’abbiamo già fatta. Va innanzitutto ricordata la trasposizione del capolavoro di Saramago: “Blindness - Cecità”, 2008, diretto da Fernando Meirelles. Il film è molto fedele al libro, e proprio per sottolineare l’universalità del tema trattato si svolge in un tempo e un luogo imprecisati. Il tema psicanalitico è invece alla base di “L'occhio che uccide” (“Peeping Tom”), 1960, ma non nel senso inteso da Freud: nel film di Michael Powell abbiamo un uomo a cui l’atto del guardare ricorda gli abusi subiti da bambino, quando il padre lo filmava in situazioni di stress e paura; come se la “vista” del padre avesse ucciso la sua innocenza, e la sua morale, l’uomo è ora un assassino che trasforma a sua volta il suo occhio (o meglio il suo surrogato, la cinepresa) in strumento di morte. Qui non si parla evidentemente di cecità in senso fisico, ma semmai di una sopraggiunta "cecità morale". "Musica nel buio" (1947) di Ingmar Bergman, “Minnesota Clay” (1964) di Sergio Corbucci e “La musica del silenzio” (2017) di Michael Radford (sulla vita del tenore Andrea Bocelli) sono esempi di film drammatici che hanno come tema la cecità, così come i due film tratti dal romanzo di Arpino menzionato di sfuggita nell’incipit della prima parte ("Profumo di donna", 1974, di Dino Risi e il suo remake, “Scent of a woman - Profumo di donna”, del 1992, di Martin Brest). 

lunedì 18 marzo 2024

Traditi dalla fretta #40

Siamo ormai quasi a Pasqua. I mesi volano che uno neanche se ne accorge. Sembra quasi incredibile che il blog stia proseguendo la sua corsa mentre da più parti arrivano segnali sempre più evidenti che questo modo di fare "social" sia ormai obsoleto, quasi un ricordo da chiudere in soffitta e buttar via la chiave. Il problema, se di problema si può parlare, è che non conosco altri modi per comunicare quello che mi piacerebbe comunicare, o perlomeno non ne conosco di altrettanto soddisfacenti. Qualche mese fa avevo aperto una pagina Instagram, che avrebbe dovuto supportare il blog o diventare a lungo termine la sua nuova casa, ma la verità è che non riesco a farmelo piacere. Non è una questione di piattaforma, questo lo so bene, quanto la conseguenza del mio appartenere a una generazione che del prendersela comoda ha fatto il suo marchio di fabbrica. 
Ecco perché il blog continua, e continuerà finché Google non chiuderà tutto o finché io non avrò più la forza, la mente, il fisico, la capacità di trovare il tempo e la voglia di scrivere. 
Siamo a due settimane dalla Pasqua, dicevo poc'anzi, e quest'anno la ricorrenza cristiana, seconda in ordine di importanza per chi la interpreta dal punto di vista consumistico, giunge in concomitanza con il primo giorno del mese di aprile, un mese che da queste parti è sempre stato ricco di iniziative, e non solo perché ad aprile cade il compleanno del blog (quest'anno spegniamo 13 candeline), ma anche per via di una vecchia tradizione che, ahimè, un pochino mi manca.
Ne parliamo meglio qui sotto, in questo piccolo contenitore bimestrale che ho chiamato "Traditi dalla fretta".

lunedì 11 marzo 2024

Rapporto sulla cecità (Pt.4)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Altra opera letteraria imprescindibile quando si affronta l’argomento cecità è “L'uomo della sabbia” (“Der Sandmann”) di E.T.A. Hoffmann, del 1815. Si tratta di un racconto così angosciante che Sigmund Freud ne fece materia di studio, citandolo nel suo saggio del 1919 “Il perturbante” (“Das Unheimliche”). Vi si narra della follia che s’impadronisce del giovane Nathanael a seguito di alcune vicende che ruotano attorno a Coppelius, un avvocato amico di suo padre. Nathanael conserva il ricordo di uno spauracchio che la madre evocava per convincerlo ad andare a dormire: quello dell'uomo della sabbia (o mago Sabbiolino), che strappava gli occhi ai bambini che restavano svegli e li dava da mangiare ai suoi figli, delle specie di gufi antropomorfi. Avendo Coppelius minacciato il bambino di bruciargli gli occhi con delle braci incandescenti, lui si era convinto che fosse l'incarnazione dell’uomo della sabbia. 
Dopo questo episodio Coppelius scompare all’improvviso e sembra ricomparire anni dopo, quando Nathanael è ormai adulto, sotto l’identità dell’ottico piemontese Giuseppe Coppola. Un giorno, Nathanael vede una donna con i bulbi oculari estirpati (in realtà si tratta di un automa meccanico, ma lui lo scopre solo più tardi) e l’orrore lo sommerge. La trama è molto complicata da spiegare nel dettaglio e sarebbe anche un peccato farlo, ma, in breve, Nathanael impazzisce quando i suoi incubi infantili sembrano prendere forma. 

lunedì 4 marzo 2024

Dachra

Mi accingo alla visione di Dachra essenzialmente per un motivo: la sua provenienza. Mi intriga parecchio l’idea di accomodarmi sul divano, specialmente in una sera in cui, una volta tanto, non sono devastato dalla stanchezza, per assistere al primo horror tunisino della mia lunga carriera di appassionato del genere. Non ho alcuna idea di cosa mi attenda, anche se, in un angolo della mia testa, quell’assonanza con il titolo del celebre romanzo di Bram Stoker mi fa sospettare l’ennesimo adattamento della solita storia. Errore gravissimo, perché qui di vampiri non c’è alcuna traccia e quell’assonanza, scoprirò in seguito, è soltanto casuale. 
Meglio così, forse; anzi, sto per assistere a un horror che affonda le sue radici nel folclore più sconosciuto del paese nordafricano. Non sarebbe affatto male, rifletto, visto che ne so così poco di folclore che non sia europeo o, al limite, asiatico. 
Premo quindi il tasto play con tale grande speranza. È solo quella rapida scritta che appare sullo schermo dopo un minuto, e che mi consegna l’abusato slogan “basato su una storia vera”, che mi fa temere un secondo errore di valutazione. Due ore più tardi, mentre con un occhio già abbondantemente chiuso mi sollevo dal divano, mi sorprendo a ragionare su ciò a cui ho appena assistito. 

lunedì 26 febbraio 2024

Rapporto sulla cecità (Pt.3)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Un ribaltamento della prospettiva pare averlo operato anche la letteratura moderna rispetto a quella classica, almeno a giudicare dagli esempi proposti qui sopra, anche se non ne so a sufficienza per poterlo dire con certezza; a ben vedere, comunque, a grandi linee parlano di cecità anche quei racconti distopici, come “1984” (“Nineteen Eighty-Four”, 1949) di George Orwell, che utilizzano il concetto dell’occhio invisibile per parlare della sorveglianza di massa, della repressione e della propaganda nei regimi totalitari, assurto poi a metafora di quanto esprime il potere nella società contemporanea, perché deputare una vista illimitata a un “Grande Fratello”, cioè all'élite come ingannevole surrogato della collettività, significa in fondo sottrarla al singolo, condannandolo a qualcosa di molto simile alla cecità. 
Del resto, Orwell prese ispirazione dal Panopticon, il carcere circolare ideato alla fine del ‘700 da Jeremy Bentham, e il nome Panopticon, letteralmente “l'occhio che tutto vede”, deve il suo nome ad Argo Panoptes (Ἄργος Πανόπτης”), una creatura della mitologia greca che aveva molti occhi sparsi sul corpo (secondo Ovidio, addirittura cento), grazie ai quali non doveva mai dormire... 

lunedì 19 febbraio 2024

Nebraska

Lo ammetto, ho approcciato questo film per un motivo decisamente infantile: il titolo. Un titolo che associo, per mia forma mentis, all’omonimo album di Bruce Springsteen, sottovalutato capolavoro folk registrato con il solo l’ausilio di armonica e chitarra acustica, e fondamentale, all’interno della sua discografia, per il suo fare da spartiacque tra il “working class hero” che era lo Springsteen delle origini e il rocker mainstream in cui egli si trasformò negli anni successivi. 
Anche la promessa del bianco e nero, con il quale è stato girato questo film, ha un collegamento con l’album, quell’emozionante bianco e nero che il boss scelse per copertina del disco come ideale sfondo per storie cupe, di dolore, morte e solitudine viste attraverso la lente delle piccole città rurali del Midwest americano. Ecco, si tratta di uno dei rari casi in cui si può dire, senza timore di essere smentiti, che un libro (un album, in questo caso, e, per estensione, un film) si può giudicare dalla sua copertina: storie che ci portano nelle grandi pianure, verso una terra promessa che è sì lontana, ma non pare così irraggiungibile. Sono storie di persone che hanno perso tutto, anche la propria anima, persone tradite dalla natura illusoria del "sogno americano”, con qua e là lampi di speranza che brillano come squarci tra le nuvole, per poi troppo spesso finire inghiottite da una pioggia battente. 

lunedì 12 febbraio 2024

Rapporto sulla cecità (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI 

Il paese dei ciechi” o “Nel paese dei ciechi” (“The country of the blind”) è un racconto che H. G. Wells pubblicò nel 1904. Il protagonista è Nuñez, che si ritrova catapultato, a seguito di un incidente di montagna, in una vallata isolata dal mondo, abitata da persone che a causa di un morbo sconosciuto hanno perso la vista da molte generazioni e che lì conducono una vita semplice, estranee dal resto dell’umanità e dal suo progresso. Siamo nelle Ande ecuadoregne, e l’arrivo di Nuñez riecheggia quello dei Conquistadores spagnoli che quattro secoli addietro erano approdati nel paese e avevano soggiogato gli Inca. Come gli Inca raffrontati agli spagnoli, anche gli abitanti del “paese dei ciechi” sono arretrati e illetterati se paragonati al loro visitatore, ma questi, che all’inizio si culla ripetendosi il mantra “Tra i ciechi l’orbo di un occhio è re”, si renderà ben presto conto che la mancanza della vista ha affinato i sensi dei ciechi e che nel mondo che hanno creato per sé lui non suscita alcun rispetto o timore per la sua condizione di vedente. I ciechi, anzi, hanno cancellato perfino il ricordo della vista e di ogni cosa attinente a questo senso, al punto da non riuscire neppure a comprendere le descrizioni di Nuñez dei monti, del cielo, o della città, e da considerarlo un pazzo o un ritardato, destinato al più a lavori di fatica.

lunedì 5 febbraio 2024

The Locker (Shibuya Kaidan)

Quando, un paio d’anni fa, vergai una specie di recensione per un improbabile B-movie intitolato “Non aprite quell’armadio”, conclusi dicendo, tra il serio e il faceto, che non mi sarebbe dispiaciuto un giorno scrivere uno speciale sugli armadi “maledetti” nel cinema (e se non proprio maledetti, perlomeno con uno sconfinamento nel fantastico). Ciò di cui parleremo oggi potrebbe a buon titolo rientrare in quello speciale, visto che parliamo di armadietti, gli stessi che usiamo nelle scuole e nelle palestre e che talvolta troviamo, per riporvi oggetti metallici, all’ingresso delle banche. 
In Giappone sono evidentemente molto più diffusi che dalle nostre parti ed ecco quindi la necessità di realizzare una trama orrorifica incentrata proprio su quegli sgraziati contenitori metallici. Se fossero stati distribuiti sul mercato italico, quei film (parleremo oggi anche del sequel) si sarebbero ritrovati appiccicati addosso titoli assurdi come “Non aprite quell’armadietto” o “L’armadietto che uccide”, ma per fortuna la cosa non è accaduta e oggi possiamo goderci, seppure con le difficoltà della lingua, titoli più incisivi come “The Locker” o evocativi come l’originale “Shibuya Kaidan”. Si tratta di due film di durata contenuta (entrambi 71 minuti) lanciati sul mercato contemporaneamente il 7 febbraio 2004 e proiettati nelle sale con la formula “double-bill” (due film al prezzo di uno). 

lunedì 29 gennaio 2024

Rapporto sulla cecità (Pt.1)

Tempo fa mi è capitato fra le mani un libriccino dal titolo “Racconti nel buio” di Roberto Turolla. Sono dieci racconti sul tema del buio, i cui protagonisti (come riporta la seconda di copertina) si trovano in condizioni di momentanea cecità, che hanno la particolarità di essere stati scritti da un autore realmente non vedente. Non è di questo testo però (apprezzabile, peraltro) che voglio parlare oggi. Ecco, tenendo questo libro fra le mani ho pensato con un pizzico di angoscia a quegli autori che hanno avuto la sventura di ritrovarsi ciechi, come Borges o Milton, ma anche a quanto deve essere ben più difficile scrivere quando, anziché perdere la vista da adulti, non si è mai vista la luce del sole. Ho allora rispolverato la bozza di un articolo mai pubblicato, scritto anni fa, sul tema della cecità nella letteratura fantastica. Ripreso in mano oggi, il progetto ha assunto la forma che potete leggere di seguito, quella di un ibrido che parte da libri di ogni genere e provenienza per approdare al cinema e ad altri lidi. Se questo fosse un saggio, sarebbe pessimo, ma è solo un articolo su un piccolo blog di provincia, fatto alla mia solita maniera, e so che voi non mi giudicherete. 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...