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lunedì 1 luglio 2013

Issun-bōshi

Come forse vi ho già detto, amo le fiabe e leggo volentieri tutti i tentativi di interpretazione (psicologica, antropologica o esoterica che sia) che se ne fanno. Mi affascina soprattutto vedere come dalla stessa matrice possano prender vita storie che parlano della realtà da angolazioni molto diverse (è lo stesso con i miti della religione, se è per quello); del resto siamo umani e tendiamo, con buona pace di Galileo, a mettere noi stessi e ciò che ci circonda più da vicino sempre al centro dell'universo.
Per esempio, sapevate che la storia di una creatura alta appena un pollice è diffusa in molte varianti un po' in tutto il mondo? La fiaba “Tom Pouce” di Charles Perrault del 1697 (ripresa dai fratelli Grimm nel 1800) in italiano si chiama “Pollicino”,  in inglese “Tom Thumb”, in tedesco "Daumesdick”, in spagnolo “Pulgarcito”, in portoghese “O Pequeno Polegar”, e poi ci sono varianti in danese, polacco, russo, olandese…  persino vietnamita. E il Giappone? Di certo non poteva mancare all’appello, anzi quella di cui vi parlerò oggi è proprio la storia del Pollicino del Sol Levante, Issun-bōshi (一寸法師): “Issun-bōshi from OtogizōshiIssun-bōsh”.

martedì 26 marzo 2013

Riflessioni (Pt.2)

Nel celeberrimo film “L’occhio che uccide” (Peeping Tom, 1960), un assassino uccide le sue vittime con una telecamera, sulla quale ha installato una lama retrattile, mentre le riprende, costringendole ad osservarsi in uno specchio per vedere il proprio volto contratto dalla paura. Questo gesto simboleggia da un lato il voyeurismo insito del cinema, dall’altro il suo potere, e l’associazione dello scatto fotografico al gesto omicida, concetto che si rifà alle credenze popolari  menzionate prima ed è ancora più calzante nel caso del cinema, a causa della maggiore invadenza della telecamera rispetto ad una macchina fotografica. L’essenza del film sta tutta nella frase “Tutto quello che riprendo, per me è perduto…” pronunciata dal protagonista.
In “Come in uno specchio” (Säsom i en spegel, Ingmar Bergman, 1961) si fa riferimento all’idea che lo specchio rappresenti per antonomasia la maschera, l'apparenza, e, per esteso, la doppiezza umana. Un’isola del Mar Baltico fa da scenario alla vacanza da incubo di Karin e della sua famiglia: il marito medico, il padre scrittore e il fratello minore. Il film affronta molti temi drammatici come le dinamiche familiari, le finalità della scienza e dell'arte, l'incesto, ma soprattutto la malattia e la spiritualità. Perché Karin è schizofrenica e ossessionata dalla ricerca di Dio, che crede fermamente le si rivelerà per unirsi a lei e diventare un tutt'uno con lei, e alterna l’esaltazione mistica e allucinatoria a periodi di lucidità durante i quali sembra dominata dall’odio; ma quando infine ottiene la tanto agognata rivelazione, Dio le appare come un essere ripugnante, mostruoso, che cerca di possederla.

giovedì 20 settembre 2012

Scarpette rosse

Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita.
Da bambino, come tutti i bambini, amavo le storie. Le amavo così tanto che non mi accontentavo di sentirne soltanto una la sera prima della buonanotte, e fu questo che convinse ben presto i miei genitori a comprarmi dei 45 giri con favole e fiabe di ogni tipo, e naturalmente un giradischi a supporto.
Ebbene, da bambino avevo questo giradischi rosso, di quelli con la maniglia e i buchetti sopra che ora si trovano solo nei mercatini dell’usato, simboli impolverati del tempo che fu, e che quando li vedo mi viene una nostalgia feroce per la mia infanzia. In seguito non avrei mai più avuto dei giradischi, ma soltanto degli impianti stereo… perché la lingua nel corso degli anni si è evoluta almeno quanto la tecnologia. 
Il mio giradischi rosso aveva due rotelline sul davanti, una per regolare il volume, l’altra per regolare i toni (che non ho mai capito bene cosa volesse dire); era dotato di cavo, ma funzionava anche a pile, così potevo portarlo con me ovunque, all’occorrenza anche in cortile. Avevo anche della musica, generalmente cose da bambini, tipo Rita Pavone e Cochi e Renato, ma avevo anche Iannacci, Gaber e molto altro che ormai faccio fatica a ricordare.

martedì 28 agosto 2012

La fiaba del coniglio sulla Luna

C’era una volta una foresta in cui abitavano, tra gli altri, una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio. Un giorno un anziano pellegrino giunse nella foresta, e lì si fermò per riposarsi. Quando i quattro amici passarono e videro il vecchio, gli si avvicinarono per rassicurarsi sulle sue condizioni ed egli disse loro: "Ho viaggiato molto e sono stanco, potrei avere qualcosa da mangiare?" E così i quattro si misero immediatamente alla ricerca di cibo.
La scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi dove colse dei frutti, la lontra in quattro e quattr’otto pescò del pesce, lo sciacallo scelse la via più facile e rubò del cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece andò su e giù per la foresta per tutto il giorno, ma essendo privo di particolari abilità non riuscì a procurarsi altro che dell'erba e la sera si presentò al viandante mortificato e a… zampe vuote. "Non ho niente. Che cosa posso fare?" Poi ebbe un'idea. Raccolse della legna e accese un fuoco. Il coniglio quindi si rivolse così al pellegrino: "Mi faccio arrostire e tu potrai avere un buon boccone da mangiare!". Appena finito di dire queste parole il coniglio si gettò nel fuoco. Il pellegrino a quel punto si rivelò essere un Dio travestitosi da uomo per poter osservare il mondo da vicino. Commosso dal gesto di estremo altruismo del coniglio, il Dio disegnò la sua immagine sulla superficie della Luna perché fosse ricordata da tutti, e potesse illuminare con il suo esempio di sacrificio il mondo intero. Si dice che l'immagine lunare sia ancora avvolta nel fumo che si alzò quando il coniglio si gettò nel fuoco. Nelle notti serene durante la luna piena si può vedere il coniglio che dorme sul petto della luna, simbolo di generosità. Non è una storia commovente??
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