sabato 29 maggio 2021

Settecento!

A sole poche settimane dai festeggiamenti del decimo compleanno di "The Obsidian Mirror", oggi il blog festeggia il suo settecentesimo post e, come è ormai tradizione da queste parti, è una fantastica occasione per tirare le somme. A beneficio di chi mi segue da poco, inizio col dire che la pratica di festeggiare il post con il “doppio zero” è nata con lo scopo di mettere in archivio un risultato effettivamente raggiunto, quello della scrittura, risultato che prescinde dalla variabile tempo (ai compleanni del blog ci si arriva sempre e comunque, anche senza scrivere niente). Purtroppo, per vari motivi quest'ultima centuria, partita nel luglio 2019, è stata più faticosa del solito: e non solo perché ci ho messo quasi due anni per raggiungerla, quando la mia mia solita media si aggira intorno ai diciotto mesi: ho affrontato lutti, operazioni chirurgiche, casini sul lavoro e, non ultimo, tutto questo schifo che è diventato il mondo da più di un anno a questa parte.

domenica 23 maggio 2021

Voci da R'lyeh #1

Era già qualche settimana che questo post era in preparazione, dal giorno in cui ciò che fino a quel momento era una crisalide ancora solo abbozzata si è finalmente trasformata in farfalla. In altre parole, dal giorno in cui il primo numero di questa nuova fanzine lovecraftiana (il titolo non lascia dubbi, credo) si è materializzato nella nostra realtà.
Tutto è cominciato più o meno a metà febbraio quando Pietro Rotelli, colui che si è preso cura del periodo di incubazione, si è palesato sui social alla ricerca di contributi e contributori per una fanzine che dovrebbe avere periodicità semestrale (maggio-novembre). La tentazione di ficcare il naso nella questione è stata ovviamente insopprimibile e da lì a scrivere a Pietro è stato un attimo. Ma andiamo con ordine.
Pietro Rotelli si definisce "scrittore, illustratore, animatore e fumettista" e in effetti lo è, a giudicare sia da ciò che offre il suo sito, sia dai vari lavori da lui firmati, tra cui la grafica di copertina dell'ultimo numero (il diciannovesimo) di Studi Lovecraftiani di Dagon Press, la celebra rivista aperiodica di critica e di studio su Howard Phillips Lovecraft, equivalente, più o meno, alla storica Lovecraft Studies fondata nel 1980 da S. T. Joshi e Marc Michaud.

lunedì 17 maggio 2021

Le strade di Alar

UOHT: Quest'interminabile assedio! Voglia per una volta il lago ingoiare Alar, anziché i Soli.
CASSILDA: Nemmeno Hali può farlo, poiché Alar giace su Dehme, che è in pratica un altro lago.
UOHT: Un lago è come un altro: acqua e nebbia, nebbia e acqua. Se Hastur e Alar cambiassero di posto nel corso di una notte, nessuno lo noterebbe. Esse sono le due città poste nei luoghi peggiori del mondo.
CASSILDA: Necessariamente, visto che sono anche le uniche. Eccetto Carcosa. (More Light, James Blish)

Nei più recenti articoli dedicati alla rivelazione del famigerato testo "Il Re in Giallo", quello azzardato da James Blish e ripreso in seguito da Lin Carter, si fa accenno ad Alar, una seconda città (una terza, contando anche la perduta Carcosa) che a quanto pare sarebbe impegnata in una guerra eterna contro la città in cui sorge il palazzo della regina Cassilda. Letteralmente si fa riferimento a un semplice "assedio" di Alar nei confronti di Hastur, ma credo che questa sia una sottigliezza trascurabile. Prima di proseguire lungo la strada intrapresa, conviene quindi soffermarci un attimo e cercarne di sapere qualcosa di più su Alar, partendo come sempre dai miti canonici di Bierce e Chambers che, come altre volte è accaduto, hanno opinioni divergenti.

martedì 11 maggio 2021

Orizzonti del reale (Pt.29)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Questo infatti ho più che mai odiato, aborrito e maledetto: questa soddisfazione, la salute pacifica, il grasso ottimismo del borghese; la prospera disciplina dell’uomo mediocre, normale, dozzinale.” (Herman Hesse, Il lupo della steppa)

Non potevo parlare così a lungo di Timothy Leary senza menzionare quello che possiamo indicare senza alcun dubbio come il suo più perfetto alter ego letterario e cinematografico: Harry Haller, il protagonista di uno dei più famosi romanzi di Herman Hesse, trasposto al cinema dal regista Fred Haines.
A quanto pare, durante la sua latitanza in Svizzera Leary discusse con il regista Fred Haines di una sua partecipazione a “Il lupo della steppa” (Steppenwolf): Leary avrebbe dovuto interpretare il ruolo principale, quello di Harry Haller, appunto. Ma come già sapete, se avete letto i post precedenti, Leary dovette lasciare la Svizzera su pressione del governo degli Stati Uniti perché persona non gradita, e così Haines dovette “ripiegare” su Max von Sydow; quando il film finalmente uscì, nel 1974, Leary si trovava già in carcere. Da cinefilo ammetto che ci è andata bene, anzi benissimo, tuttavia non mi sarebbe dispiaciuto vedere Leary alle prese con un personaggio uscito dalla penna di uno degli autori che più ammirava. 

mercoledì 5 maggio 2021

Da donna a strega: lacrime e sangue (Pt.5)

L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI
LA 1' PARTE DI LACRIME E SANGUE QUI

Le tracce più corpose di queste tradizioni (i sacrifici di costruzione, ndr, cfr. articolo precedente) si trovano nella produzione letteraria del sudest europeo. Ballate serbe, greche, romene, ungheresi, bulgare, estoni eccetera, narrano di edifici nelle cui fondamenta viene murata viva una donna (spesso la moglie del Mastro, talora una vergine), un bambino o due gemelli per rendere l’opera perenne o addirittura per poter terminare la costruzione (talora ciò che viene costruito durante il giorno crolla di notte). Ci sono varianti in cui la donna accetta il suo destino, altre in cui maledice il marito oppure il palazzo/monastero/ponte; in genere la vittima ha un figlio che, restando orfano, assume attributi divini, perché condivide il destino dell’orfano primordiale che nel mito viene allevato da un animale o da un essere soprannaturale. In altre varianti si racconta anche la sorte del Mastro, che si riunisce con sua moglie tramite una morte violenta, una forma del sacrificio che gli permette di trasportarsi nello stesso piano cosmico dove lei si trova. È il caso della famosissima Ballata di Mastro Manole: il ricongiungimento tra i due sposi è possibile perché la moglie sta prolungando la propria esistenza nella pietra dell’edificio che ospita le sue spoglie mortali, e quando lui muore cadendo da un’impalcatura, dal punto in cui è caduto sgorga una sorgente, le cui acque filtrano tra le pietre. Il monastero della leggenda è quello di Argeș, in Romania; anche la Fonte di Manole esiste ancora, ed è tappa obbligata per i turisti che si recano al monastero.
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