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lunedì 18 marzo 2024

Traditi dalla fretta #40

Siamo ormai quasi a Pasqua. I mesi volano che uno neanche se ne accorge. Sembra quasi incredibile che il blog stia proseguendo la sua corsa mentre da più parti arrivano segnali sempre più evidenti che questo modo di fare "social" sia ormai obsoleto, quasi un ricordo da chiudere in soffitta e buttar via la chiave. Il problema, se di problema si può parlare, è che non conosco altri modi per comunicare quello che mi piacerebbe comunicare, o perlomeno non ne conosco di altrettanto soddisfacenti. Qualche mese fa avevo aperto una pagina Instagram, che avrebbe dovuto supportare il blog o diventare a lungo termine la sua nuova casa, ma la verità è che non riesco a farmelo piacere. Non è una questione di piattaforma, questo lo so bene, quanto la conseguenza del mio appartenere a una generazione che del prendersela comoda ha fatto il suo marchio di fabbrica. 
Ecco perché il blog continua, e continuerà finché Google non chiuderà tutto o finché io non avrò più la forza, la mente, il fisico, la capacità di trovare il tempo e la voglia di scrivere. 
Siamo a due settimane dalla Pasqua, dicevo poc'anzi, e quest'anno la ricorrenza cristiana, seconda in ordine di importanza per chi la interpreta dal punto di vista consumistico, giunge in concomitanza con il primo giorno del mese di aprile, un mese che da queste parti è sempre stato ricco di iniziative, e non solo perché ad aprile cade il compleanno del blog (quest'anno spegniamo 13 candeline), ma anche per via di una vecchia tradizione che, ahimè, un pochino mi manca.
Ne parliamo meglio qui sotto, in questo piccolo contenitore bimestrale che ho chiamato "Traditi dalla fretta".

giovedì 20 gennaio 2022

Traditi dalla fretta #28

Resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni, e meno sono le chance più dolce è la vittoria. – Charles Bukowski

E anche il 2021 ce lo siamo tolto dai coglioni. Un anno che non avrebbe potuto essere più di merda. Avevo in realtà usato parole simili anche quando ci lasciammo alle spalle il 2020 e, se non ricordo male, anche l'anno precedente, ma in quelle occasioni avevo perlomeno un barlume di speranza per il futuro. Oggi inizio un 2022 che non promette niente di buono e non so nemmeno che voglia ho di dedicare un pizzico del mio tempo all'effimero.
Gli ultimi post del 2021, chiusi ai commenti perché non me non ero nel mood natalizio adatto, avrebbero dovuto essere gli ultimi. Per qualche settimana, in effetti, quello era rimasto il mio piano. In realtà, ripensandoci a mente fredda, ho ancora del materiale in bozza e sarebbe un peccato buttare via del lavoro già fatto. In fondo, mi sono detto, il mondo intero ormai va avanti con progetti che durano tre mesi, per cui che peccato sarà mai quello di spostare anche la chiusura di un blog un po' più in là?
Rientro con una nuova puntata di "Traditi dalla fretta", giusto così per non perdere l'abitudine. Non saprei dire in verità quante e quali cose potrei essermi perso in questi ultimi tempi. ma tanto il fatto che io le noti o meno, e le segnali o meno, non fa poi una grande differenza. Sono preda di una carenza di concentrazione senza precedenti e ciò si riflette su quelle che ritenevo essere abitudini quotidiane consolidate. Ora però basta stronzate e passiamo alle segnalazioni di rito.

sabato 25 aprile 2020

Look Back In Anger (Pt.3)

Lucifer Rising (1972)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Il suo lavoro più controverso e uno dei meno apprezzati resta però Lucifer Rising non tanto (o non solo) per il tema, che per Anger non era nuovo, quanto per il contributo di Bobby Beausoleil. La genesi del film fu molto lunga e vale la pena raccontarla, perché è molto interessante: Anger cominciò a lavorarci già attorno al 1966 e scelse il giovane e allora sconosciuto Beausoleil per interpretare Lucifero e per realizzare la colonna sonora, ma la collaborazione si interruppe quando Anger lo accusò di aver sottratto gran parte del materiale girato fino ad allora quando lo aveva mollato per unirsi a Charles Manson
Beausoleil ha sempre respinto l’addebito, affermando invece che Anger aveva finito i soldi prima di terminare il film e si era inventato questa scusa per non doverlo spiegare ai propri finanziatori. Parte del girato superstite venne poi utilizzato per montare il successivo film di Anger, "Invocation of my demon brother".

lunedì 20 aprile 2020

Look Back In Anger (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Fireworks (1949) venne girato nell’arco di un solo fine settimana e fu il primo dei suoi film a godere di una vera distribuzione: Anger interpreta un ragazzo che, una notte, viene aggredito da un gruppo di marinai in licenza incontrati in un bar (nella realtà amici di Anger dei tempi in cui era arruolato in Marina) in quella che comincia come una brutale e degradante iniziazione al sesso e degenera in un efferato omicidio. 
La scena inizia in modo abbastanza rassicurante proprio all’interno del bar, dove è il protagonista ad abbordare un marinaio, ma una volta fuori di lì gli aggressori spuntano fuori dal buio. Il mattino dopo, il giovane si ritrova nel letto proprio il marinaio che aveva sognato, e resta quindi il dubbio di cosa sia successo in realtà.

mercoledì 15 aprile 2020

Look Back In Anger (Pt.1)

Kenneth Anger, al secolo Kenneth Wilbur Anglemyer, è stato (*) uno dei pionieri del cinema underground e della Controcultura, ma sono abbastanza certo che il suo nome dica poco o nulla perfino ai cinefili più incalliti e ciò nonostante il fatto che la sua tecnica di montaggio e l’uso del suono, che spazia dalla musica classica a quella pop, siano stati di ispirazione a numerosi registi ben più famosi.
Anger però mi interessa non solo nella veste di regista, ma anche in quella di esoterista e membro dell’Ordo Templi Orientis (OTO), l'organizzazione religiosa iniziatica fondata da Aleister Crowley attorno al 1895. La figura e le idee di Crowley hanno influenzato così profondamente l’uomo e l’artista che, nel 1955, Anger si recò perfino a Cefalù, in Sicilia, presso l’Abbazia di Thélema, dove restaurò i dipinti e le scenografie utilizzate da Crowley durante i riti che vi si svolgevano prima che le autorità italiane non decidessero di “sfrattare” il loro illustre inquilino. Il materiale fotografico gli servì per realizzare un documentario su Thélema per la televisione britannica che purtroppo in seguito andò perduto.

mercoledì 18 marzo 2020

Traditi dalla fretta #17

Mentre quest'ultimo maledetto inverno volge ormai alla sua conclusione, giunge il momento di un nuovo episodio di Traditi dalla fretta, rubrica vagamente bimestrale con la quale mi propongo di segnalare ciò che, nonostante i mille impegni quotidiani, è riuscito in qualche modo ad attirare la mia attenzione.
L'ultima volta che ci siamo incontrati in questo simpatico salottino delle novità, tuttavia, fu però ben altro ciò di cui avevo voglia di parlare. Ero nel bel mezzo, lo ricorderete, di uno periodi più devastanti della mia vita, e sebbene fossi felice di aver ritrovato la voglia di scrivere dopo il lutto che mi aveva colpito, ancora non sapevo che, nemmeno ventiquattro ore dopo quel post, sarei ripiombato in un nuovo incubo.
Altre settimane nel frattempo sono passate e, incrociando le dita, tutto ormai mi pare possa dirsi risolto al meglio. Certo, c'è sempre un virus cinese di cui dovrei preoccuparmi, ma non è il caso di fasciarmi la testa prima che si rompa. E non è nemmeno detto che debba rompersi, se si fanno le cose per bene, evitando di accalcarsi in stazioni ferroviarie, stadi di calcio e piste da sci. Per quanto mi riguarda non sto nemmeno uscendo di casa (come immagino stiano facendo molti di voi), avendo attivato da un paio di settimane la modalità "Smart Working". Ho solo il problema dell'approvvigionamento di sigarette e altri generi di prima necessità, ma tutto sommato credo di potercela fare. In fondo è come se ci fosse una apocalisse zombi, ma senza gli zombi.

sabato 30 maggio 2015

William Buehler Seabrook (Pt.2)

Nel 1929 William Buehler Seabrook cominciò un lungo viaggio che dalla Costa D'Avorio lo portò oltre diecimila chilometri più in là, a est di Timbuktu, nelle terre natie del semisconosciuto e misterioso popolo degli Habbe. Durante questo periodo, com'era sua abitudine, Seabrook si mischiò alle popolazioni locali, vivendo nei loro villaggi e, ove possibile, imparandone le lingue e i dialetti. Le sue esperienze in Africa sono raccontate nei libri “Jungle Ways” del 1931 e “The White Monk of Timbuctoo” del 1934. Nel primo, in particolare, dopo una prima parte che segna una vera e propria immersione nella natura e nella magia primitiva di quei luoghi, viene descritto il suo incontro con la tribù dei Guéré, un'etnia del popolo dei Wé che era dedita a pratiche stregonesche e al cannibalismo.
Si trattava di una forma di cannibalismo rituale praticata nei confronti dei nemici uccisi in guerra per cui i vincitori si cibavano del cuore e dei genitali dei vinti per acquisire la loro forza e la loro virilità, e che in senso metaforico sopravvive ancora oggi nella definizione dei maghi come "mangiatori di anime”, oltre che nel nome stesso della tribù (guéré significa proprio mangiare, fagocitare). Non si trattava certo di eventi straordinari né per l'epoca né per la collocazione geografica, sebbene con una risonanza nemmeno lontanamente paragonabile a quella, ad esempio, di analoghe pratiche del passato remoto - come i sacrifici religiosi aztechi che, chissà perché, sono avvolti da un’aura quasi mistica. Comunque, pare che Seabrook avesse domandato al capo villaggio che gusto avesse la carne umana ma fosse rimasto insoddisfatto della risposta, e così, recatosi a Parigi, qualche tempo dopo, fosse riuscito a procurarsi tramite lo stagista di un ospedale delle sezioni di un corpo umano appartenute ad una persona appena perita in un incidente. Una parte della carne la consumò col riso, a mo’ di stufato, l’altra la cucinò come una bistecca, e poi riferì che per consistenza, colore, odore e gusto somigliava in tutto per tutto a carne di vitello (It was like good, fully developed veal, not young, but not yet beef.). Altra sinistra fama gli derivò dalla sua amicizia con l’occultista inglese Aleister Crowley, documentata fra l’altro nell'opera (di Seabrook) “Witchcraft: Its Power in the World Today”.

venerdì 17 maggio 2013

Il culto di Lovecraft (Pt.3)

L'Esoteric Order of Dagon, di cui si parlava in chiusura del post precedente, ha l’obiettivo di utilizzare i miti di Cthulhu come metodo magico per esplorare la via Cosmica tramite l'Inconscio Collettivo, ovvero creare un legame con le entità cosmiche e testimoniare tutto ciò tramite le opere dei propri adepti (non a caso, infatti, dell'Ordine fanno parte scrittori e altri personaggi della cultura e dell’arte). Afferma di derivare dai culti misterici tradizionali delle antiche religioni sumera e babilonese - sopravvissuti tramite i riti dell'antico Egitto - e da quelli del Pacifico del Sud (in particolare polinesiani), e di utilizzare una simbologia derivata dalle tradizioni ermetiche massoniche, in particolare quelle di rito egiziano.
Nel libretto "An introduction to the Esoteric Order of Dagon" (facilmente reperibile sul web) si legge: “Anche se gli iniziati dell'Ordine Esoterico di Dagon non credono necessariamente nell'esistenza delle divinità che sono descritte nei Miti di Cthulhu, trovano l'iconografia del lavoro di Lovecraft un paradigma utile per accedere alle più profonde, irrazionali aree del subconscio. L'origine onirica delle storie di Lovecraft è di importanza cruciale nell’indicare la via di accesso a parti della mente umana che sono identificate con orrori alieni e (letteralmente) senza nome nella sua narrativa."
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