Si approssima alla conclusione il lunghissimo speciale che Obsidian Mirror ha dedicato a una delle icone horror più celebrate degli ultimi vent’anni. Ghost in the well, che ci sta tenendo compagnia da tempo immemorabile, ha messo in fila uno dietro l’altro ben ventitre articoli (il ventiquattresimo, quello conclusivo, uscirà come di consueto l’ultimo giorno del mese). Un lavoro mostruoso le cui dimensioni non mi erano ancora ben chiare quando, sul finire dello scorso inverno, ebbi la malaugurata idea di infilarmi in questo ginepraio. Per realizzare ventitre articoli io e la mia ragazza ci siamo guardati (spesso anche più di una volta) undici film, tra cui un vecchio classico anni Cinquanta, un remake coreano e due remake americani, due serie TV per un totale di venticinque episodi (visti e rivisti una seconda volta, perché non si sa mai possa esserci sfuggito qualcosa), ci siamo letti i libri di Kōji Suzuki, i manga di Hiroshi Takahashi, ci siamo bruciati gli occhi su internet alla ricerca dei tasselli più invisibili, ci siamo dannati l’anima a ragionare sui pro e contro, su ciò che andava assolutamente detto e su ciò che poteva anche andare taciuto, abbiamo sottratto ore al sonno per poter arrivare in tempo agli appuntamenti che ci eravamo prefissati. Ma, alla fine, siamo riusciti a concretizzare davvero quello che avevamo in mente? Abbiamo detto tutto quello che c’era da dire? Non proprio: ci vorrebbe come minimo un terzo mese di speciale per completare l’opera ma, ve lo dirò chiaramente, arrivati a questo punto non ne possiamo davvero più di Sadako.
Cosa avremmo potuto dire ancora, vi starete chiedendo?
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mercoledì 28 settembre 2016
sabato 30 aprile 2016
Spiral, il sequel apocrifo
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Speciale Ghost in the Well
Si chiude oggi lo speciale nato per festeggiare il quinto compleanno del blog. Come da usanza, già ampiamente consolidata negli scorsi anni, questo dovrebbe essere il momento di tirare le somme di tutto ciò che è stato detto e fatto.
Il problema, se di problema si tratta, è che lo speciale di aprile quest’anno non finisce ad aprile: dopo una breve pausa, “Ghost in the Well” riprenderà la sua corsa, andando a raccontare anche ciò che non è stato sinora incluso negli articoli dedicati alla saga di Ring.
Non sto parlando di una fuggevole coda da inserire qua e là all’interno della normale programmazione, bensì di un altro intero mese totalmente dedicato a Sadako, un personaggio che andremo a (ri)scoprire attraverso gli occhi di registi provenienti dai più disparati paesi del mondo che a loro modo hanno provato a reinterpretarne il mistero.
Se state pensando che le cose da dire siano quasi terminate, vi basti sapere che, così sue due piedi, mi vengono in mente almeno altri cinque o sei film che ben si adattano a questo speciale. Anzi, ora che ci penso bene sono anche qualcuno di più.
Tra una recensione e l’altra poi, com’è ormai prassi, è previsto qualche approfondimento, anche se forse meno ovvio, per meglio comprendere le dimensioni dell’Universo Ring.
Rimane ancora solo una cosa da fare prima di mettere in pausa questo speciale, vale a dire spendere due parole su Spiral, altrimenti conosciuto con il titolo di Rasen (らせん), un sequel apocrifo uscito nelle sale immediatamente dopo il primo Ring di Hideo Nakata.
lunedì 18 aprile 2016
Ogni maledetto video
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Speciale Ghost in the Well
Abbiamo già accennato a differenze e analogie fra il romanzo di Kōji Suzuki e le varie trasposizioni cinematografiche che nel corso degli anni si sono moltiplicate: ciò che tutte le versioni finora proposte hanno davvero in comune è la maledizione che penetra nel nostro mondo attraverso la tecnologia. Qualche giorno fa ci siamo soffermati a ragionare sul ruolo del televisore, un oggetto di uso quotidiano che in Ring diviene un portale che consente la comunicazione fra il mondo terreno e quello ultraterreno. Il televisore, in questo senso, rappresenta la versione moderna del pozzo o, più nello specifico, un suo prolungamento. Per poter invadere il nostro mondo, Sadako non può permettersi semplicemente di risalire il pozzo; questo probabilmente era sufficiente in un’età più remota, ma per lei è necessario superare un ulteriore ostacolo, quello legato alla modernità che, ai giorni nostri, non lascia più alcuno spazio al sovrannaturale.
Si dice spesso che, ormai, ci sono fatti che assumono valenza agli occhi del pubblico solo nel momento in cui vengono raccontati alla televisione, come se la realtà al di fuori del piccolo schermo non esistesse; ebbene, in un certo senso Sadako acquista concretezza proprio nel momento in cui si impadronisce della soglia rappresentata dal televisore e la supera, perché è quello il momento in cui la terribile realtà della maledizione viene pienamente accettata dalla vittima, che fino ad allora ne ha riso o che comunque, a dispetto di una strisciante inquietudine, ha continuato a vivere la sua vita come se nulla fosse. Oppure, ribaltando la prospettiva da cui esaminiamo i fatti, possiamo dire che sfruttare la tecnologia significa la piena vittoria di Sadako sulla materia, il trionfo dei suoi tanto vituperati poteri: se risalire da viva le viscide pareti del pozzo le fu impossibile, superare la soglia del televisore è per lei un gioco da ragazzi.
domenica 3 aprile 2016
Oltre lo schermo
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Speciale Ghost in the Well
“The Ring” (Ringu, リング) non è stato solo uno dei tanti franchise di successo, quello che ha portato nelle sale cinematografiche una decina di pellicole tra sequel, prequel, remake e reboot, ma ha innescato un fenomeno virale che è proseguito per molti anni e che, sebbene ridimensionato dal tempo, continua ancora oggi in tutto il mondo. Ma quale singolare meccanismo si nasconde dietro lo scatenarsi di un fenomeno virale come può essere quello di una nuova moda cine-horror? La qualità oggettiva di un prodotto, il semplice intervento del caso oppure una combinazione delle due cose? Magari è necessario anche un pizzico di fortuna e il sapersi far venire l'intuizione giusta al momento giusto. Probabilmente la risposta è un giusto mix di tutte queste cose, ma anche la sagacia e la lungimiranza di coloro che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito alla nascita e alla crescita di tale fenomeno. Questo risultato, è bene sottolinearlo, non è limitato al solo franchise di Ring, per quanto questo possa essere di vasta portata, bensì è da estendersi a tutto il filone J-horror che, proprio iniziando da Ring, si è rapidamente allargato a macchia d’olio invadendo in maniera sistematica, per un intero decennio, tutto l’Occidente.
Senza nulla togliere agli altri, sono due in particolare i nomi a cui il mondo deve riconoscere la genesi di Sadako e di tutti i personaggi che in seguito saranno in qualche modo ricollegabili alla protagonista di Ring: Kōji Suzuki (鈴木 光司) e Hideo Nakata (中田 秀夫).
Il primo nasce a 13 maggio 1957 a Hamamatsu, nella prefettura di Shizuoka, situata nella regione di Chūbu, un centinaio di chilometri ad est di Osaka, il secondo nasce il 19 luglio 1961 ad Okayama, capitale dell’omonima prefettura, situata nella regione del Chūgoku (San'yō), un centinaio di chilometri ad ovest di Osaka… No, no, non vi preoccupate… stavo solo scherzando. Queste sono informazioni che chiunque può andarsi a leggere su Wikipedia.
Il primo nasce a 13 maggio 1957 a Hamamatsu, nella prefettura di Shizuoka, situata nella regione di Chūbu, un centinaio di chilometri ad est di Osaka, il secondo nasce il 19 luglio 1961 ad Okayama, capitale dell’omonima prefettura, situata nella regione del Chūgoku (San'yō), un centinaio di chilometri ad ovest di Osaka… No, no, non vi preoccupate… stavo solo scherzando. Queste sono informazioni che chiunque può andarsi a leggere su Wikipedia.
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