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venerdì 11 aprile 2025

Eat the Schoolgirl

Torna dopo una lunghissima assenza un nuovo appuntamento con la famigerata rubrica Obsploitation Extreme, un agghiacciante spazio dedicato a recensioni di film destinati ai soli titolari di stomaci d’acciaio. Da non confondere con la rubrica quasi gemella “Obsploitation Vomit”, che ne è la variante più malsana, “Obsploitation Extreme” ha ospitato in passato cosettine leggere come "A serbian film" (per citare uno dei titoli più famosi) e varie forme di marciume ero- guru. 
È proprio verso quel tipo di marciume che ci dirigiamo oggi, con l’intento di capire se c’è un limite al peggio oppure se il peggio deve ancora arrivare. Ma partiamo dal regista. Il regista è nientemeno che Naoyuki Tomomatsu, autore di quel “Rape Zombie: Lust of the Dead” che abbiamo recensito a fine marzo proprio qui sul blog
Avevo accennato, in quell’articolo, al fatto che mi sarebbe piaciuto parlare un giorno anche dei suoi titoli più famosi, per cui mi sono detto “perché non farlo subito?” Mi sono quindi messo a spulciare nella sua filmografia alla ricerca di qualcosa su cui provare a imbastire un articolo decente, quando l’occhio mi è caduto malignamente su uno dei primissimi titoli della sua produzione. E quella è stata la mossa che ha svoltato, almeno per oggi, il destino del blog.

sabato 19 maggio 2018

La terapia del dolore

Naked Blood
La terapia del dolore

Non vi pare che masochismo sia in sé un termine riduttivo, una di quelle voci del vocabolario che richiederebbero pagine e pagine di approfondimenti che tuttavia potrebbero non arrivare mai a offrirne una definizione davvero esauriente? Non vi pare che masochismo sia un termine imperfetto, un termine di cui facciamo largo uso ma a cui ci riferiamo limitatamente al suo significato più comune, quello universalmente noto della pratica sessuale un po', come dire, particolare? In questo speciale stiamo cercando di trovare nuovi significati: alcuni piuttosto evidenti, come le pratiche di mortificazione del corpo portate avanti da certi attivisti religiosi, altri meno evidenti, come vedremo quando arriverà il momento, alla fine di questo mese, di tirare le somme di tutto quanto è stato detto e fatto. L'articolo di oggi è però ancora una volta incentrato sul dolore fisico e sul piacere che da esso deriva.
Ma la domanda, un po' provocatoria, è: "siamo davvero certi che tutto ciò non ci riguardi in prima persona?". Quando pensiamo a certi casi documentati di perversione sessuale o religiosa, di solito tendiamo a riferirci ad essi come ad avvenimenti lontani al nostro mondo (ed è logico) ma... è davvero sempre così? Davvero non abbiamo mai associato in prima persona alcun piacere al dolore fisico?

martedì 22 novembre 2011

A Snake of June

Ancora cinema. Ancora Giappone. Torno un'altra volta sul fenomeno conosciuto come Pinku Eiga, tentando una recensione di uno dei capolavori assoluti di questo genere: il "Serpente di Giugno" (六月の蛇, Rokugatsu No Hebi - A Snake of June), che fu premiato nel 2002 al festival di Venezia nel Concorso Controcorrente, ottenendo il Premio Speciale della Giuria. 

Il Pinku Eiga  (ピンク映画), Film Rosa), l'ho già detto altre volte e qui lo ridico, è una categoria specifica del cinema giapponese, corrispondente in modo grossolano all’idea di un film soft-core a basso costo prodotto ai margini dell’industria cinematografica. I Pinku Eiga hanno spesso raggiunto risultati di elevato spessore artistico, sia per quanto riguarda la critica sociale e la provocazione che per il loro ruolo di palestra formativa per cineasti indipendenti, i quali, in più di un’occasione, hanno orgogliosamente rivendicato il valore sovversivo e sperimentale del loro lavoro. Dopo una battuta d'arresto sofferta dal genere Pinku all'inizio degli anni Ottanta, molte case indipendenti hanno iniziato un nuovo ciclo di film erotico che strizza l'occhio alla avant-garde, quella corrente artistica che rifiuta i canoni, i modelli e i generi tradizionali. In A Snake of June, opponendosi al senso comune, al banale, la dimensione erotica deriva dalla qualità emotiva piuttosto che dagli aspetti puramente carnali.

mercoledì 7 settembre 2011

Empty Rooms

Empty Room (空き部屋, Akibeya) conosciuto anche con il titolo di Apartment Wife: Moans from Next Door (団地妻 隣りのあえぎ, Danchi-zuma: tonari no aegi) fa parte di quel filone di film softcore giapponesi denominati Pinku Eiga, di cui ho già parlato tempo fa nella mia recensione di Watcher in the Attic di Noboru Tanaka.
Oltre 5000 pellicole di questo genere sono state girate dagli anni '60 ad oggi, di cui solo una dozzina importante in DVD nei mercati di lingua inglese. Questo dà un po' il senso delle dimensioni del fenomeno.

In realtà, in questo caso, classificare il lavoro del cinquantenne regista Toshiki Satō (サトウトシキ) come Pinku Eiga è un po' limitativo. Affronta temi importanti come la solitudine, la mancanza di coraggio a troncare una relazione ormai esaurita, la violenza domestica, l'amore clandestino, i sensi di colpa. Il tutto in un'ambientazione molto spoglia, claustrofobica, angosciante, degradante. Il sesso è ovviamente presente, a volte addirittura un poco esplicito, sebbene mai effettivamente fastidioso.

martedì 26 aprile 2011

Watcher in the Attic

“Watcher in the attic” è un film del 1976 diretto da Noboru Tanaka, arrivato in Italia con il titolo “La casa delle perversioni” (traduzione “libera” dell’originale “Edogawa Ranpo ryoki-kan: Yaneura no sanposha”, il titolo inglese Watcher in the Attic, al contrario, traduce correttamente il titolo del romanzo e del film).
Dovrebbe esistere una versione più recente del film, diretta da Akio Jissoji nel 1993: Almeno questo sembrerebbe consultando l’IMDB. Devo ricordarmi di approfondire la questione.

Il film appartiene al genere dei cosiddetti Pinku Eiga (ピンク映画 Pinku eiga?), o pink film, un genere cinematografico giapponese di contenuto erotico softcore nato alla fine degli anni sessanta e prodotto anche oggi, caratterizzato dal basso costo di produzione e dai tempi brevissimi di realizzazione (solitamente una settimana di riprese). Il Pinku è stato il genere cinematografico che ha mostrato in Giappone per primo negli anni ’70 e ’80 il sesso e la violenza ed è stato per questo spesso considerato il primo filone di sexploitation hardcore/grindcore del Sol Levante.
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