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venerdì 8 aprile 2022

Ascensore per l'altrove

Erano ormai diversi anni che riflettevo su questo post, praticamente dai tempi del famoso video di sorveglianza che immortalò, proprio all'interno di un ascensore, le ultime ore di vita di Elisa Lam. L'ascensore, tra l'altro, è uno di quegli ambienti che personalmente mi hanno sempre inquietato, al punto che secoli fa, agli albori del blog, produssi un breve racconto che in seguito finì pubblicato su un'antologia a tema di cui da tempo ho perso le tracce. Questa, comunque, è un'altra storia. 
L'ascensore quindi, al pari di numerose altre location quali cantine, soffitte e case abbandonate, è uno di quei posti nei quali, specialmente da ragazzini, spesso ci si avventura con il preciso proposito di ottenere qualche brivido gratuito, senza correre troppi rischi e senza dare troppo fastidio agli altri. Non è un caso che l'ascensore sia stato talvolta anche protagonista di riuscitissimi film horror. Senza dilungarmi troppo, vorrei stavolta citare solo il più classico, ovvero "L'ascensore" (De Lift, 1983) del regista olandese Dick Maas, che, da buon appassionato, vidi al cinema ai tempi della sua uscita.

sabato 21 aprile 2018

Headless Olga

Il mondo che ci circonda è essenzialmente un mistero. Ancora di più lo è la "magia" (non riesco a pensare a un termine più appropriato) che si cela dietro la macchina umana, il suo cervello, il suo sistema nervoso, la fitta rete deputata al trasporto di sangue e di altri fluidi meno "nobili". Sembra che la natura abbia saputo ben dosare gli elementi a sua disposizione senza lasciare una sola parola scritta, un solo indizio che possa aiutarci a capire la logica del nostro stesso funzionamento.
E nel momento in cui l'uomo ha creduto di aver compreso perlomeno il quadro generale, ecco che la sua logica ha dovuto arrendersi di fronte a casi documentati di personaggi, spesso reduci di guerra, sopravvissuti a mutilazioni orrende.
Tra tutti questi, il caso più incredibile è sicuramente quello che ha avuto come protagonista una certa Olga Hess, una ragazza di circa vent'anni che perse letteralmente la testa in un terribile incidente ferroviario occorsole in Svizzera nel 1937.
Sono certo che non oserete mai credere alle mie parole qualora vi dicessi che la scienza medica, per quanto approssimativa, sia stata in grado, ottant'anni fa, di preservare la vita in un corpo decapitato.

lunedì 20 gennaio 2014

Pubblicità Paura

L’automobile procedeva lentamente. I due uomini a bordo osservavano silenziosamente il nastro bianco che si stendeva di fronte a loro. Sotto quel nastro bianco un altro nastro, questa volta d’asfalto, completamente invisibile. La neve cadeva ininterrottamente da diversi giorni e le previsioni meteo non promettevano nulla di buono per i giorni successivi. Due file di alberi erano gli unici riferimenti visibili in quella sorprendente distesa di neve. Oltre le due file di alberi, il buio della notte. Occasionalmente l’uomo al volante borbottava qualcosa di incomprensibile, forse malediceva quella sua stupida idea di mettersi in viaggio proprio quella notte. Una curva improvvisa e l’automobile per poco non uscì di strada. Se almeno si fosse ricordato di far montare le gomme invernali! Invece aveva rimandato quella scocciatura, l’aveva rimandata più e più volte, finché ormai era troppo tardi per rimediare. Non poteva permettersi alcuna distrazione. Doveva solo procedere lentamente, con gli occhi aperti e le mani ben serrate sul volante. Il passeggero accanto a lui taceva e, tutto sommato, gli andava bene così.
Ma cos’era quella cosa là in fondo? Sembrava una figura umana, completamente vestita di bianco, in piedi al centro della strada qualche centinaio di metri più avanti. Una donna. L’uomo rallentò fino a fermarsi. Era decisamente una donna, vestita di un succinto abito bianco, forse una semplice sottoveste, immobile nel freddo della brughiera. I due uomini si scambiarono un rapido sguardo, increduli di fronte all’immagine che i loro occhi stavano faticosamente mettendo a fuoco, ed indecisi sul da farsi. Poi, improvvisamente….

lunedì 17 giugno 2013

Pareti d'ossa

Sì! tale sarete, o regina delle grazie,/ dopo gli ultimi sacramenti,/ quando andrete sotto l'erba e i rigogliosi fiori,/ a marcire tra le ossa. (Charles Baudelaire, Una carogna, I fiori del male, 1857/61).
Diversi mesi fa, proprio all’inizio di gennaio, accennai in un post a quelli che avrebbero dovuto divenire i contenuti di Obsidian Mirror nel 2013. Sono passati quasi 6 mesi, ho pubblicato nel frattempo un’abbondante trentina di post, ma ancora non ho mosso un passo per realizzare quei propositi originali. Oggi però ho deciso di fermarmi un attimo e ritornare su quanto promesso in quella sera d’inverno e che, i più attenti se ne saranno accorti, ho ripromesso qualche giorno fa nella sezione “Oltre lo specchio”. A quel tempo scrissi, testuali parole: “Un’altra iniziativa nasce dall’analisi dei contenuti fino a qui inseriti nel blog. Mentre realizzavo l’indice degli argomenti, mi sono reso conto che ho parlato tanto di cinema ma, paradossalmente, poco di quegli argomenti che facevano parte della mia idea iniziale di “The Obsidian Mirror”: vale a dire leggende e misteri. Andremo insieme quindi a visitare luoghi affascinanti, magari qualche castello, qualche chiesa o qualche cimitero, perché no? Armato di macchina fotografica mi lancerò alla ricerca di storie da raccontare, partendo magari dalla mia stessa città, Milano, città che offre un sacco di spunti ma che, per chi ci vive tutti i giorni, è dannatamente difficile fermarsi ad osservare con gli occhi curiosi del turista.”
Eccoci qui quindi con la prima puntata di una rubrica che intitolerò “Luoghi incredibili”. Ma la prima domanda a cui rispondere è "perché questo titolo?".

venerdì 2 novembre 2012

On the Eating of Books

“Some books are to be tasted, others to be swallowed, and some few to be chewed and digested.” (Francis Bacon) -  “Quel libro è stato davvero avvincente: l’ho divorato.” Quante volte abbiamo sentito pronunciare una simile frase? Quante volte l’abbiamo pronunciata noi stessi? L’atto del divorare un libro è qui visto naturalmente in senso figurato: se il contenuto di un libro è particolarmente interessante non è improbabile che lo si riesca a portare a termine in breve tempo, che si possa venire coinvolti a tal punto che diventa quasi impossibile staccarsi dalla lettura, escludendo la realtà e immergendosi profondamente nell’universo immaginario descritto in quelle pagine. Esiste un’altra espressione idiomatica che così recita: “Quel libro è proprio difficile: faccio fatica a digerirlo”. Ecco quindi che per meglio assorbire i contenuti di un testo ci vediamo costretti non solo a mangiarlo, ma pure a portare a compimento il ciclo digestivo. Bizzarro, no? 
C’è invece chi i libri li divora per professione, costretto a scrivere recensioni di due o tre romanzi alla settimana, oppure chi è incaricato da una casa editrice di selezionare le migliori tra le migliaia di proposte giunte da una moltitudine di aspiranti scrittori o sedicenti tali. In questo caso divorare un libro è più una necessità che un piacere. Si dice che esistano dei metodi di lettura veloce che i più esperti non esitano ad applicare per poter sopravvivere. Uno di questi è la lettura in diagonale: si legge la prima parola di un rigo, la seconda parola della riga sottostante, la terza di quella sotto ancora e così via. Teoricamente, una volta giunti alla fine del testo, dovrebbe rimanere, in qualche angolo remoto del cervello, abbastanza da poterci scrivere sopra una recensione. La ricetta? Condire il tutto con due note biografiche sull’Autore, aggiungere un pizzico di contesto storico, mescolare il tutto ed ecco sfornata la recensione. 
Una recensione di cui nessuno potrà contestare l’esattezza, perché tanto i lettori sono rimasti in pochi e quei pochi non andranno certo a verificare, dopo aver letto il libro in questione, cosa ne aveva scritto quel tizio su quella rivista.
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