Alla fine, dopo quasi tre anni di rimandi e di attesa, il 28 marzo 1979 arriva la notizia: «L’Italia è il secondo paese al mondo in cui sarà possibile vedere in edizione integrale il capolavoro dell’erotismo contemporaneo». Così recita la locandina di Ecco l’impero dei sensi, con ben visibile la targhetta “Edizione integrale”.
Com’è possibile? La censura italiana ha richiesto molti tagli, com’è possibile esporre quella scritta sulle locandine? Eppure il giorno dopo, 29 marzo, quando il film viene finalmente proiettato in sala, il mistero è svelato: «Edizione integrale con sottotitoli italiani». Tre anni di attesa... e neanche l’hanno doppiato! «Dalla terra ove l’amore non è peccato ma occasione di gioia e di poesia, giunge questo audace, sconvolgente capolavoro che rivelerà a tutti i segreti più profondi delle passioni e le esaltanti liberazioni del gioco dei sensi.» «Film importante», lo giudica la recensione de “La Stampa” del 30 marzo successivo, che specifica come non si tratti di uno dei tanti film pornografici «per la semplice eccitazione e per il guardonismo doloroso e solitario»: chissà se era un neologismo dell’autore o se davvero all’epoca si tentò di italianizzare voyeurismo in “guardonismo”. «Quando l’erotismo si cala completamente nel segno dei sensi e ne accetta il dominio, non c’è più riscatto neppure nella parola, ma solo, appunto, nella furia distruggitrice, che può essere, volta per volta, rivolta a se stessi o all’altro amato: dedizione o cannibalismo.» La recensione purtroppo non ci dice l’informazione più importante: se il film è doppiato in italiano. Stando alle locandine, non lo è.


