Il ratto - una femmina - era rimasto intrappolato nello scantinato per più di cinque giorni. Sentendo vicino il momento del parto, si era trascinata in un angolo buio dietro una fila di scaffali, e quando aveva cercato di seguire il richiamo - quel suono ossessionante che le ronzava nella testa - aveva trovato la strada sbarrata da una pesante porta di ferro. Il suono era continuato per cinque lunghi giorni, facendo quasi impazzire la madre e i piccoli, con quella sua modulazione monotona, incessante. Ma nello scantinato avevano trovato cibo in abbondanza. I proprietari avevano pensato bene di ignorare l'avvertimento governativo di lasciare tutte le porte aperte, perché ogni edificio potesse essere disinfestato; sapevano che il cibo sarebbe stato scarso nei primi giorni, dopo che la popolazione della città sarebbe rientrata dal suo breve esilio, e che il loro negozio di generi alimentari avrebbe potuto profittare di quella scarsità. La madre e la sua nidiata si rimpinzarono di cibo, perché i piccoli sembrarono contentarsi del latte materno solo per i primi tre giorni, e cercarono ben presto un più sostanzioso nutrimento nell'abbondanza che li circondava. Crebbero rapidamente, diventando ogni giorno più grossi e robusti, mentre un pelame marrone scuro, quasi nero, cominciava già a ricoprirli. Tutti, a eccezione di uno. Sul suo corpo bianco-rosaceo erano spuntati solo pochi peli bianchi. Sembrava dominare i fratelli, che gli portavano da mangiare e lo scaldavano coi loro corpi. Una strana protuberanza cominciava a crescergli sulla larga spalla sbilenca, accanto alla testa.
