Regista, sceneggiatore, direttore artistico, animatore, vignettista,
insegnante. Anatoly Solin (1939-2014) aveva alle spalle una carriera
quarantennale eppure, nonostante ciò, di lui in rete non si trovano che poche
righe: nessuna biografia, nessuna intervista, niente di niente. Solo un breve
accenno ai suoi trascorsi artistici sulla wikipedia russa. Nemmeno oggi, a pochi
giorni dalla sua scomparsa, troviamo un granché. Solo un telegrafico comunicato
dell’agenzia Tass nel quale si mantiene il riserbo anche sulle cause della
morte.
Diciamo pure che tutto ciò non mi stupisce: Anatoly Solin
non è mai stato un personaggio facile, soprattutto in considerazione del fatto che
i suoi lavori più significativi sono stati realizzati in un’epoca in cui il suo
paese era ben attento a che nulla di ciò che accadeva oltre cortina trapelasse
in Occidente. Nemmeno opere di animazione quali "Le avventure del Barone
di Munchausen", "Due aceri", "Grazie, cicogna" e "Come
una volpe raggiunse la lepre" riuscirono mai ad avere una benché minima
visibilità. E ciò è altrettanto vero oggi, nonostante siano passati quasi
vent’anni dalla disgregazione di quella che una volta si chiamava Unione
Sovietica. Un gran peccato, davvero. Un peccato soprattutto perché Anatoly
Solin fu amato da almeno tre generazioni di bambini.
