Per affrontare per la prima volta Algernon Blackwood, uno dei maestri incontrastati della narrativa soprannaturale, ho scelto “The man whom the trees loved”, non certo la sua opera più famosa ma in qualche modo perfetta summa di alcuni dei suoi tratti più peculiari. Il genio di un Autore capace di intrigare con un racconto costruito per accumulo di piccoli avvenimenti solo all'apparenza poco significativi appare evidente dopo la lettura di questo testo: una settantina di pagine (quelle dell'edizione in inglese in mio possesso) per narrare quella che è, a tutti gli effetti, la storia di una possessione, dove però non c'è alcun bisogno di scomodare demoni o spettri di sorta.
Due anziani coniugi abitano in un cottage della campagna inglese al limitare di una foresta, un cedro solitario in fondo al loro giardino ad ergersi (non solo metaforicamente) come un guardiano tra due mondi. David e Sophia non potrebbero essere più diversi, tanto puritana e amante del focolare lei quanto progressista e amante della natura lui: passione, questa, che non solo la moglie non condivide, ma per la quale prova un'istintiva avversione. E non a torto. Già in passato David si è spinto così in là nelle sue esplorazioni della foresta tropicale da mettere a repentaglio la propria vita e compromettere la sua salute. Ma ora, man mano che la stagione avanza e l'autunno cede il posto all'inverno, quella del marito si trasforma in una vera e propria ossessione, e quel che è peggio è che è reciproca... Sollecitata da conversazioni poco convenzionali, l'attenzione della vicina foresta si desta e si focalizza su David. Portata dal vento, la voce degli alberi è un richiamo irresistibile per la mente e il cuore dell'uomo, la cui unica ragione di vita diviene il prendersi cura delle sue amate piante e passare tutto il suo tempo all'aria aperta, nella foresta. Sophia sente che una forza (volontà) schiacciante le sta sottraendo suo marito e si convince di doverlo salvare dalla perdizione, anche se non è chiaro se ad essere più in pericolo sia il corpo di David o la sua anima...

