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giovedì 11 febbraio 2021

Tales of the Black Pharaoh

Ma torniamo al punto in cui eravamo rimasti prima di interromperci. Nephren-Ka, secondo Robert Bloch, fu un sacerdote che riuscì a usurpare il trono d’Egitto. Le teorie più comuni, che pongono il suo regno in tempi quasi biblici, sostengono che fosse l'ultimo (e il più grande) sacerdote-stregone di un culto misterioso che, per un determinato periodo, trasformò la religione canonica in qualcosa di oscuro e terribile. La “storia” narra che Nephren-Ka, una volta sul trono, fece bandire tutti i culti tranne quello di un’entità abominevole chiamata Nyarlathotep. Egli reclamò sacrifici umani sempre più sanguinosi e trasformò l’Egitto nel regno del caos. Quando il popolo ne ebbe abbastanza di tali atrocità scatenò una rivolta, e il famigerato Faraone fu finalmente detronizzato. Secondo questo racconto, il nuovo sovrano e il suo popolo distrussero immediatamente tutte le vestigia dell'ex regno, demolendo tutti i templi e gli idoli di Nyarlathotep, e cacciarono i sacerdoti malvagi. Il Libro dei Morti fu quindi modificato in modo da eliminare tutti i riferimenti al Faraone Nero e ai suoi culti maledetti. Ancora una volta, qui la storia si confonde con la leggenda: secondo i più informati, il culto considerava la loro divinità come rappresentante di mostruosi uomini-bestia che avrebbero abitato la Terra in tempi primordiali.

venerdì 5 febbraio 2021

Fane of the Black Pharaoh

“Il faraone Nephren-Ka le dedicò un tempio con un cripta senza aperture, e con l'ausilio della pietra fece cose tali per cui il suo nome fu cancellato da ogni monumento e da tutti i documenti. Fra le rovine del tempio maligno, distrutto dai sacerdoti e dal nuovo faraone, esso rimase celato finché il badile d'un archeologo non lo disseppellì per la dannazione del genere umano.”. (The Haunter in the Dark, HPL, 1935) 

In chiusura del precedente articolo avevamo accennato al fatto che l’idea lovecraftiana di "Under the Pyramids" avrebbe avuto in seguito modo di influenzare gli scritti di vari autori, tra cui Robert Bloch. Non posso quindi esimermi dal citare “Fane of the Black Pharaoh” (Weird Tales, dicembre 1937), un racconto che l’autore di Psycho scrisse prelevando, in maniera abbastanza spudorata, il soggetto di "Under the Pyramids" e mescolandolo con un paio di spunti provenienti da “The Haunter in the Dark”, racconto, quest'ultimo, uscito sempre su Weird Tales nel dicembre dell’anno precedente.
Non si tratta di plagio, e su questo punto credo non ci piova, quanto dell’ennesimo omaggio all’amico-rivale che già aveva battezzato il protagonista del suo “The Haunter in the Dark” con l’inequivocabile nome di Robert Blake.

martedì 4 luglio 2017

L'eredità di Lin Carter (Pt.4)

Andiamo oggi a concludere questo lungo percorso tra le pagine di quel singolare racconto di Lin Carter intitolato "The Winfield Heritage", un racconto che a quanto pare è talmente ricco di citazioni da rendere quasi impossibile, seppur prestando la massima attenzione a ogni singola parola, non lasciarsene sfuggire qualcuna. È invece possibile, al contrario, lasciarsi prendere la mano dall'euforia, e trovare citazioni anche laddove non ce ne sono, o dove sono solo involontarie. Lo stesso titolo del racconto potrebbe infatti richiamare il nome di battesimo del padre di HPL, che, come sappiamo, era proprio Winfield (Scott Lovecraft), scomparso prematuramente quando il nostro aveva solo otto anni. Ci sono però ancora delle importanti citazioni pseudobibliche che vale la pena menzionare; e queste non sono certamente da attribuire al caso. 
Eravamo alle prese, come ricorderete se avete letto le parti precedenti (qui, qui e qui), con la perlustrazione della biblioteca appena ereditata dal nonno da parte del protagonista Winfield Phillips (abbiamo già detto che "Phillips" era il cognome della madre di HPL?).

venerdì 30 giugno 2017

L'eredità di Lin Carter (Pt.3)

Ritorno oggi a occuparmi della montagna di citazioni pseudobibliche presenti nel breve racconto "The Winfield Heritance" di Lin Carter con la certezza che, ancora una volta, sarò costretto a rimandare la conclusione di questo articolo. Se vi siete persi l'inizio, vi raccomando di passare prima qui e poi qui. Volendo essere pignoli, ci sarebbero in realtà altri trenta post precedenti a questo, tutti catalogati sotto l'etichetta Yellow Mythos, che non sarebbe fuori luogo recuperare... ma capisco che l'eventuale impresa di un recupero totale sfiori ormai il titanico.
Eravamo comunque rimasti al punto in cui il nostro protagonista fa il suo ingresso nella biblioteca appena ereditata. A portata di sguardo ci sono numerosi volumi di autori classici e, sopra la porta d'ingresso, un dipinto il cui contenuto lascia già intuire la presenza, chissà dove, di testi ben più interessanti. Uno sguardo più attento porta infatti alla luce una seconda fila di libri nascosta dietro quella in primo piano. Niente di così misterioso, ci sarebbe da commentare. Trovatemi qualcuno che non si sia ridotto a sistemare i propri libri in doppia fila...
La seconda fila di libri del vecchio zio materno di Winfield è tuttavia cento volte più interessante di qualsiasi seconda fila noi possiamo avere nelle nostre case. Se noi siamo soliti nascondere alla vista i titoli più scrausi, quelli di cui più ci vergogniamo, i libri del vecchio Hiram Stokely erano al contrario i più rari e interessanti (fatto singolare per un collezionista, che si suppone debba tenere parecchio all'esibizione della sua raccolta).
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