Visualizzazione post con etichetta Ambrose Bierce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambrose Bierce. Mostra tutti i post

lunedì 27 settembre 2021

Haïta il pastore

La sua vita trascorreva così, ogni giorno identico all'altro, tranne quando la tempesta dava sfogo all'ira di una divinità offesa. Allora Haïta si rifugiava nella sua grotta e, col viso tra le mani, pregava affinché solo lui venisse punito per i suoi peccati e il resto del mondo fosse risparmiato dalla distruzione. Talvolta, quando diluviava e il ruscello usciva dagli argini, costringendolo a spingere il gregge terrorizzato verso la alture, intercedeva presso gli dèi per gli abitanti delle città, che, come gli era stato detto, vivevano nella pianura, al di là delle due colline azzurre che costituivano l'ingresso della sua valle. «Ok Hastur», sei stato molto premuroso" invocava Haïta «nel porre le montagne così vicino alla mia grotta e al mio ovile, in modo tale che io e il mio gregge possiamo sfuggire alla collera dei torrenti; ma devi salvare anche il resto del mondo con mezzi a me ignoti, o altrimenti non ti adorerò più». (Ambrose Bierce, Haïta the Shepherd).

In questo lungo percorso che stiamo compiendo alla ricerca di una risposta sulla vera essenza del Re in Giallo e della perduta Carcosa, c'è un particolare a cui abbiamo accennato vagamente ma che mai abbiamo veramente approfondito, e di ciò mi sono ricordato scrivendo il precedente articolo. Oggi è quindi il caso di rimediare e fare un deciso passo indietro fino alle origini dei Mythos, ovvero fino ad uno dei primissimi racconti che, cronologicamente parlando, Ambrose Bierce consegnò a noi appassionati. 

domenica 5 aprile 2020

Spettri di frontiera

Alcuni di voi - solo pochi, lo confesso - credono nell'immortalità dell'anima e in apparizioni che non avete l'onestà di chiamare fantasmi. Non mi spingerò oltre alla convinzione secondo la quale i vivi, a volte, vengono visti dove non si trovano, ma si sono trovati; dove hanno vissuto così a lungo, forse così intensamente, da aver lasciato la propria impronta su tutto ciò che avevano attorno. So, infatti, che il proprio ambiente può essere così influenzato dalla propria personalità da trasmettere, molto tempo dopo, un'immagine di sé all'altrui sguardo. ("A diagnosis of death", Ambrose Bierce).
Dal punto di vista scientifico i fantasmi sono considerati possibili manifestazioni di energie elettromagnetiche generate dalla mente umana. Tutto dentro di noi, in poche parole. Altro che anime dei morti. 
Il termine che in genere la scienza utilizza per definire tali fenomeni è, molto banalmente, "allucinazione", ma, se ci riflettere un istante, anche ad un profano esso appare eccessivamente semplicistico, finendo per relegare qualsiasi fenomeno al campo della psichiatria (che non è altro che un confortevole tappeto sotto il quale nascondiamo la polvere). La macchina umana è infatti talmente complessa che qualsiasi diverso tentativo di catalogare ciò che non è verificabile sperimentalmente finisce per cozzare con l'evidenza dei nostri limiti.

venerdì 2 novembre 2018

Il Re in Giallo rivelato (Pt.2)

"...il torvo Byakhee, dalle ali di pipistrello, venne dalle rive nuvolose del lago Hali, il pelo nero, il becco di ferro e gli occhi dell'inferno. Quando gli montammo a cavallo, la bestia spiegò le sue ali enormi e possenti. Attraverso mari oscuri e sconfinati abbiamo volato. Oltre le Iadi abbiamo raggiunto quel luogo mitico e desolato, proibito agli uomini e aborrito dagli dei: Carcosa, dove il grande Hastur è il Signore." (Lin Carter, Litany to Hastur).

Solo qualche giorno fa ci siamo posti la questione di come poter definire originale un'opera che si ispira esplicitamente a un'altra.  Nel tempo, all'interno di questo lungo speciale dedicato ai "miti in giallo" ci siamo imbattuti in una lunghissima serie di "originali", che si sono mantenuti tali fino a che non abbiamo scoperto qualcosa di ancora più "originale".
Ricordate il giorno in cui abbiamo scovato una citazione del "King in Yellow" nelle pagine di uno dei più famosi romanzi di Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray, 1890), di cinque anni antecedente l'omonima antologia di Chambers? Già a quei tempi avevamo iniziato a comprendere che quello che tutti ritenevamo essere l'originale... beh, non lo era affatto. E avevamo compreso che anche il tanto idolatrato Necronomicon di Lovecraft, testo fittizio ricalcato dal Re in Giallo, era tutt'altro che originale.

mercoledì 18 settembre 2013

Un cittadino di Carcosa

Esistono diversi tipi di morte: in alcuni il corpo rimane, in altri svanisce insieme allo spirito. Questo di solito succede in solitudine (tale è il volere di Dio) e, non vedendo la fine, diciamo che l’uomo si è perso, o è partito per un lungo viaggio, come infatti avvenne; ma qualche volta può accadere in vista di molti, come mostra un’ampia testimonianza al riguardo. In un tipo di morte, anche lo spirito muore, e questo può accadere mentre il corpo rimane vigoroso per molti anni. Talora, come è veridicamente attestato, lo spirito muore insieme al corpo, ma dopo un certo tempo risorge nuovamente in quel luogo  in cui il corpo si è putrefatto. (The Secret Book of Hali)
Con queste parole si apre il sipario su “Un cittadino di Carcosa”, il racconto forse più caratteristico della vasta produzione di Ambrose Bierce, giornalista e scrittore statunitense, con il quale inizieremo un lungo percorso che ci porterà (come anticipato qui qualche giorno fa) a scoprire una mitologia ormai quasi dimenticata. Una mitologia che ha anticipato di un paio di decenni (e palesemente ispirato) quella, ben più nota, partorita dalla penna di Howard Phillips Lovecraft.

giovedì 29 agosto 2013

La perduta Carcosa

Lungo la spiaggia onde di nubi si frangono, i Soli gemelli s’affondano nel lago, le ombre si allungano in Carcosa. Strana è la notte in cui sorgono stelle nere e strane lune ruotano nei cieli. Ma ancora più strana è la perduta Carcosa. Canzoni che le iadi canteranno, là dove s’agitano i cenci del Re, muoiono inascoltate nell’oscura Carcosa. Canto dell’anima mia, la mia voce è spenta. Anche tu muori, mai nato, come una lacrima mai pianta s’asciuga e muore nella perduta Carcosa.
Sono trascorsi ormai oltre cent’anni dal giorno in cui il nome di Carcosa è riemerso dall’oblio. Carcosa, la città dimenticata, la città sulle rive dal lago Hali, il lago dove si riflettono i Soli gemelli, dove la notte è rischiarata da strane lune e il cielo è punteggiato da stelle nere. Mari d’inchiostro sono stati versati, fino ad oggi inutilmente, per svelarne i misteri. Giorni e notti sono trascorsi nella vana ricerca della perduta Carcosa. Notti e giorni sono stati spesi nel vano tentativo di incrociare una parola, una frase rivelatrice, di scovare la pagina che si nasconde nella vasta letteratura che è giunta fino a noi.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...