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mercoledì 13 febbraio 2019

Oscuro Prossimo Venturo

Racconti di fantascienza. Sì, ma che cos'è la fantascienza? Bella domanda. Una domanda a cui nemmeno io, che di fantascienza ne ho letta tanta, saprei dare una risposta compiuta. Questa raccolta di racconti, la cui copertina campeggia qui a lato, è davvero fantascienza come lascerebbe intendere il sottotitolo? Beh, diciamo che se state cercando quel genere un po' alla Star Trek, dove prevalgono viaggi interstellari e battaglie spaziali, allora non è certamente "Oscuro Prossimo Venturo" il libro che fa per voi. Non è nemmeno, per quanto ne sappia, quel glorioso genere nel quale la precisione scientifica precede quella letteraria: alcuni passaggi richiedono infatti, in tutta onestà, una buona dose di sospensione dell'incredulità per essere digeriti. Diciamo che questa è più una fantascienza interiore, se mi passate questo termine appena coniato. Un tempo, negli anni Sessanta, cose di questo genere le chiamavano "fantascienza sociologica", che non ho mai capito dove iniziasse e dove finisse, ma è un termine che mi è sempre piaciuto e me lo faccio andar bene appena posso. E oggi posso. Anche perché quale migliore occasione per tirare in ballo analogie con quel classicone di Ray Bradbury nel quale ci si trastullava a bruciare libri? Spero non me ne voglia nessuno se butto lì un paragone tra uno dei più acclamati autori statunitensi e uno scrittore romano contemporaneo, ma quando mi capita di farmi trasportare in agghiaccianti distopie, è a Bradbury che la mia mente va puntualmente a parare.

domenica 24 agosto 2014

L'uomo che restò solo sulla terra

Avete notato che dei romanzi si riporta sempre l'incipit, molto spesso degli estratti e quasi mai la fine? Certamente questo ha a che fare col fatto che, in qualche maniera, riportare il finale di un libro rischia di rovinare la sorpresa a chi dopo di noi volesse cimentarsi con la sua lettura; se sono molte le storie che non riservano un colpo di scena proprio all'ultima pagina, che magari hanno già svelato le proprie carte strada facendo, che addirittura cominciano dalla conclusione per poi raccontarne l'antefatto, è vero però che le ultime parole di uno scritto spesso, anche sottilmente, ne contengono il senso più profondo. Non una rivelazione, no, ma un pensiero che aiuta a quadrare il cerchio, che offre una chiave di lettura a volte inedita, che tradisce i sentimenti dell'autore o ne è la summa. Il mio dilemma, dunque, nel parlare di “L'uomo che restò solo sulla terra” era profondo: citare o non citare le parole che chiudono il racconto, e che costituiscono il vero testamento morale del personaggio di Sam Magruder? Ho scelto una via di mezzo: ne citerò solo una parte, lasciandovi il piacere, se lo desiderate, di recuperare il romanzo e leggere il resto da voi.

giovedì 17 gennaio 2013

Sentinella

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Con questa frase immortale comincia “La sentinella” (Sentry) dello statunitense Frederic William Brown, del 1954, annoverata di diritto tra i classici della fantascienza e come tale apparsa in numerose antologie, e non solo di fantascienza: ricordo che a scuola me la ritrovai citata in quella di letteratura, e l’insegnante ce la additò come esempio di uso della ripetizione. Fu per l’appunto lì che la lessi per la prima volta, senza mai più dimenticarla.
Eh, sì, all’epoca gli insegnanti ce la mettevano tutta per insegnarti a scrivere - chissà se è ancora così - ed avevano una vera fissa per le più svariate tecniche di scrittura. Ma anche se non ci avessero pensato loro a farmela notare, avrei percepito lo stesso la potenza espressiva di tutte quelle “e”… e penso che provai anche ad imitare lo stile di quella frase, una volta o due. 
“La sentinella” è il racconto in prima persona di un soldato impegnato in una non meglio specificata guerra interplanetaria contro una razza aliena. Questo soldato senza nome, mentre è in trincea pungolato amaramente dalla nostalgia di casa e dall’angoscia per le privazioni della guerra (per parafrasare l’autore direi che la guerra è sporca e crudele e terribile), vede un nemico avvicinarsi, gli spara e lo uccide, poi lo osserva con ribrezzo. È solo allora che la realtà ci viene svelata, con un colpo di scena che ribalta completamente la percezione di quanto abbiamo appena letto: ma per allora saremo già caduti nella trappola tesa dall’autore, quella del pregiudizio.

lunedì 22 ottobre 2012

Straker è tornato

La notizia sta rimbalzando come una trottola attraverso la rete. Una delle serie televisive di fantascienza più amate di tutti i tempi sta tornando alla luce sotto forma di uno speciale che i fantastici ragazzi della redazione de "Il futuro è tornato" hanno deciso di proporre a partire da domani, 23 ottobre, per un'intera settimana. Potevo io esimermi dall'amplificare il tam-tam? Certo che no, per cui eccomi qui.... e mi perdoneranno tutti coloro che sono stati già bombardati dalla stessa notizia nelle ultime ore. D'altra parte l'evento non è assolutamente cosa da poco: stiamo per reimmergerci nelle incredibili atmosfere di UFO! Chi era un bambino negli anni Settanta avrà modo di tornare ad emozionarsi, sentendo pronunciare nuovamente  nomi allora familiari come quelli del comandante John Straker o del colonnello Paul Foster, oppure sentendo nuovamente citare gli avveniristici mezzi con i quali la SHADO (Supreme Headquarters Alien Defence Organisation) cercava di far fronte alla minaccia aliena: gli Interceptors, gli SkyDivers, la ShadoMobile... Per chi invece negli anni Settanta non c'era ancora, beh, ecco servita la migliore occasione per scoprire un mondo che ha fatto sognare un'intera generazione.

giovedì 5 luglio 2012

Il futuro ha inizio

Il futuro ha inizio oggi. Anzi, è iniziato stamattina alle sette in punto, proprio mentre addentavo il mio abituale saccottino al cioccolato. Le notizie del TG in sottofondo non riuscivano a distrarre la mia attenzione dallo schermo dello smartphone. Nemmeno potevano fare meglio le mie due piagnucolanti gatte, la Dori e la Piera, che disperatamente stavano cercando di attirare la mia attenzione sulle loro ciotole malinconicamente vuote. "Cosa è successo stamattina alle sette?" vi chiederete voi, miei piccoli lettori... Ve lo spiegherò tra poco, ma prima dovrete pazientare un attimo, perché ho intenzione di prenderla da mooolto lontano. Quando mia nonna era incinta di mia madre.... ehm, no, non da così lontano, forse è il caso di stringere un attimino i tempi... Mettiamola così: quello che vedete in questo blog, voi pochi ma buoni che mi seguite fedelmente, ma anche voi visitatori occasionali che capitate qui per caso e ve la date a gambe levate, schifati e/o terrorizzati dalla pagina che vi si è aperta nel browser, è solo la fotografia del sottoscritto così come è oggi. In questo blog trovate un campionario di quelli che sono i miei principali interessi: il cinema innanzitutto, la letteratura, con qualche pennellata di horror, di mistero, di gotico e di tanto altro ancora.

domenica 14 agosto 2011

Mushroom People

Sette persone, a bordo di una barca a vela, raggiungono un'isola sconosciuta dopo una tempesta. L'equipaggio è composto dal professor Murai, dalla sua ragazza Akiko, dall'uomo d'affari Kasai e dalla fidanzata Mami, da un esperto velista, Sakura, dallo scrittore Yoshida e da un marinaio. Una tempesta danneggia l’imbarcazione e la sospinge su un’isola deserta: alla ricerca di cibo, i sette naufraghi scoprono il relitto di una nave. Non c’è però traccia dell’equipaggio originario. Spinti presto dall’impulso della fame, i naufraghi scendono a terra e scoprono nel folto della foresta delle inquietanti distese di funghi (della specie “Matango”, come si scoprirà). Una delle donne del gruppo assaggia il frutto del sottobosco e, trasformatasi a sua volta in una mostruosa creatura fungoide, come una novella Eva cercherà di attirare nella medesima trappola gli altri compagni.

Questo in breve è il plot di “Matango” (マタンゴ), film del 1963 conosciuto anche con il geniale titolo di “The Attack of Mushroom People”. La sceneggiatura, scritta da Takeshi Kimura, è ispirata ad un racconto breve del 1907 scritto da William Hope Hodgson, un vero classico della fantascienza dal titolo “La voce nella notte” (The voice in the night).

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