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sabato 25 aprile 2020

Look Back In Anger (Pt.3)

Lucifer Rising (1972)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Il suo lavoro più controverso e uno dei meno apprezzati resta però Lucifer Rising non tanto (o non solo) per il tema, che per Anger non era nuovo, quanto per il contributo di Bobby Beausoleil. La genesi del film fu molto lunga e vale la pena raccontarla, perché è molto interessante: Anger cominciò a lavorarci già attorno al 1966 e scelse il giovane e allora sconosciuto Beausoleil per interpretare Lucifero e per realizzare la colonna sonora, ma la collaborazione si interruppe quando Anger lo accusò di aver sottratto gran parte del materiale girato fino ad allora quando lo aveva mollato per unirsi a Charles Manson
Beausoleil ha sempre respinto l’addebito, affermando invece che Anger aveva finito i soldi prima di terminare il film e si era inventato questa scusa per non doverlo spiegare ai propri finanziatori. Parte del girato superstite venne poi utilizzato per montare il successivo film di Anger, "Invocation of my demon brother".

giovedì 28 febbraio 2013

Il dilemma di Benedetto XVI

È questo un periodo di grandi cambiamenti: il mondo del lavoro si basa su regole diverse da quelle di appena pochi anni fa, la gente sta perdendo l’ottimismo, ci guardiamo ormai l’un l’altro con sospetto; cerchiamo di risparmiare, non andiamo più in vacanza, passiamo i Capodanni in casa. Stiamo seriamente pensando di cominciare a nascondere i nostri risparmi sotto il materasso visto che le banche, oggi più che mai, cercano di rimanere a galla giocando sporco con la vita dei propri correntisti. Senza parlare del clima, della natura impazzita con i suoi terremoti, i suoi tsunami, i suoi tornadi. Anche i meteoriti hanno fatto la loro parte, ricordandoci quanto siamo piccoli e insignificanti. Anche in questo piccolo miserabile paese avremo presto un nuovo Presidente della Repubblica e un nuovo (si fa per dire) Capo del Governo. In questo scenario poteva forse mancare un cambiamento epocale ai vertici della Chiesa Cattolica? Certo che no. E non sto parlando del solito avvicendarsi di un Papa, come avviene naturalmente quelle 5 o 6 volte in un secolo, no, questa volta il Vaticano si trova ad affrontare una situazione che mai era capitata nella sua storia recente: il dilemma di un Papa. La notizia ha fatto il giro del mondo in pochi istanti. Milioni di persone incredule hanno ascoltato le parole di un Papa stanco, e subito si è messa in moto quella fantastica macchina che fa tanto la gioia di noi blogger, che ci divertiamo a sguazzare in leggende e misteri: la “macchina della profezia”. Senza scomodare Nanni Moretti, che solo un paio di anni fa aveva anticipato tutto e tutti con il suo “Habemus Papam”, vorrei spendere due parole, ma giusto due, per ricordarvi la profezia di Malachia:  la Chiesa, si dice, è destinata a finire sotto il regno del secondo Pietro e, fatto da non sottovalutare, l’ultimo Papa dovrebbe essere proprio il successore di quello attuale. Non ve la faccio lunga perché ne hanno parlato in molti ultimamente, tra cui la mia vicina di blog Pensiero Spensierato a cui vi rimando per ulteriori dettagli. Quello di cui si è parlato poco, o non si è parlato affatto, è della “profezia” che fece un certo “Herbie” Brennan sul finire degli anni Settanta: egli ebbe la visione di un futuro papa Benedetto XVI alle prese con un dilemma epocale, e ne scrisse in un racconto distopico pubblicato in Italia da Mondadori nella gloriosa collana “Urania”.

venerdì 19 ottobre 2012

Holocaust 2000

Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L'adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello immolato. Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.  Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. 
Era il 1977 quando il regista romano Alberto De Martino fece uscire nelle sale la sua personalissima visione dell’olocausto. Di quale olocausto stiamo parlando? Ma di quello nucleare, naturalmente. Alla fine degli anni Settanta (giusto per inserire il tutto in un minimo di contesto storico) il mondo era particolarmente attento al nucleare: la crisi energetica del 1973 aveva portato l’Occidente alla ricerca di nuove fonti di energia alternative al petrolio, come il gas naturale e l'energia atomica, per cercare di limitare l'uso del greggio e quindi anche la dipendenza energetica dai Paesi appartenenti all'Opec. Il concetto di energia atomica non poteva però non richiamare, agli occhi dell’opinione pubblica, l’immagine delle bombe sul Giappone e dei test nucleari compiuti nell’immediato dopoguerra presso l'atollo di Bikini, nelle isole Marshall. È in questo contesto che si inserisce Holocaust 2000, capostipite di un filone cinematografico anti-nucleare che raggiungerà il suo culmine due anni dopo con il masterpiece Sindrome cinese (The China Syndrome) di James Bridges, con Jane Fonda, Jack Lemmon e un giovanissimo Michael Douglas. 

mercoledì 4 luglio 2012

Ave, Cesare!

Tiranno, pazzo, uxoricida, assassino… questi sono solo alcuni degli appellativi con cui Nerone, imperatore di Roma dall’anno 54 al 68, è universalmente conosciuto. Ma si tratta di verità, oppure la sua figura fu così complessa che soltanto un’analisi di quanto nascosto tra le pieghe della storia ce la può rivelare appieno? Io personalmente propenderei per questa seconda ipotesi.

Cominciamo dai fatti più noti. Sappiamo che Lucio Domizio Enobarbo, ovvero Nerone, nacque ad Anzio il 15 dicembre 37 da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo, e che fu il quinto ed ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia. Suo padre apparteneva ad una famiglia di nobiltà “plebea", cioè recente, mentre la madre era di ben più nobile lignaggio in quanto non solo era figlia di Germanico, il condottiero nipote di Marco Antonio, Agrippa e Augusto, ma anche sorella dell'imperatore Caligola e nipote di Claudio.
Agrippina era una donna ambiziosa che per la sua sete di potere congiurò addirittura contro Caligola. Durante il suo periodo di esilio nell'arcipelago Pontino cominciato nel 39, durante il quale Nerone visse con la zia Domizia Lepida, Caligola venne assassinato. Era il 41 e Nerone aveva ormai quattro anni: Agrippina ritornò a Roma, affidò il figlio a due precettori greci e sposò suo zio, l'imperatore Claudio. In seguito ottenne dal marito la revoca dell'esilio del filosofo Seneca, che volle come nuovo precettore del figlio, e inoltre, gelosa dell’affetto che Nerone provava per la zia Domizia Lepida, la fece accusare di complotto contro l'imperatore, come si usava all’epoca, e condannare a morte.
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